httpscdni.rt_.comfiles2020.02xxl5e55d055203027243e76619c

Texas, corsa a due fra Sanders e Biden con l’incognita Bloomberg

Il Texas è uno dei 15 Stati americani che andrà al voto nell’appuntamento del Super Tuesday, il 3 marzo, quando più del 30% degli elettori americani sceglierà il candidato che si opporrà al Presidente Trump per la corsa alla Casa Bianca.

Con i suoi 228 delegati vincolati da assegnare, il Texas è uno degli stati di maggior interesse in queste primarie e, tra qualche mese, nelle elezioni generali: solitamente infatti questo Stato viene reputato fortemente conservatore, ma negli ultimi anni qualcosa sta cambiando.

Nel 2016 la democratica Hilary Clinton perse contro Trump con un margine percentuale di 43 a 52 (per fare un paragone, Obama nel 2012 perse contro Romney lo Stato della Stella Solitaria con un margine di 41 a 57), e contemporaneamente il candidato senatore democratico Beto O’Rourke tenne tutta la notte il rivale Ted Cruz con il fiato sospeso, perdendo con il risultato di 50,9% a 48,3%.

Cambia la popolazione, cambia il Texas?

Tra le principali cause di questo assottigliamento tra il margine di voti repubblicani e democratici bisogna tenere conto soprattutto del quadro demografico dello Stato. Il Texas è il secondo Stato più esteso degli Stati Uniti subito dopo l’Alaska, ma fino a poco tempo fa non accompagnava la sua estensione con un’altrettanto larga densità di popolazione.

Negli ultimi dieci anni, invece, il tasso di crescita della popolazione texana ha doppiato la media nazionale arrivando a quasi 30.000.000 di abitanti. Se si analizza più a fondo la demografia statale, si nota poi che tre delle dieci città più popolose degli Stati Uniti si trovano qui: Houston, con 2.313 milioni di abitanti seguita da San Antonio con 1.493 milioni di abitanti e Dallas, ferma a 1.341 milioni di abitanti.

Poiché il Texas è territorio di confine con il Messico, la popolazione ispanica (almeno quella legale) è cresciuta a dismisura fino a contendersi il primato con quella bianca (entrambe hanno un tasso del circa 40%) mentre la popolazione afro-americana si attesta sul 12% e quella asiatica, infine, è ferma al 5%.

In sostanza, la parte di popolazione che un tempo rappresentava lo zoccolo duro del partito repubblicano in queste zone si è progressivamente ridotta nel tempo, diventando minoranza rispetto alle altre divisioni etniche (60% di non-bianchi, contro il 40% di bianchi). Questo dato è stato ampiamente adottato dal partito democratico negli ultimi anni: basti pensare alla campagna elettorale che Beto O’Rourke portò avanti nel 2016, attraverso la ricerca del voto delle minoranze, che lo portò anche a farsi chiamare pubblicamente Beto anziché Robert.

Un’ economia sempre più diversificata

La crescita demografica del Texas è ovviamente il risultato della grande impennata economica dello Stato nell’ultimo decennio. Da quando, nel secolo scorso, il Texas ha cominciato a sfruttare le immense riserve petrolifere e di minerali nel proprio sottosuolo, i texani hanno saputo guardare oltre e diversificare i propri investimenti, anche a causa dei frequenti shock del prezzo che caratterizzano il settore petrolifero.

Oggi il prodotto Interno Lordo dello Stato è paragonabile a quello del Canada, Paese con il quale tra l’altro scambia risorse e capitale sociale, oltre al Messico. Dei quasi 300 aeroporti texani, ben più di 20 sono destinati al commercio ed al turismo. Il potere d’acquisto è superiore alla media nazionale e l’età media è di 34 anni.

Le zone di Houston e Austin possono vantare su un grande hub tecnologico che fornisce lavoro ed è in grado di competere con la Silicon Valley nei settori dell’ingegneria.

Bloomberg ha aiutato Sanders nel recupero su Biden

In Texas la scelta del candidato democratico che sfiderà Trump per la presidenza è affidata al sistema delle primarie aperte, nelle quali possono votare tutti gli elettori, indipendentemente dall’iscrizione di partito.

 

Sanders guida al momento la corsa nella maggior parte dei sondaggi: FiveThirtyEight gli assegna i 24,9% delle preferenze, seguito a ruota dall’ex vicepresidente Joe Biden con il 19,9% dei consensi.

Si preannuncia una corsa a due anche secondo RealClearPolitics, che vede Sanders in testa con il 22,3% dei voti seguito sempre da Biden con il 20,7%.

In entrambi i casi, è stato decisivo l’avvento del miliardario ed ex Sindaco di New York Mike Bloomberg, il quale entrerà nella competizione effettivamente a partire dal Super Tuesday, anche se la sua presenza nella sfida alla nomination si fa sentire già da diverso tempo: i sondaggi sul Texas nel corso degli scorsi mesi davano Joe Biden in netto vantaggio su Sanders, con il 30% dei consensi, ma la campagna di Bloomberg sta riuscendo a far convergere su di sé i voti della base moderata (complice anche un bruttissimo inizio di Biden in Iowa e New Hampshire), risucchiandoli dall’ex vicepresidente e non dal senatore del Vermont.

Dietro ai tre giganti, si nota Elizabeth Warren ferma al 15% dei consensi. Fino a ieri seguita da Pete Buttigieg, candidato ex Sindaco di South Bend che è partito benissimo (Vittoria in Iowa, secondo posto in New Hampshire) ma che poi non è riuscito a trovare lo spazio (o i soldi?) necessario ad una campagna giovane e moderna come la sua.

Non è ancora chiaro quale candidato beneficerà del movimento ormai sciolto del candidato outsider, anche se diverse analisi suggeriscono che i suoi voti potrebbero confluire nella campagna di Biden, e in ogni caso difficilmente arriverebbero a Sanders o a Elizabeth Warren, candidati su posizioni in netta controtendenza rispetto a quelle di Mayor Pete.

Al momento, hanno votato con il sistema dell’early voting solamente 614.351 persone, corrispondenti all’incirca al 4% della popolazione.

