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Iran: bassa affluenza alla elezioni, si affermano i conservatori

L’affluenza alle elezioni parlamentari iraniane registra il record storico negativo dalla rivoluzione del 1979, attestandosi al 42,6% degli aventi diritto.

La frangia più intransigente, i cosidetti “falchi”, dovrebbero avere la meglio nella prima elezione dalla reintroduzione delle sanzioni USA e sebbene lo spoglio sia ancora in atto in gran parte del paese, i conservatori avrebbero già abbastanza seggi per ottenere la maggioranza dei 290 seggi del Parlamento.

I vertici politici del regime, inclusa la Guida Suprema Khamenei, hanno imputato la colpa dell’affluenza bassa ai “nemici dell’Iran” che avrebbero “fatto esagerazioni, mettendo in atto una propaganda negativa sul coronavirus nel paese dissuadendo gli elettori Iraniani dal recarsi alle urne”.

Il paese al momento registra 43 casi confermati e 8 morti.

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Bernie Sanders vince le primarie dem in Nevada

Dopo le vittoria di misura in Iowa e New Hampshire, il senatore 78enne Bernie Sanders ha sbancato stanotte nelle primarie democratiche in Nevada dove, quando lo scrutinio è ancora in corso ma già oltre il 50% dei voti scrutinati, si attesta ben oltre il 46% dei voti.

«Abbiamo messo insieme una coalizione multigenerazionale e multietnica che non ci ha fatto soltanto vincere in Nevada, ma che travolgerà il paese» ha affermato Sanders, contento, oltre che del risulato ottenuto, anche della distribuzione etnica del suo elettorato.

Il senatore del Vermont ha infatti sfondato fra gli ispanici dove ha ottenuto, secondo le prime analisi, oltre il 66% delle preferenze, ed è riuscito finalmente a far breccia (1/3 lo ha scelto) fra gli afroamericani, un elettorato che non ha mai puntato finora più di tanto su Sanders.

In Nevada hanno occupato poi la seconda posizione e la terza rispettivamente Joe Biden, col 19,2%, e Pete Buttigieg, con il 15,4%.

Il prossimo appuntamentamento con le primarie democratiche è adesso fissato al 29 febbraio in South Carolina mentre il 3 marzo ci sarà il poi il “Super Tuesday”, quando si pronunceranno 14 Stati, compresi California e Texas. In quell’occasione sarà in lizza anche Michael Bloomberg.

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Togo, il Presidente uscente Gnassingbe verso la rielezione

Chiuse le urne ieri nella Repubblica Togolese per le elezioni presidenziali, il paese guidato da oltre 50 anni dalla “dinastia” dei Gnassingbe potrebbe rivedere eletto il Presidente uscente Faure Gnassingbe al potere da 15 anni e succeduto al padre Eyadema, che prese il potere con un colpo di stato nel lontano 1967.

Gnassingbe ha affrontato un’opposizione frammentata composta da 5 candidati che secondo gli analisti locali sono troppo deboli per poter impensierire il Presidente, che negli ultimi 15 anni ha soffocato con la violenza le uniche ondate di reale opposizione politica e di piazza.

Precedentemente a questa elezione, sono state approvate una serie di riforme costituzionali, tra le quali il limite di due mandati presidenziali. Tuttavia tale limite non è retroattivo, il che per Gnassingbe potrebbe rappresentare due ulteriori mandati come Presidente del paese.