MEDIASET.

Italia, il Senato approva l’emendamento “salva-Mediaset”

Clima teso nel centrodestra. La Lega e Forza Italia, al Senato, hanno rischiato di andare allo scontro a causa di un emendamento presentato dalla dem Valeria Valente, al fine di salvaguardare Mediaset da possibili scalate da parte di aziende estere come Vivendi. Una mano tesa, quella del Partito Democratico, che non è piaciuta a Matteo Salvini, che in commissione Affari costituzionali ha votato contro il suddetto emendamento, provocando l’ira dei forzisti.

Lo scontro

Sono state delle ore molto concitate quelle che hanno accompagno l’approvazione definitiva in Senato dell’emendamento “salva-Mediaset”. La Lega di Matteo Salvini non aveva ben digerito il “favore” del PD nei confronti dell’azienda del Cavaliere, tanto da portare il partito leghista a votare “No” in Commissione Affari costituzionali a causa di questa presunta alleanza tra il partito di Governo e, appunto, Forza Italia.

Un “No” perentorio che lasciava presagire a uno scontro sia in Aula che all’interno della coalizione di centrodestra. Un contrasto alimentato dallo stesso Silvio Berlusconi che a gran voce richiedeva una collaborazione tra opposizione e maggioranza. 

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini – Photo Fabio Cimaglia / LaPresse

Tuttavia, nonostante il voto contrario in commissione, il Carroccio in Aula si è astenuto sull’intero provvedimento, consentendo così l’approvazione dell’emendamento.

Una ricostruzione degli eventi che, tuttavia, è stata negata dal leader leghista, che ha in seguito affermato come Mediaset vada tutelata “perché è una grande azienda italiana, come Telecom. Ma serve farlo con una riforma organica fatta in trasparenza. Gli emendamenti che arrivano alle 10 di sera non sono il modo migliore.

La dichiarazione di Salvini – volta a pacare gli animi dei forzisti – è servita a risanare i rapporti con gli alleati, dopo che il voto contrario in commissione era risultato come un provocazione nei confronti del “Biscione”. 

Osvaldo Napoli, deputato di Forza Italia, senza troppi giri di parole aveva subito preso le difese del suo partito,  spiegando che “il voto contrario della Lega come i suoi vecchi alleati grillini, sull’emendamento che tutela le telecomunicazioni italiane e difende Mediaset dalle mire ostili di Vivendi, rivela fino in fondo chi è il vero Salvini”. Toni molto duri che si sono poi distesi dopo l’approvazione in Aula. 

Cosa prevede l’emendamento “salva-Mediaset”?

L’emendamento che ha rischiato di mettere a repentaglio l’alleanza di centrodestra è stato alla fine approvato. La norma tanto discussa consente ai gruppi televisivi ed editoriali italiani di “operare contemporaneamente nei mercati delle comunicazioni elettroniche e nel Sic, anche attraverso partecipazioni azionarie rilevanti”. Una disposizione che permette al “Biscione” di difendersi da una possibile scalata di Vivendi. 

Il seguente provvedimento ha avuto l’obiettivo di ricoprire il vuoto normativo venutosi a creare dopo che la Corte UE, in una sentenza del 3 settembre, ha bocciato parte della legge Gasparri che nel 2004 aveva dato il nome al Testo Unico sulla Televisione. La Corte di giustizia dell’Unione Europea, dopo aver accolto il ricorso di Vivendi sul Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, ha stabilito che la norma italiana che impedisce al gruppo francese di acquisire il 28% del capitale di Mediaset è “contraria al diritto dell’Unione”.

Grazie, invece, all’emendamento “salva-Mediaset”, l’Agcom potrà avviare un’istruttoria da concludere entro sei mesi – in attesa che la legge Gasparri venga riformata – per valutare se il procedimento incida negativamente sul pluralismo informativo.

Republic of Zambia flag on dry earth ground texture background

Lo Zambia è vicinissimo al default

La crisi economica globale causata dalla pandemia da Covid-19 rischia di trascinare lo Zambia a dichiarare default. La data stabilita per il pagamento di una cedola di 42,5 milioni di dollari era infatti venerdì 13 novembre, dopo che già un mese fa lo stato africano aveva mancato la prima scadenza. Ma da Lusaka hanno avvertito che non sarebbero riusciti a pagare.

Il governo zambiano aveva fissato per venerdì un incontro con gli investitori per richiedere una sospensione di sei mesi del pagamento degli interessi sui 3 miliardi di bond in dollari. La richiesta è stata però respinta dai creditori, non convinti dal piano del governo e dalla mancanza di trasparenza. Non avendo raggiunto un accordo soddisfacente, Lusaka ha segnalato che non sarebbe riuscita a pagare il debito entro la fine dell’ultimo giorno utile: questo porterebbe ad un default del paese sui 3 miliardi di bond previsti.

Tra le cause dietro la difficoltà dello Zambia nel sanare i debiti esteri accumulatisi, si cela anche la forte crisi economica causata dalla pandemia globale da Covid-19, che sta mettendo a dura prova numerosi stati del Terzo mondo. Ma già prima della crisi il paese dell’Africa meridionale stava affrontando il crescente debito estero, più che raddoppiato negli ultimi cinque anni.

Ad ottobre lo Zambia aveva beneficiato di un’iniziativa del G20 volta a sospendere temporaneamente i pagamenti dei debiti di 43 paesi economicamente più vulnerabili, per permettere a questi di sostenere le spese necessarie a combattere il virus. La sospensione riguardava però solo i creditori ufficiali bilaterali e non quelli privati.

Il governo ha dichiarato che tratterà tutti i creditori allo stesso modo, ma sembra che alcuni finanziatori cinesi abbiano messo il saldo prioritario della loro quota di 200 milioni di arretrati come condizione per attivare le sospensioni di pagamento. E questo risulta essere uno dei principali motivi di preoccupazione degli obbligazionisti.

Quella in Zambia rischia di essere solo la prima di una serie di insolvenze con cui i paesi più poveri del mondo dovranno fare i conti, e che ora guardano da vicino lo svolgersi degli eventi a Lusaka.

Quale futuro attende dunque lo stato africano?