Il sistema delle primarie aperte può portare anche a clamorosi colpi di scena: i repubblicani, infatti, potendo votare per la nomination democratica, potrebbero decidere di recarsi ai seggi per favorire i candidati più deboli e contribuire a mandare in crisi ancora di più queste primarie, le più partecipate (passivamente) della storia.

 

klobu

Primarie Dem in Minnesota: Sanders e Klobuchar avanti

Nel Super Tuesday in programma martedì 3 marzo il Minnesota sarà uno dei 15 Stati a votare contemporaneamente per le Primarie del Partito Democratico americano.

Situato nel Nord-Est degli Stati Uniti, lo Stato della Stella del Nord, chiamato così in ragione della sua posizione geografica che lo rende lo stato più settentrionale degli Usa dopo l’Alaska, ha dato i natali alla senatrice Amy Klobuchar, attualmente in corsa per la nomination democratica.

Il quadro demografico

La popolazione dello Stato dei 10.000 laghi si attesta sui 5.700.6771 abitanti, il che lo rende il 21esimo stato più popolato degli Stati Uniti. Lo Stato ha continuato ad espandersi in maniera esponenziale in termini di popolazione, guadagnando un milione di abitanti dall’inizio del secolo.

La popolazione è prevalentemente bianca (83.3%), gli afro-americani rappresentano solamente il 6.19% degli abitanti mentre tutte le altre etnie si contendono spicchi ancora più piccoli, tra il 2% e il 4%.

La capitale dello Stato è Saint Paul, la seconda città più popolosa con 307.695 abitanti, mentre Minneapolis detiene il primato con 425.403 abitanti.

L’età media di 37.9 anni è leggermente più alta rispetto alla media nazionale, e segna le difficoltà che lo Stato affronta da almeno due decenni nel ricambio generazionale che in molti altri Stati è più rapido: in Minnesota infatti la popolazione adulta è costituita da 4.235.751 persone, divise più o meno equamente fra donne e uomini.

Un’economia molto diversificata

Il Minnesota è il 19esimo Stato più ricco dell’Unione, con un Prodotto Interno Lordo che viene stimato in più o meno 351 miliardi di dollari: per fare un paragone, è sostanzialmente assimilabile al PIL della Malesia.

La ragione della ricchezza di questo Stato deriva da una profonda diversificazione della sua economia: gli ambiti più produttivi spaziano infatti dalla manifattura che comprende i computer, il metallo e il commercio di cibo al dettaglio, ai servizi di assistenza sociale e della sanità, passando per la ristorazione e i soggiorni turistici.

Il Minnesota è uno dei maggiori importatori di Barbabietole da zucchero, mais e piselli degli Stati Uniti, e le aziende che operano nel campo dell’High-Tech stanno conoscendo una crescita esponenziale dei commerci anche al di fuori dei confini dell’Unione.

Il tasso di povertà dello Stato è molto basso e si attesta sul 10.13%, distribuito equamente fra donne e uomini, con un leggero sbilanciamento in favore delle prime. Se si guarda nel dettaglio, il tasso di povertà è maggiore, come d’altronde in quasi tutti i territori americani, fra la popolazione afro-americana e quella ispanica, mentre la popolazione bianca fa registrare un tasso di povertà veramente molto basso, meno del 5%.

Sondaggi: Klobuchar gioca in casa, ma è Sanders il candidato da battere

La corsa per accaparrarsi i 75 delegati del Minnesota è sostanzialmente un testa a testa fra la padrona di casa, Klobuchar, e Bernie Sanders. Entrambi vengono rilevati da sondaggi in testa con il 25% dei voti, anche se diversi sondaggi svolti negli ultimi giorni vedono un leggero recupero della Senatrice democratica, che avrebbe allungato su Sanders di 3 punti.

Elizabeth Warren si ferma al terzo posto costeggiando la soglia di sbarramento del 15%, mentre Joe Biden, nelle ultime rilevazione, non sembra aver avuto un balzo in avanti dopo la vittoria schiacciante in South Carolina, fermandosi al 9%.

Tuttavia, dopo l’annuncio del ritiro di Pete Buttigieg la base elettorale moderata di Biden potrebbe estendersi ulteriormente facendolo balzare al terzo posto recuperando i voti di Bloomberg, che al momento rappresenta un grande problema per l’ex vicepresidente di Obama in molti Stati fortemente favorevoli a Sanders, ma dove Biden non riesce ad attrarre consensi considerevoli.

Il sistema delle primarie aperte del Minnesota potrebbe comunque portare acqua al mulino di Biden, in forte ascesa dopo il voto in South Carolina e il ritiro da parte di Mayor Peteper poter votare nello Stato infatti non servono liste di iscrizione ai partiti, e molti democratici moderati potrebbero decidere di andare a votare rinvigoriti dai fortunati colpi messi a segno dalla campagna di Sleepy Joe negli ultimi giorni.

guyana-vote-election-740

Guyana, al voto per il rinnovo dell’Assemblea nazionale

Sono in corso le elezioni legislative in Guayana per eleggere i 65 membri dell’Assemblea Nazionale.

Le elezioni nello stato sudamericano sono state fissate al 2 Marzo dopo una battaglia legale, tra governo ed opposizione, a colpi di sentenze opposte andate avanti per tutto il 2019.

Il governo di Granger, Presidente uscente, aveva infatti perso di un solo voto la mozione di fiducia il 21 Dicembre 2018. Lo stesso però si oppose a questa votazione in quanto fu decisivo il voto del deputato Charrandas Persaud, ineleggibile per Costituzione in quanto titolare di una doppia cittadinanza.

Il governo ha così impugnato il voto di fronte alla Corte Suprema. Questa decisione avviò un duro scontro politico che si concluse solo dopo la decisione della Corte di Giustizia Caraibica, organo di giustizia supremo del CARICOM, a favore dell’opposizione.

La Corte ha infatti affermato che, per quanto il deputato fosse realmente ineleggibile, la sua ineleggibilità andava sollevata prima che a questo venisse assegnato il seggio, e che quindi la votazione dell’Assemblea andava considerata valida.

A seguito di questa decisione sono quindi state fissate le elezioni anticipate, in cui si affronteranno nuovamente il PNCR, partito socialdemocratico, del Presidente uscente David A. Granger ed il PPP (partito comunista ma con tendenze progressiste) guidato da Irfaan Ali.

