Trump

Le 2 opzioni per rimuovere Trump

Dopo oltre 2400 anni, il Campidoglio è stato assaltato nel nome di Donald Trump. Questa volta, però, non siamo nella Roma antica ma nel District of Columbia, durante la ratifica formale della vittoria del Presidente-eletto. Alla guida dell’assedio, al posto di Brenno, c’era lo sciamano di QAnon.

Nessuna oca, però, è riuscita a salvare il Congresso.

Le ferite inferte nel pomeriggio più lungo d’America sono profonde. Il bilancio attuale è di 5 vittime e decine di feriti, oltre ai numerosi arresti e al danno enorme provocato alla democrazia occidentale.

Nei corridoi di Washington si rincorrono le voci di una possibile rimozione di “The Donald” dalla carica di Presidente per disinnescare il rischio di altri eventi del genere negli ultimi 12 giorni di mandato.

L’assalto a Capitol Hill – 6 gennaio 2021

 

IL XXV EMENDAMENTO

Nello scacchiere di moltissimi Democratici e di più di un Repubblicano la prima pedina da muovere è il XXV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Adottato nel 1967, sulla scia dell’omicidio Kennedy, consta di quattro sezioni.

La prima chiarisce che la successione del Vicepresidente, in caso di morte, inabilità permanente o dimissioni del Presidente, avviene con pieni poteri e non come “Presidente facente funzioni”.

È stata applicata in occasione delle dimissioni di Richard Nixon, travolto dallo scandalo del Watergate.

La seconda afferma che, in caso di vacanza della Vicepresidenza, il Presidente procede a proporre un candidato che deve poi essere approvato dalla maggioranza di entrambe le Camere del Congresso.

La terza permette al Presidente di dichiararsi temporaneamente “inabile all’esercizio dei poteri e dei doveri della carica”, comunicandolo per iscritto allo Speaker della Camera e al Presidente del Senato, ossia il Vicepresidente degli Stati Uniti, che contestualmente ne assume la funzione; con lo stesso procedimento può riacquisire la carica. Attuata da Reagan e Bush Jr, temporaneamente sottoposti ad anestesia.

La quarta, quella oggetto dell’attenzione in queste ore, prevede che il Vicepresidente, con l’assenso della maggioranza dei Segretari del Gabinetto o di un altro organo designato con legge dal Congresso, comunichi per iscritto al Presidente pro tempore del Senato e allo Speaker della Camera dei Rappresentanti che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio, i quali vengono immediatamente assunti dal Vicepresidente in qualità di Acting President.

Anche in questo caso, il Presidente può riassumere i poteri come nella sezione precedente, ma la sua comunicazione può essere impugnata.

Di fronte all’impugnazione, Vicepresidente e il Gabinetto hanno quattro giorni di tempo per inviare una nuova dichiarazione di inabilità; il Congresso deve quindi riunirsi entro le 48 ore successive (se non è già in seduta) e ha ulteriori tre settimane per decidere sulla comunicazione (nel frattempo, i poteri presidenziali rimangono in capo al Vicepresidente).

Se i 2/3 dei membri di entrambe le Camere del Congresso ritengono che il Presidente non sia effettivamente in grado di adempiere al proprio ufficio, il Vicepresidente rimane Acting President; in caso contrario il Presidente riassume i poteri.

In 54 anni la sezione IV non è mai stata attivata.

 

L’IMPEACHMENT

La strategia per dare scaccomatto al Presidente non si limita al XXV Emendamento. La mossa decisiva, infatti, potrebbe essere l’impeachment, ovvero la rimozione di un funzionario di livello federale o statale (in quest’ultimo caso varia di Stato in Stato tranne in Oregon, dove non è prevista). La procedura si snoda tra Camera e Senato: la prima formula i capi di imputazione, il secondo giudica il Presidente.

L’iter ha inizio, su istanza di un deputato o di non-membri, presso le commissioni competenti della Camera dei Rappresentanti, che svolgono le dovute indagini e trasmettono quanto raccolta alla commissione Giustizia, che formula e approva l’accusa sotto forma di risoluzione. Lo step successivo vede un passaggio in aula: l’incriminazione è approvata a maggioranza semplice con un voto per ciascun articolo.

