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I Repubblicani a sostegno di Biden

Manca sempre meno all’Election Day e dopo aver ricevuto l’endorsement ufficiale, sia Trump che Biden si preparano a questo testa a testa.

Quello che risulta interessante è che la stragrande maggioranza dei rinnegati repubblicani non solo ha dichiarato che non intende votare per Trump, ma ha dichiarato che voterà per Biden in occasione della tornata del 3 novembre. Il sostegno a Biden però supera quello che aveva ricevuto Hillary Clinton nel 2016.

Chi sta appoggiando Biden?

Dall’inizio della Convention Democratica, Biden ha ricevuto l’approvazione di un’enorme lista di repubblicani. Tra questi figurano ex membri della Camera, come Chris Shays e Connie Morella, e del Senato; ex funzionari della sicurezza nazionale nelle amministrazioni repubblicane; ex funzionari del Dipartimento di Giustizia Repubblicano e centinaia di assistenti dei tre candidati repubblicani alle presidenziali immediatamente prima di Trump: Mitt Romney nel 2012, McCain nel 2008 e George W. Bush nel 2004 e nel 2000.

Mark Salter, stretto collaboratore di McCain come suo capo di stato maggiore, ha sottolineato “Possono vedere Trump per quello che è: un uomo senza controllo e senza affari che gestisce il paese più potente della terra. Solo che non sa quello che fa. Molte persone nella lista [di McCain] sono tipi da politica estera. Se Trump ottiene altri quattro anni non avremo alleati”.

Pochissimi sono i candidati presidenziali di entrambi i partiti che hanno affrontato questo livello di defezione interpartitica. Nel 1980, un certo numero di importanti neoconservatori democratici ha abbandonato Jimmy Carter per Ronald Reagan. Clinton nel 1992 ha riconquistato molti dei falchi della sicurezza nazionale precedentemente democratici che avevano fatto un passo indietro per Reagan e ha ottenuto le approvazioni di centinaia di CEO aziendali e di altri leader aziendali. Il più grande successo però, è stato quello di Nixon nel 1972. I Democratici per Nixon hanno speso milioni di dollari in pubblicità e hanno ottenuto l’approvazione dei sindaci democratici di città come Boston, Nashville e Miami.

Secondo Rahm Emanuel, ex capo dello staff di Barack Obama ed ex sindaco di Chicago, “Questa campagna sembra una ripetizione del 1980“. Allo stesso tempo però, lo stratega conservatore Craig Shirley, sostiene che “I due partiti sono oggi molto più polarizzati di quanto non lo fossero nel 1980“.

Anche se Trump soffre di più defezioni da parte di questi elettori rispetto ai precedenti candidati repubblicani, potrebbe comunque vincere se fosse in grado di generare abbastanza affluenza alle urne negli swing states dei suoi gruppi principali. Parallelamente, se Biden vincesse, tenere i disertori di centro-destra di Trump non sarebbe facile per una coalizione democratica la cui ala sinistra, radicata nelle giovani generazioni in ascesa, sta diventando sempre più forte.

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Regno Unito, i liberaldemocratici rinunciano alla causa anti-Brexit

Il partito liberaldemocratico inglese, per voce del nuovo leader Ed Davey, decide di voltare pagina e di abbandonare l’intensa campagna anti-Brexit. I Lib Dem negli ultimi anni si sono contraddistinti come il più attivo partito contrario all’uscita dall’Unione Europea, raccogliendo ancora le speranze dei Remainers. Dopo queste dichiarazioni, lo Scottish National Party resta l’unico partito britannico a combattere apertamente la Brexit.

Ed Davey, nel suo discorso inaugurale, ha chiaramente affermato che per i britannici la Brexit non è più una priorità al momento e che bisogna essere aperti a tutti i votanti, anche ai Brexiters. Nel suo discorso ha utilizzato una forte espressione tipica inglese “Wake up and smell the coffee“, che sta a significare rivolgere una maggiore attenzione a tutto quello che succede intorno in modo da essere più realistici. Il partito nelle ultime tre elezioni generali ha perso molti consensi, scivolando all’11,5% nelle ultime del 2019 e la battaglia monotematica anti-Brexit non ha fatto che allontanare molti sostenitori.

Secondo gli ultimi sondaggi realizzati dal The Observer (28 agosto) e da YouGov (25 agosto), il partito liberaldemocratico si assesterebbe al 6% delle preferenze, registrando, di fatto, la più bassa percentuale di voti raggiunta dal partito nella sua storia. Il nuovo corso dell’ex segretario di Stato per l’Energia e Climate Change nel governo Cameron mira a ripristinare un alto consenso, toccando tematiche che siano esterne alla Brexit e che siano di interesse prioritario per i cittadini.

Il nuovo approccio dei liberaldemocratici arriva dopo la vittoria di Ed Davey alle primarie del partito nella quale si è assicurato 42.756 preferenze, battendo la sfidante Layla Moran che ha ottenuto 24.564 voti. Primarie che si sono svolte dopo le dimissioni dell’ex segretario Jo Swinson a seguito delle fallimentari elezioni generali del 2019, in cui lei stessa perse il proprio seggio nell’East Dunbartonshire.

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USA, sconfitta storica di Joe Kennedy III in Massachusetts

Il deputato Joe Kennedy III, durante le primarie democratiche per il senato degli Stati Uniti in Massachusetts, ha perso contro il senatore Ed Markey.

Ed Markey ha vinto con il 53,5 per cento dei voti a favore contro il 46,5 di Kennedy.

La vittoria di Markey rappresenta, oltre alla fine della dinastia Kennedy, la vittoria dei progressisti sui moderati. Infatti, il 74enne senatore Ed Markey, 37 anni alla camera dei rappresentanti e 7 al senato, ha vinto con un programma liberale e anti-establishment con l’appoggio di Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane eletta al congresso, e della senatrice Elizabeth Warren. Joe Kennedy III, nipote di Robert F. Kennedy, appoggiato da Nancy Pelosi, mostra ancora una volta le difficoltà per l’ala moderata dei democratici nel vincere contro l’ala più progressista all’interno del partito.

Un anno fa, quando iniziarono le elezioni, Kennedy era il candidato favorito e si pensava addirittura ad un ritiro di Markey per evitare una possibile sconfitta schiacciante. Invece, la vittoria di Markey è stata frutto delle ultime settimane di campagna elettorale. Infatti, Markey è diventato il candidato preferito dei giovani liberali che affrontano l’establishment del partito, mentre Kennedy ha puntato principalmente sul suo nome.

Questa non è una semplice celebrazione del partito”, ha detto Markey nel suo discorso dopo la vittoria, “ma la riaffermazione di avere un movimento progressista che dia voce e forza ai giovani.” 

Il commento del presidente Trump non si è fatto attendere.

Il presidente ha dichiarato che i democratici sono in mano ai socialisti e che neanche un Kennedy sia stato in grado di salvarsi dalla sinistra radicale.