1920x0

Primarie Dem in Virginia: Sanders alla conquista del Sud?

Quarto Stato più popoloso dei 14 che andranno al Super Tuesday il 3 marzo, la Virginia è un terreno di battaglia di sicuro da tenere d’occhio. Questo Stato infatti, oltre ad aver dato i natali a ben 8 Presidenti, è negli ultimi anni uno swing state fondamentale per arrivare alla presidenza: se fino al 2008 infatti è stata una roccaforte repubblicana, dall’elezione di Obama in poi ha sempre votato per il Partito Democratico. La battaglia per le primarie Dem qui è abbastanza aperta con 3 candidati a poca distanza secondo i sondaggi; ma prima scopriamo un po’ di informazioni su questo Stato.

Demografia

La Virginia ha una popolazione di più di 8 milioni di abitanti (è il 12esimo Stato più popoloso degli USA), in gran parte bianca: essi rappresentano infatti poco più del 60% del totale, i neri sono il 20%, gli ispanici il 9% e gli asiatici il 7%. Sebbene ancora in maggioranza, la proporzione di popolazione bianca è diminuita costantemente negli ultimi 30 anni (era il 76% nel 1990). È anche cresciuta la popolazione con origini non statunitensi: se nel 1990 solo un elettore su 28 aveva origini straniere, oggi la proporzione è di un elettore su 10. In particolare, in Virginia come in altri Stati del Sud, sono le zone suburbane a crescere costantemente in termini demografici: queste aree sono spesso a maggioranza non-bianca, e sono diventate negli ultimi anni un ricco bacino di voti per i Dem (come dimostrano le immagini qui sotto). Non a caso la Virginia è passata dall’essere uno Stato profondamente repubblicano ad essere sempre più un safe state democratico.

Seggi conquistati dai Democratici nelle elezioni statali in Virginia del 2019. Fonte: New York Times

 

Economia

La Virginia ha un’economia forte, con un PIL pro capite leggermente più alto della media americana (52.000 $ vs 50.500 $) e un tasso di disoccupazione leggermente più basso (2.6% vs 3.6%). Negli ultimi anni l’economia è cresciuta meno che la media americana, come dimostra il grafico qui in basso. Il sistema produttivo è diversificato, ma sono soprattutto i servizi legati alla difesa, all’informatica e alle biotecnologie a giocare un ruolo importante negli ultimi anni.


Come si vota alle primarie

La Virginia conta 124 delegati alla Convention del Partito Democratico. Di questi, 25 sono superdelegati (che quindi votano liberamente e non sono legati ai risultati delle primarie), mentre i restanti sono eletti tramite il sistema delle primarie aperte: tutti, indipendentemente dall’affiliazione partitica, possono votare. I 99 delegati eletti tramite primarie sono per la maggior parte ripartiti tra gli undici distretti congressuali, mentre 13 sono eletti a livello statale. Per ricevere delegati, i candidati devono ricevere almeno 15% a livello congressuale.

 

Come è andata nel 2016 e cosa dicono i sondaggi

Quattro anni fa non ci fu storia: le primarie furono vinte da Hillary Clinton con il 65% dei voti, quasi il doppio di Bernie Sanders. La Clinton vinse anche a novembre contro Trump, conquistando il 50% dei voti (contro il 44 dell’attuale inquilino della Casa Bianca).

Oggi la situazione appare più incerta e abbastanza fluida. Se fino a poche settimane fa infatti la sfida era praticamente chiusa, con un chiaro vantaggio a favore di Joe Biden, dopo le deludenti performance in Iowa, New Hampshire e Nevada l’ex Vice Presidente di Obama è sceso fino ad arrivare al terzo posto, dietro Sanders e Bloomberg. Oggi Bernie sembrerebbe essere primo ma con un vantaggio di poco più di 5 punti (al 25%), mentre Joe Biden si ferma al 20% e Bloomberg al 17.5%. Più distaccati,  Warren si aggira intorno al 10%, mentre la Klobuchar si ferma al 5%.

 

Media dei sondaggi in Virginia al 01-03-2020. Fonte: fivethirtyeight.com

Sebbene in vantaggio, non è detto che Sanders vinca: la vittoria di Biden in South Carolina, il recente endorsement all’ex VP di Obama da parte dell’influente senatore della Virginia Tim Kaine (che nel 2016 corse come candidato alla vicepresidenza in ticket con Hillary Clinton) e la scelta di Buttigieg di ritirarsi dalla corsa alla nomination potrebbero spostare l’ago della bilancia verso Biden, che però contende il campo moderato con Bloomberg e Klobuchar. Sarà una sfida all’ultimo voto.

COPERTINA_NC

The Comeback Kid: Joe Biden ha bisogno del North Carolina per tenere testa a Sanders

Le primarie del Partito Democratico statunitense che si terranno in North Carolina nel Super Tuesday del 3 marzo mettono in palio ben 111 delegati, rendendo il The Tar Heel State il terzo per numero di delegati in palio dopo la California (415) e il Texas (228).

Una vittoria nello Stato che da un ventennio ospita le grandi storie dei romanzi di Nicholas Sparks potrebbe infatti mettere una pezza in caso di sconfitta negli altri Stati chiave in gioco nel Super Tuesday, o viceversa contribuire a spianare la strada verso una nomination fortemente popolare, grazie al sistema proporzionale di allocazione dei delegati (con l’unico sbarramento al 15%).

Come si presenta al voto il North Carolina

Situato sulla east cost del Sud, il North Carolina rappresenta molto bene la sintesi dei diversi paesaggi statunitensi: tra la catena degli Appalachi e le coste delle Outer Banks, gli abitanti si dividono fra grandi città e villaggi di pescatori.

Il motto dello Stato, “First in Flight“, si riferisce alla storica impresa dei Fratelli Wright che nel 1911 volarono sopra la piccola cittadina di Kitty Hawk per la prima volta nella storia. 

La capitale è Raleigh, ma a differenza di molti stati americani non rappresenta la città più popolata della zona: a ospitare la maggior parte dei 10.611.862 abitanti sono le città di Maecklenburg (1.076.837), Wake (1.076.837) e Charlotte (827.097). La popolazione è aumentata di circa un milione di abitanti in soli 10 anni, e si stima che nel 2030 raggiungerà la cifra di 12.000.000 di abitanti. La città di New Bern è invece famosa per aver dato i natali alla celebre bevanda Pepsi, alla fine del 1800.

