Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle cerca il suo posto al Parlamento Europeo

Il Movimento 5 Stelle cerca il suo posto tra i gruppi del Parlamento Europeo, e lo fa provando a sondare il terreno in diverse direzioni.

Dall’EFFD ad essere senza gruppo

Le ultime elezioni europee del 2019 hanno visto il Partito perdere consensi sia rispetto alle Politiche dell’anno precedente, sia rispetto alle Europee di cinque anni prima: la percentuale di voti ottenuta è stata del 17,07% nazionale (con un risultato migliore al sud), contro il 32,78% alla Camera dei Deputati nel 2018 e il 21,16% all’Eurocamera del 2014. Questa diminuzione del consenso ha comportato una riduzione del numero dei seggi nell’emiciclo europeo, che sono passati da 17 a 14 (al momento dell’elezione).

Le vecchie alleanze del Movimento 5 Stelle

Se nella scorsa legislatura europea i pentastellati avevano trovato la loro collocazione nel gruppo euroscettico EFFD (Europe of Freedon e Direct Democracy), di ispirazione conservatrice e populista di destra, guidato dal britannico pro-Brexit Nigel Farage. con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la dissoluzione dell’EFFD, gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle si sono trovati orfani di un gruppo di appartenenza.

Il loro numero di parlamentari non è nemmeno lontanamente vicino alle soglie richieste dal Regolamento interno del Parlamento Europeo per la formazione di un gruppo autonomo. Questo richiede l’adesione di almeno venticinque membri eletti in un quarto dei Paesi dell’Unione (art. 32).  Eppure, per come è organizzato il Parlamento e per come funzionano le dinamiche politiche al suo interno, l’appartenenza ad un gruppo è essenziale se si vuole far valere la propria posizione.

L’importanza di far parte di un gruppo parlamentare

Da una parte è vero che gli europarlamentari non possono essere sottoposti e vincolati da istruzioni e mandato imperativo (sulla base della decisione del Consiglio 76/787 del 20 settembre 1976), ma è altrettanto vero che, come si può osservare dallo schema qui sotto, i livelli di coesione nelle federazioni parlamentari del Parlamento Europeo sono andati sempre più crescendo nel tempo. Oggi, i gruppi europei sono quasi coesi come i Partiti nei parlamenti nazionali europei e più coesi di quanto non lo siano i membri dei partiti Repubblicano e Democratico al Congresso negli Stati Uniti d’America.

Livelli di coesione dei diversi schieramenti europei dal 1979 al 2004 Si attribuisce il valore 1 quando tutti i membri del gruppo hanno votato allo stesso modo in ogni singola votazione e 0 quando si sono divisi esattamente a metà

Le differenze tra Parlamento e Consiglio Europeo

A differenza di quanto avviene in seno al Consiglio Europeo e al Consiglio dell’Unione Europea, nel Parlamento si è instaurato un sistema democratico partitico molto forte fin dalle prime sedute dell’organo elettivo: gli schieramenti, infatti, non si suddividono (quasi) mai sulla base delle delegazioni nazionali, ma si hanno gruppi e partiti che si formano su base ideologica e si collocano nell’asse tradizionale destra-sinistra.  Il sistema partitico è andato sempre più acquisendo importanza e la competitività è gradualmente aumentata: oggi sulle votazioni in ambito legislativo del Parlamento, i due maggiori gruppi (il Partito Popolare Europeo e il gruppo dei Socialists&Democrats) votano su singoli emendamenti l’uno contro l’altro tanto spesso quanto votano uniti.

É evidente che questa condizione offre anche un rilevante peso per gli altri gruppi, centristi o delle ali più estreme, affinché si creino maggioranze su singole questioni di destra o di sinistra mentre il peso dei singoli eurodeputati non è particolarmente rilevante data la monopolizzazione delle decisioni da parte dei raggruppamenti più numerosi.

La questione economica

Un ultimo aspetto da tenere in considerazione per determinare l’importanza dell’iscrizione ad un gruppo è di ragione economica. Al fine di promuovere la formazione dei gruppi, diversi fondi di finanziamento vengono distribuiti secondo un contributo fisso per ogni gruppo, più un supplemento per ciascun membro del gruppo stesso. Essere parte di un gruppo, e quindi contribuire al suo maggior finanziamento, restituisce al partito anche un certo potere di influenza sulle scelte dello stesso in merito alle sue posizioni legislative e di indirizzo.

Tirando le somme

Per tutte queste ragioni, è chiaro come vi sia un netto vantaggio, sia politico che economico ad essere parte di un gruppo europeo per le delegazioni dei partiti nazionali, che possono così meglio incanalare la loro volontà politica e influire su meccanismi quali la formazione delle Commissioni, l’elezione degli organismi parlamentari (Presidente, Vicepresidenti, Presidenti di commissione) e l’approvazione di emendamenti alle proposte legislative trattate dal Parlamento.