E’ il 28esimo Stato confederato per estensione superficiale, e la densità di popolazione pari a 196 abitanti per kilometro quadrato ne fa il 15esimo per densità popolativa. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il North Carolina ha attraversato un periodo di rapido incremento dell’urbanizzazione grazie alla parallela crescita economica del commercio.

La popolazione della Carolina del Nord è rappresentata per il 69% da bianchi, mentre la comunità afro-americana è presente in misura comunque importante per essere uno Stato del sud con il 21.46% della popolazione. Le altre minoranze (asiatici, ispanici e nativi americani) si dividono quote tra l’1% e il 3%.

Economia: l’America dei produttori di Tabacco

L’economia della North Carolina si appoggia principalmente sulla lavorazione (e un tempo la produzione vera e propria) di tabacco, e sulla produzione delle patate dolci. Si stima che ogni anno vengano prodotti 4 miliardi di patate dolci destinate al commercio.

L’economia dello Stato ha saputo negli anni diversificarsi e accrescersi grazie al mercato del mattone e del settore tessile, due ambiti nei quali il North Carolina domina negli ultimi anni.

Nello Stato è presente la più larga riserva di pietre non-metalliche e di minerali degli Stati Uniti: il litio, in particolare, è il minerale più prodotto e commerciato.

L’economia del North Carolina può anche vantare un grande radicamento del tessuto ferroviario americano sul territorio, questo perché la sua posizione geografica gli consente di essere un privilegiato centro fra New York e la Florida, regioni con cui scambia, oltre che prodotti commerciali, milioni di persone ogni anno.

Il tasso di povertà nello Stato è del 15,4%. La fascia più esposta alla povertà è quella afro-americana (23,54%), seguita da quella ispanica e da quella nativa.

Il tasso di povertà di queste fasce è fortemente correlato al tasso di occupazione delle stesse, e solo quelli che ottengono un titolo di studio superiore al diploma di High School abbattono il tasso in misure maggiori.

Il livello di occupazione non è particolarmente alto: solo il 57,4% degli abitanti ha un impiego di qualsiasi tipo al momento del censimento di US Census, nel 2018. I programmi governativi di assistenza lavorativa in ogni caso sono particolarmente utili nello Stato e aiutano gran parte della restante popolazione, facendo rilevare un reale tasso di disoccupazione pari solo al 10,3%.

Dopo la South Carolina, Biden ha bisogno di un’altra schiacciante vittoria

Si è parlato molto delle somiglianze fra la piattaforma elettorale di Joe Biden, ex vicepresidente di Obama e candidato fino a poco tempo fa considerato il vero front-runner di queste primarie, e la ex first Lady e Segretario di Stato Hillary Clinton, che proprio quattro anni fa perse contro il Presidente Trump.

Dopo lo straordinario risultato di Biden nelle primarie in South Carolina, una nuova forma di somiglianza nasce spontanea, ma questa volta nei confronti dell’ex Presidente Bill Clinton.

Nella corsa alle primarie del 1992, infatti, l’ex Presidente arrivò alla tornata elettorale del New Hampshire con i risultati fin lì raggiunti molto deludenti, i quali lo spinsero, dopo un’inattesa vittoria in quello Stato, a definirsi “The comeback kid”, un soprannome che ancora si trascina dietro, e che diede la misura alla sua successiva corsa, che lo portò da sfavorito a front-runner nell’arco di due mesi.

Al momento i sondaggi attribuiscono un leggero vantaggio a Joe Biden che oscilla tra il 23 e il 25%, seguito da Sanders fermo tra il 23 e il 24% dei voti.

La vittoria in South Carolina di Biden però ha riacceso l’entusiasmo per una campagna elettorale apparsa troppo fredda e poco attrattiva fino ad ora.

Il dato che fa ben sperare Biden è l’eccezionale distacco ottenuto nella Carolina del Sud: l’ex vicepresidente infatti era dato vittorioso da molti sondaggi, ma nessuno di questi è stato in grado di rilevare l’enorme distacco da Bernie Sanders.

Un altro aiuto potrebbe giungere dal voto afro-americano che Biden sa gestire, mentre invece Sanders fatica ad ottenere negli Stati del sud.

Un’altra vittoria del genere nello Stato confinante potrebbe dare a Biden lo sprint verso altri risultati positivi negli Stati in cui si voterà a metà marzo, soprattutto dopo il ritiro di Steyer e, forse, degli altri candidati che stentano a decollare come Kloubachar e Buttigieg, contribuendo così ad un riposizionamento dei voti in favore del rappresentante moderato, cosa peraltro già cominciata dopo il ritiro di Steyer.

Il risultato che rilevano i sondaggi per Mike Bloomberg lo porrebbe in difficoltà: con il 16% dei consensi in uno Stato come il North Carolina, l’ex sindaco di New York avrebbe dovuto quantomeno contendere il primato a Biden per restare competitivo nel campo moderato che fa riferimento all'”electability“per battere Donald Trump.

Che si ritiri subito dopo il Super Tuesday? Non sarebbe uno scenario improbabile: se Biden dovesse cominciare ad attrarre i consensi di Buttigieg e della restante e spezzettata base moderata, al magnate della pubblicità non resterebbero molti Stati dove conquistare delegati importanti entro la fine di Marzo.

200223dv11_Israel_Elections_Ramat_Gan.0

Israele (di nuovo) al voto tra scandali e paralisi politica

Per la terza volta in meno di un anno i cittadini di Israele oggi si recheranno alle urne per eleggere i 120 membri del Knesset, il parlamento nazionale. Le due scorse elezioni hanno infatti portato ad una completa paralisi del sistema politico israeliano: sia ad Aprile che a Settembre 2019 infatti si é registrato pressoché un pareggio tra le due principali forze politiche del Paese, l’alleanza centrista Blu e Bianco guidata da Benny Gantz e Likud, il partito conservatore del premier uscente Netanyahu. Nonostante in linea teorica i due partiti abbiano entrambi concordato sulla necessità di costituire un governo di coalizione, le negoziazioni sono più volte fallite. Le prossime elezioni rischiano di replicare l’impasse delle tornate precedenti, in un sistema politico sempre più polarizzato. La campagna elettorale si é concentrata quasi esclusivamente sulla figura di Netanyahu: l’attuale Primo Ministro é in carica da oramai 11 anni ed é attualmente indagato per corruzione. Di fatto, il voto di oggi si é trasformato in un referendum su di lui.

I partiti principali

Alle scorse elezioni nove partiti sono entrati in Parlamento. Di questi, i due principali sono Blu e Bianco e Likud.

Blu e Bianco é una formazione centrista e liberale creata nel Febbraio 2019 dalla fusione di tre partiti di centro e centro-destra. Il suo leader é Benny Gantz, precedentemente Capo delle Forze Armate israeliane. Tra i punti principali del suo programma politico, troviamo la lotta alla corruzione, più investimenti in istruzione e sanità, nuove negoziazioni di pace con l’Autorità Palestinese e l’introduzione di un limite di otto anni al mandato del Primo Ministro.

Likud é il principale partito di destra israeliano, al governo dal 2009 sotto la guida del Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Conservatore dal punto di vista fiscale, Likud sostiene una linea dura nelle relazioni con la Palestina, e recentemente si é espresso favorevolmente al piano di pace proposto da Trump. Il partito é stato accusato negli ultimi anni di corruzione, e attualmente Netanyahu é in attesa di processo per corruzione e frode.

 

A sinistra, troviamo la Lista Unita, la principale formazione filo-araba del Paese, i Laburisti e Meretz, un partito ecologista e social-democratico. Questi ultimi due partiti hanno annunciato che correranno insieme alle elezioni di oggi.

 

A destra invece troviamo Yisrael Beitenu, una formazione nazionalista e liberalista, e 3 partiti religiosi e conservatori: l’Unione di Destra, la Torah Unita e Shas. Questi partiti si sono detti disponibili a collaborare con Likud, ma nelle ultime due elezioni non sono risultati sufficienti per costiture una maggioranza in Parlamento.

 

 

Il sistema elettorale

La legge elettorale israeliana é piuttosto semplice: é in vigore un sistema proporzionale con un’unica circoscrizione a livello nazionale. Esiste una soglia di sbarramento del 3,25%. Questo sistema ha portato spesso a Parlamenti frammentati, con governi abbastanza instabili.

 

Cosa dicono i sondaggi

A scanso di sorprese, le elezioni di oggi dovrebbero consegnare una situazione pressoché identica a quella delle due elezioni passate: Blu e Bianco e Likud sono dati molto vicini nella lotta per il primo posto, ma nessuno dei due avrà abbastanza seggi per costituire un governo, e le negoziazioni potrebbero arenarsi come nei passati tentativi.

 

Vermont: in casa del favorito

Il Super Tuesday è uno dei momenti decisivi delle primarie democratiche 2020. Dei vari Stati che andranno al voto il prossimo 3 marzo, per scegliere il prossimo avversario di Donald Trump, uno dei meno incerti è sicuramente quello del Vermont, che vede il padrone di casa Bernie Sanders nettamente favorito rispetto a tutti gli altri candidati.

Il numero di delegati che esprimerà il Vermont è di 24, non molto influente se paragonato anche solo ad alcuni Stati che voteranno contemporaneamente durante il Super Tuesday ( il Texas ne eleggerà 261, la California addirittura 494).

Profilo dello Stato

 

Con poco più di 600mila abitanti, il Vermont è il 49esimo Stato americano in termini di popolazione.

Il 14esimo stato Usa è demograficamente omogeneo, composto prevalentemente da bianchi, che sono circa il 92%, con ispanici e afroamericani che compongono il 5% della popolazione.

L’economia del Vermont è basata sulla piccola-media impresa in settori diversificati. Da un punto di vista strutturale, l’economia del Vermont comprende una forte componente agricola, in particolare nel settore lattiero-caseario e, nell’ambito dell’alta tecnologia, riguardo lo sviluppo dei semiconduttori.

Il Vermont è uno degli Stati più all’avanguardia per ciò che concerne le politiche ambientali, anche grazie alla forte presenza di organizzazioni sul territorio ( tra le più famose vi è la bonnyvale environmental education center, che si occupa di sensibilizzare, fin dall’educazione primaria, i ragazzi riguardo la tutela del patrimonio ambientale).

Il Vermont è tra i primi Stati per la qualità del suo sistema scolastico e universitario. Oltre il 35% della popolazione dopo i 25 anni è laureata ( 7° in classifica tra gli Stati).

Sondaggi

Le previsioni riguardo l’esito di queste primarie sono talmente nette da non lasciare molte speranze agli avversari di Sanders. Secondo FiveThirtyEight, i sondaggi vedono il Senatore del Vermont al 51%, seguito da Buttigieg al 13% e da Warren al 9%. 

L’elevato numero di candidati fa perdere a Sanders consenso a livello percentuale rispetto alle primarie del 2016, quando vinse con l’85% dei voti contro Hillary Clinton.  

I dati, che mostrano un plebiscito a favore di Bernie Sanders, non sono tuttavia sorprendenti. La storia politica nello stato del Vermont del 78enne originario di Brooklyn inizia sin dagli anni 70, nei quali Sanders si è candidato sia come governatore che come senatore, senza tuttavia essere eletto. La sua prima grande vittoria nel territorio è nel 1980, anno in cui diviene sindaco di Burlington. 

Un altro risultato significativo lo ottiene nel 1990, quando diventa il primo indipendente ad essere eletto alla Camera dopo quarant’anni.

Inoltre, le politiche riguardo la tutela ambientale e il diritto allo studio, veri e propri pilastri dell’attuale campagna elettorale di Sanders, sono tra gli argomenti più sentiti da parte della popolazione dello Stato.

ll Vermont è da lungo tempo noto per la sua tradizionale politica progressista e per l’orientamento prevalentemente democratico, almeno nelle elezioni presidenziali americane ( Nel 2016, Hillary Clinton ha vinto con oltre il 60% contro Trump. In quelle del 2008, Barack Obama ha ottenuto il miglior risultato in percentuale di tutta la sua campagna presidenziale).

mike bloomberg

USA2020, ritratto del candidato Michael Bloomberg

Storia personale

Nato nella periferia di Boston il 14 febbraio 1942 da una famiglia di immigrati ebrei di nazionalità russa, Bloomberg si è laureato nel 1964 in Ingegneria elettronica alla Johns Hopkins University di Baltimora. Più tardi ha conseguito un Master in Business Administration alla Harvard University.