Tentativi falliti

La cronaca politica mostra come diverse volte il Movimento 5 Stelle abbia tentato, dopo la dissoluzione del gruppo EFFD, di entrare a far parte di altri gruppi. Anche nella scorsa legislatura, prima dell’abbraccio con gli euroscettici, il partito ha provato a collocarsi in altri schieramenti che lo hanno però respinto (in particolare, i Verdi Europei – Alleanza Libera Europea). All’epoca fu un referendum online a scegliere la collocazione a destra nell’emiciclo europeo. Questa votazione provocò più di un da mal di pancia, tra accuse di tradimento degli ideali originari del Movimento e polemiche per la non libera partecipazione al voto.

Una storia destinata a ripetersi nel tentativo con ALDE, il partito europeista e liberale che da questa legislatura si è sciolto per dar vita a Renew Europe. Ad esso hanno aderito anche gli eurodeputati eletti tra le fila del partito En Marche del Presidente francese Emmanuel Macron.

La spinta ambientale del Movimento 5 Stelle

Eppure la vicinanza ideale di alcuni esponenti all’ala ecologista del Parlamento Europeo è tornata a farsi sentire. Dopo la richiesta del Movimento 5 Stelle, rinnovata in questa legislatura, di partecipare al gruppo dei Verdi e il no di questi ultimi, quattro eurodeputati ormai ex-pentastellati hanno ottenuto il via libera all’iscrizione al gruppo. Il rifiuto è derivato dalle preoccupazioni dei Verdi per la mancanza di democrazia interna del partito e per il controllo esercitato da Davide Casaleggio. Hanno avuto un ruolo anche le precedenti alleanze con movimenti euroscettici e di estrema destra come quello di Farage e la Lega a livello nazionale.

E d’altro canto, anche a livello nazionale l’anima ecologista del Movimento 5 Stelle ha fatto segnare diversi abbandoni del gruppo al Parlamento con l’iscrizione di alcuni Deputati italiani al partito verde Green Italia: tra questi troviamo, per esempio, l’ex Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Fioramonti.

Fonti

Composizione dei gruppi europei: sito web del Parlamento Europeo

Struttura e organizzazione del Parlamento e dei gruppi:

  • Martinelli, F. (2018). Manuale di diritto dell’Unione Europea, Edizioni giuridiche Simone
  • Caramani, D. (Ed.). (2017). Comparative politics. Oxford University Press.
  • Frosini, T. E. (2019). Diritto pubblico comparato. Le democrazie stabilizzate. il Mulino
Ilva is an industrial plant that mainly deals with steel production and transformation. Ilva is at the center of a vast debate about its environmental impact both in Taranto and in Genoa. Its emissions have been the subject of several criminal proceedings for pollution that have ended in some cases and degrees of judgment with the conviction of Emilio Riva and other executives. Pictured: the Mining Park of the Ilva plant in Taranto, Puglia, Italy.

Ex Ilva: ritorna lo Stato

Ilva è un tema che da lunghi anni è oggetto di discussione del dibattito politico. Nella storia di Ilva vi sono state due privatizzazioni: la prima fu quella dei Riva, terminata per via di inchieste giudiziarie, la successiva risale al 2018, che vede protagonista Arcelor Mittal, interrotta per i risultati economici e per il fatto che il Governo in carica fece saltare lo scudo penale, che esentava da responsabilità penale o amministrativa i soggetti gestori dello stabilimento.

È stato firmato l’accordo di co-investimento tra Arcelor Mittal SA, Arcelor Mittal Italy e Invitalia per l’ex-ILVA. Lo Stato, già proprietario dello stabilimento fino al 1995, torna a gestire tramite Invitalia il più grande polo siderurgico d’Europa. L’accordo prevede la ricapitalizzazione di AM InvestCo, controllata da Arcelor Mittal. Si investirà in due tempi diversi. Il primo investimento, corrispondente all’aumento di capitale di AMInvestCo di 400 milioni di euro da parte di Invitalia, sarà effettuato all’inizio del 2021 e vede il capitale diviso in egual misura tra il socio pubblico e il socio privato; in un secondo momento – tra maggio e giugno 2022 – la partecipazione di Invitalia raggiungerà il 60%, mentre AM investirà fino a 70 milioni di euro, importo che permetterà loro di detenere la restante quota di partecipazione. Si dovrà, tuttavia, attendere il parere dell’Antitrust europeo, che si pronuncerà nelle prossime settimane.

L’obiettivo, oltre che mantenere gli attuali livelli occupazionali, è quello di riuscire a produrre 8 tonnellate di acciaio nel 2025 con processi meno inquinanti, procedendo quindi con l’elaborazione di un piano per la decarbonizzazione attraverso la realizzazione di un forno elettrico e il ricorso a tecnologie avanzate – il preridotto – che peraltro prevede la costituzione di una società ad hoc. Parte dei fondi del Next Generation EU dovrebbe essere destinata alla transizione energetica, anche se proprio sul piano industriale e ambientale dell’ex Ilva rimangono irrisolte alcune questioni, tra cui quella dell’area a caldo, su cui gli amministratori locali non hanno tardato a pronunciarsi.