Nel 1973 Bloomberg è diventato socio accomandatario di Salomon Brothers, una banca d’investimento di Wall Street, per cui ha diretto il trading azionario e lo sviluppo di sistemi ma nel 1981 viene licenziato dopo la vendita di Salomon Brothers a Phibro Corporation.

Con i 10 milioni di dollari avuti in qualità di partner della banca di investimento ceduta, Bloomberg ha fondato una società chiamata Innovative Market Systems che nel 1987 verrà ribattezzata Bloomberg LP.

Nel corso degli anni sono stati lanciati ulteriori servizi tra cui Bloomberg News, Bloomberg Message e Bloomberg Tradebook. Nell’ottobre 2015 l’azienda aveva in tutto il mondo oltre 325.000 abbonati ai terminal: oggi questa possiede anche una rete di radio tra cui quella di New York.

Bloomberg ha lasciato la posizione di CEO quando si è candidato come sindaco di New York, posizione che riacquista a mandato concluso nel 2014 dopo essersi dedicato a tempo pieno otto mesi alla filantropia.

Ha scritto anche un’autobiografia, con l’aiuto del caporedattore di Bloomberg, Matthew Winkler, intitolata “Bloomberg da Bloomberg”.

Forbes, nel 2019, lo ha inserito al nono posto tra gli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato di 55,5 miliardi di dollari.

Ha aderito a “The Giving Pledge”, una campagna per incoraggiare le persone estremamente ricche a partecipare a cause filantropiche.

Si è sposato nel Regno Unito con l’inglese Elisabeth Barbara Brown dalla quale ha avuto due figlie, Emma nata nel 1979 e Georgina nel 1983. Bloomberg ha divorziato dalla moglie nel 1993 dopo diciotto anni di matrimonio. Dal 2000 vive con Diana Taylor, ex sovrintendente bancario di New York.

Si considera laico nonostante abbia frequentato da ragazzo la scuola ebraica.

 

Carriera politica

Michael Bloomberg è stato iscritto al partito democratico fino al 2001, quando è passato al partito repubblicano prima delle elezioni a sindaco di New York. Nel 2007 si dichiara indipendente fino all’ottobre 2018 quando si è nuovamente unito alle fila democratiche.

Nel 2001 viene eletto sindaco di New York, come successore di Rudolph Giuliani (in carica dal 1994 al 2001), vincendo di misura contro l’avversario Mark J. Green. È stato rieletto nel 2005 con un margine del 20% sull’avversario democratico Fernando Ferrer. Nell’autunno del 2008 si è battuto e ha ottenuto che il consiglio comunale di New York abolisse la limitazione di due mandati consecutivi per un sindaco, per ripresentarsi così alle elezioni del 3 novembre 2009. Riconfermato sindaco con il 50,6% dei voti a fronte del 46% del democratico Bill Thompson, il 1º gennaio 2010 inizia il suo terzo mandato.

Tra le diverse misure prese nei dodici anni di mandato ci sono la riqualificazione di diverse zone della città, la costruzione di piste ciclabili e di un sistema di bike sharing fra i migliori al mondo, il divieto di fumare nei locali pubblici, la riconversione della High Line, la ex linea ferroviaria sopraelevata trasformata in un enorme parco, e molte altre. È stato ampiamente criticato per la politica dello stop and frisk che comprendeva controlli e perquisizioni arbitrarie da parte della polizia soprattutto rivolta a persone di colore.

Il 23 gennaio 2016, il New York Times riporta la notizia della possibile candidatura di Bloomberg come indipendente alla corsa alla Presidenza degli Stati Uniti: l’idea dell’ex sindaco di New York era quella di imporsi come alternativa a due candidati estremisti, da una parte il senatore del Vermont Bernie Sanders per i democratici e dall’altra parte il miliardario radicale newyorkese Donald Trump per i repubblicani.

Dopo l’affermazione di Hillary Clinton tra i democratici nel marzo 2016, Bloomberg annuncia che non si candiderà per non disperdere voti e favorire così la vittoria di Donald Trump.

Tornato tra le fila del partito democratico, nel marzo 2019, come poche ore prima aveva fatto Hilary Clinton, rinuncia a candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020.

Tuttavia il 24 novembre annuncia la sua candidatura alle primarie del partito democratico per l’elezione di Presidente degli Stati Uniti.

Programma politico

AMBIENTE: Mike Bloomberg ritiene la lotta ai cambiamenti climatici una delle massime priorità del suo programma politico. Il suo intento è quello di muoversi verso un futuro di energia pulita al 100%, riducendo l’inquinamento da carbonio del 50% entro il 2030 e a zero entro il 2050. Si prefigge di fissare standard qualitativi e limiti di inquinamento su impianti di carbone e gas e di mettere in circolazione veicoli elettrici più convenienti riducendo i veicoli inquinanti entro il 2035. Inoltre vuole rendere “verdi” gli edifici investendo in progetti per ridurre i costi del riscaldamento e dell’energia e per ridurre e proteggere le abitazioni dagli impatti climatici, compresi gli incendi.

AGRICOLTURA: Vuole tutelare gli agricoltori e le comunità rurali d’America, favorendo una concorrenza leale tra le aziende agricole e combattere così i monopoli agricoli rendendo equa e coerente la politica commerciale degli Stati Uniti. Inoltre vuole espandere e migliorare la ricerca agricola e sviluppare una nuova generazione diversificata di manodopera agricola americana.

ECONOMIA: L’intento di Mike Bloomberg attraverso il piano All-in Economy è quello di incrementare il numero di posti di lavoro già esistente e crearne di nuovi per il futuro, tramite la modernizzazione dell’istruzione e della formazione, aumentando il salario minimo a $ 15 l’ora, supportandol’imprenditorialità e attribuendo nuovi diritti e benefici ai lavoratori.

GIUSTIZIA PENALE: Si impegna a ridurre il numero di detenuti e a rendere il sistema penale equo per tutti. Il suo intento è quello di stoppare gli exploit di violenza e frenare l’abuso della forza da parte della polizia ripristinando così la fiducia della gente nelle forze dell’ordine; di affrontare l’ingiustizia nelle aule di tribunale e di riformare le condanne eccessive; di svuotare le prigioni e di concentrare la libertà vigilata e l’intero sistema giurisdizionale sulla funzione rieducativa della pena. Il suo intento è quello di stanziare $ 22,5 miliardi per ridurre la popolazione carceraria del 50% entro il 2030 e dimezzare la detenzione giovanile entro il 2024 creando centri di recupero in college e università.

SANITÀ: Il piano di Bloomberg è di ottenere una copertura sanitaria universale, riducendo sostanzialmente i costi dell’assistenza sanitaria e ampliando l’accesso ai servizi, impegnandosi in primo luogo ad abbassare i prezzi dei farmaci, lavorando con il Congresso per dare a Medicare (programma federale che offre assicurazione sanitaria agli over 65 e ai disabili) il potere di negoziare i prezzi con le compagnie farmaceutiche, e a limitare i prezzi dell’assistenza sanitaria.

RIFORMA FINANZIARIA:La sua idea è di rafforzare il sistema finanziario per garantire che gli errori di Wall Street non minaccino mai più i mezzi di sussistenza di milioni di americani.Rafforzare le misure per tutelare i consumatori e garantire che il sistema finanziario sia al servizio di tutti gli americani.

IMMIGRAZIONE: Come nipote di immigrati, Bloomberg considera l’immigrazione uno dei maggiori punti di forza della nazione. Vuole creare un percorso verso la cittadinanza per gli 11 milioni di persone senza documenti e utilizzare le risorse del muro voluto da Trump per misure di sicurezza intelligenti.

ABORTO: Bloomberg si fa garante dei diritti delle donne impegnandosi nell’espandere l’accesso al controllo delle nascite a prezzi accessibili e a sradicare gli ostacoli agli aborti sicuri e legali. Per garantire che le donne abbiano il diritto e la capacità di accedere a ciò è necessario nominare giudici che rispettino la legge stabilita e aumentare l’accesso al controllo delle nascite a prezzi accessibili.

POLITICA ESTERA: Vuole riportare gli Stati Uniti a una posizione di leadership globale, investendo in istruzione, infrastrutture all’avanguardia, ricerca e sviluppo e rilanciando un corpo diplomatico esperto. Si impegna a proteggere gli americani dalle nuove minacce, ripristinando la leadership presidenziale e rafforzando alleanze con i partener statunitensi.

Fundraising

 

Mike Bloomberg, dopo aver rifiutato di accettare donazioni per la sua campagna, ha investito più di 400 milioni di dollari di sua proprietà per la sua campagna pubblicitaria, più della spesa di tutti i suoi avversari democratici.

Gli ultimi sondaggi

Seguendo una strategia elettorale senza precedenti, Bloomberg ha deciso di non correre nei primi quattro stati (Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina) per concentrare le sue ingenti risorse nel Super Tuesday del 3 marzo dove in palio ci sono 15 stati e un terzo del totale dei delegati.

In base agli ultimi sondaggi l’ex sindaco di New York è in terza posizione dietro il favorito Sanders e Joe Biden che, dopo i risultati deludenti nei primi tre stati, si è aggiudicato il South Carolina con il 50% dei consensi. Sanders, secondo i sondaggi, è avanti in 12 stati su 14 tra cui i più importanti come la California (Sanders 35%, Biden 14%, Bloomberg 16%) e Texas (Sanders 30%, Biden 26%, Bloomberg 13%).

Nonostante il dato favorevole, il senatore del Vermont non sarebbe il candidato più accreditato per battere Trump per le sue idee troppo radicali, al contrario avrebbero più chance il più moderato Joe Biden, erede di Obama, e Mike Bloomberg che coinvolgerebbe il tycoon in un vero e proprio testa a testa tra miliardari.

igor-800x450

Slovacchia, i numeri finali delle elezioni parlamentari

Il partito anticorruzione conservatore OL’ANO (partito della gente comune), guidato dal deputato Igor Matovic, ha vinto le elezioni parlamentari slovacche di Sabato con il 25,02%, staccando di quasi sette punti i socialdemocratici di Direzione – Socialdemocrazia (Smer) del Premier uscente Peter Pellegrini, che erano al governo da 15 anni.

Matovic ha subito dichiarato che proverà a formare “il miglior governo che la Slovacchia abbia mai avuto, con l’aiuto degli altri leader dell’opposizione democratica”. Considerate le percentuali, è probabile che il nuovo esecutivo coinvolgerà anche l’estrema destra di Sme Rodina, in forte ascesa negli ultimi anni nel paese. In un Parlamento che conta 150 seggi, la sola coalizione di OL’ANO e Sme Rodina non sarebbe tuttavia sufficiente ad assicurare una maggioranza e andrà pertanto allargata.

VotingCopyOnline

Primarie in California, tra l’entusiasmo e la paura di un “nuovo Iowa”

La strada verso la nomination di Milwaukee passa anche e soprattutto per The Golden State, nella grande notte del Super Thursday.  La California, con i suoi 416 delegati, è uno dei più importanti Stati chiamati al voto nelle primarie democratiche di martedì. La storia delle primarie in questo Stato ha, da sempre, regalato gioie e dolori: dalla vittoria di Barry Goldwater nel 1964 alla delusione tra i sostenitori di Bernie Sanders nel 2016.

Risultato immagini per primary california 2020

DAL SUCCESSO INASPETTATO DI GOLDWATER ALLA DELUSIONE DI SANDERS

In quel 1964, Barry Goldwater stava correndo contro Nelson Rockefeller per la nomination repubblicana, dopo una sconfitta nelle primarie dell’Oregon. Rockefeller sembrava capeggiare in California, ma Goldwater mobilitò 50 mila volontari e finì per vincere le primarie californiane, dal 52 al 48 percento. Fu una gara all’ultimo voto e sostanzialmente sigillò la nomination di Goldwater.

In casa democratica, 4 anni più tardi, Robert F. Kennedy sfidava Eugene McCarthy. Fu un episodio tragico: Kennedy sconfisse McCarthy con un margine molto ristretto, ma subito dopo aver pronunciato il suo discorso di vittoria a Los Angeles fu assassinato.

Risultato immagini per robert kennedy 1968

QUEL SUCCESSO DI HILLARY CLINTON AVVICINO’ LA NOMINATION

Il 2008 fu una vittoria amara per l’ex-first lady, infatti Hillary Clinton vinse le primarie democratiche con circa il 52 percento contro il 43 di Barack Obama. Naturalmente, Obama finì per ottenere la nomination e la Casa Bianca più tardi, ma vincendo, la Clinton dimostrò di essere ancora in corsa.

Raggiante, con un elegante vestito bianco, i capelli perfetti, circondata da una folla di sostenitori in tripudio, Hillary Clinton in quella notte di giugno del 2016 rivendicò la vittoria delle primarie in California e la conquista della nomination democratica per la Casa Bianca (53% contro il 46% di Sanders).

«Insieme ce l’abbiamo fatta – disse Hillary dai suoi quartieri generali a Brooklyn – abbiamo posto una pietra miliare nella nostra storia. Per la prima volta una donna è la candidata di un partito per l’elezione a presidente degli Stati Uniti. Mi congratulo con Bernie Sanders: la sua campagna elettorale è stata incredibile. Milioni di voti, soprattutto tra i più giovani. Il confronto che abbiamo avuto sarà un valore aggiunto per il partito democratico».

Risultato immagini per clinton nomination california

 

LE MODIFICHE AL VOTO FANNO RIEMERGERE LE PAURE DI CAOS

I grandi cambiamenti di come le persone voteranno in California hanno interessato l’opinione pubblica. Il primo cambiamento è avvenuto nel calendario dell’elezione: le primarie californiane sono state spostate da giugno a marzo per dare più peso allo stato più popoloso degli USA nella scelta del candidato democratico alla nomination. I cambiamenti sono mirati all’incremento della partecipazione elettorale attraverso l’introduzione di nuove apparecchiature di voto, nuovi centri di voto in alcune contee ed la possibilità di registrarsi al voto direttamente nel seggio elettorale anche il giorno stesso della votazione; questo creerà un ritardo nella chiusura dei seggi. “Stiamo andando a queste elezioni con registrazioni da record e una grande energia” ha dichiarato Alejandro Padilla, ex senatore democratico della California.

Questi cambiamenti possono confondere alcuni elettori. La paura è che la California finisca in un pasticcio molto più grande della debacle in Iowa, dove il Partito Democratico dichiarò il vincitore dopo diversi giorni a causa dei problemi con la nuova app utilizzata per raccogliere dati dei caucus. Secondo i rumours dell’organizzazione, i risultati della California potrebbero non essere resi noti nella notte di martedì, in quanto saranno accettate le schede che arriveranno fino a tre giorni dopo la data delle elezioni. Paul Mitchell, vicepresidente della società di dati Political Data Inc., prevede che l’affluenza in California sarà del 50% circa, più o meno la stessa delle primarie del 2016, con la maggioranza delle persone che dovrebbe votare martedì.

Risultato immagini per primary california 2020

CON IL SUPER MARTEDI’ ENTRA IN CAMPO BLOOMBERG

Dopo una salita costante e di più settimane nei sondaggi nazionali, alimentata da stravaganti spese per annunci, personale ed eventi, Michael Bloomberg si sottopone alla prova dei voti. Il suo debutto al dibattito nazionale a Las Vegas la scorsa settimana ha messo a nudo le sue vulnerabilità riguardo agli attacchi di razza e genere, e ha dato a molti elettori un primo assaggio della sua irritabilità. La performance ha circoscritto la sua ascesa nei sondaggi e da allora non ha fatto progressi contro il frontrunner Bernie Sanders in California. Inoltre, ci sono segni di una rinascita per Joe Biden in Carolina del Sud, questo fine settimana – un risultato che sconvolgerebbe il piano di Bloomberg di impadronirsi dell’area dei moderati alla ricerca di un sostituto all’ex vicepresidente.Risultato immagini per primary california bloomberg

Bloomberg, che ha passato mesi ignorando i suoi avversari democratici e concentrando la sua potenza di fuoco su Donald Trump, conta ancora su un grosso bottino di delegati la prossima settimana. Ma diverse fonti vicine e coinvolte nella campagna hanno riconosciuto le preoccupazioni per i suoi recenti sondaggi interni e pubblici. I suoi sforzi, negli ultimi giorni, si stanno intensificando in Texas, Tennessee e Alabama.

“Pensiamo di essere ben posizionati, dove abbiamo già costruito infrastrutture e investito tempo e risorse per raccontare agli elettori il record di successo di Mike e la capacità di fare le cose,” portavoce della campagna Julie Wood ha affermato.

Risultato immagini per primary california bloomberg

OLTRE ALLE PRIMARIE…LE ELEZIONI DEL 25° DISTRETTO CONGRESSUALE

Era la fine di ottobre, quando la 32enne californiana Katie Hill, deputata democratica del Congresso Americano, rassegnò le sue dimissioni dopo essere stata accusata di aver avuto una relazione con un suo assistente: “È la cosa più difficile che abbia mai dovuto fare, ma credo che sia la cosa migliore per i miei elettori, la mia comunità e il nostro Paese”. A seguito di tali dimissioni sono state indette nuove elezioni suppletive per il 12 maggio 2020, ma nella giornata di martedì ci saranno le primarie.

Se nessun candidato alle elezioni speciali riceve più del 50% dei voti, i primi due classificati alle primarie per le elezioni speciali avanzeranno alla tornata elettorale del 12 maggio 2020. I 4 principali candidati (2 democratici e 2 repubblicani) sono in corsa anche per le primarie alla nomination al Congresso del 3 novembre.

SANDERS DAVANTI A TUTTI NEI SONDAGGI

Il senatore del Vermont sembra non avere rivali nella sfida californiana: l’avanzata di Bernie Sanders è iniziata nello Stato d’Oro all’inizio delle primarie quando Joe Biden ha collezionato risultati deludenti. Secondo i più autorevoli sondaggisti, il vantaggio del front-runner democratico è registrato al di sopra del 10%.