La risoluzione passa così al Senato, presieduto dal Chief Justice della Corte Suprema. Siamo innanzi a un vero e proprio processo, con la possibilità per le parti di presentare testimoni per esami incrociati. La Camera alta approva la rimozione a maggioranza dei 2/3 dei presenti, adducendo le relative motivazioni, che siano di condanna o di assoluzione.

I Presidenti sottoposti a procedura di impeachment sono stati tre: Andrew Johnson (1868, 11 capi d’accusa: assolto), Bill Clinton (1999, assolto dallo scandalo Lewinsky) e lo stesso Donald Trump (2020, assolto dalle accuse di abuso di potere e ostruzionismo al Congresso per le presunte pressioni operate nei confronti dell’Ucraina affinché aprisse un’indagine locale su Joe Biden e suo figlio).

 

IL DILEMMA DELLA RIMOZIONE DI TRUMP

Mentre l’Amministrazione continua a perdere pezzi e Trump riconosce la sconfitta promettendo una transizione ordinata e pacifica, l’ira del Congresso per quanto accaduto non sembra destinata a placarsi. I parlamentari Democratici non intendono perdonare l’assalto a Capitol Hill e chiedono a gran voce la rimozione del Presidente, in particolare Ilhan Omar e Alexandria Ocasio Cortez, alle quali si sono sommati il deputato repubblicano Adam Kinzinger, il governatore repubblicano del Vermont Phil Scott e quello del Massachusetts Charlie Baker. L’unico dissenso in casa Democratica proviene dalle due senatrici del Nevada, le quali preferirebbero evitare ulteriori tensioni e attendere l’insediamento del loro leader alla Casa Bianca.

Giovedì sera la Speaker della Camera, Nancy Pelosi, e il leader dei Democratici al Senato, Chuck Schumer, hanno chiesto al Vicepresidente uscente Mike Pence di attivare il XXV Emendamento, senza tuttavia ricevere alcuna risposta. “Se Pence non dovesse rispondere positivamente alla richiesta di attivare il XXV Emendamento, avvieremo la procedura di impeachment per Donald Trump una seconda volta” hanno dunque avvertito i due capigruppo democratici.

Fonti vicine al Vicepresidente hanno fatto trapelare che Pence non ha intenzione di perseguire questa strada, poiché significherebbe di fatto rinnegare i quattro anni di governo. E per di più se Trump dovesse scoprire le intenzioni del suo Vice e dei membri del suo Governo non esiterebbe a licenziarli in tronco. L’unica alternativa sarebbe, quindi, l’impeachment, ma questo scenario pone il problema del tempo, visto che la messa in stato d’accusa e il conseguente processo durerebbero come minimo alcuni giorni.

Il Vicepresidente degli Stati Uniti e Presidente del Senato Mike Pence e la Speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi

A frenare l’istinto punitivo nei confronti del suo avversario è stato proprio Joe Biden. La CNN riferisce che il presidente eletto preferirebbe rimanere concentrato sul giuramento del 20 gennaio e considererebbe l’eventuale rimozione di Trump un atto che non aiuterebbe a unificare il Paese, ma piuttosto ad alimentare il caos da una costa all’altra.

I giorni passano e il dilemma della politica americana resta: se da un lato si teme l’imprevedibilità di Trump seduto per altri 12 giorni sullo scranno dell’uomo più potente del mondo libero, dall’altro The Donald furioso per una sua rimozione potrebbe portare a un’ulteriore escalation.

Insomma, secondo alcuni sarebbe il caso di dire: “non stuzzicar il can che dorme”.

President Donald Trump arrives to speak during a campaign rally at Kellogg Arena, Wednesday, Dec. 18, 2019, in Battle Creek, Mich. (AP Photo/ Evan Vucci)

Noi con Trump: la community italiana dei fan di The Donald

Che Donald Trump avesse sostenitori in tutto il mondo non è certo una novità. E questo vale anche per l’Italia. Nel nostro Paese sono infatti nati blog, community e portali dedicati alla figura del Presidente e l’Associazione Culturale Noi con Trump è certamente il punto di riferimento per i fan italiani di The Donald.

 

L’Associazione

L’Associazione, che conta oggi oltre 60.000 fans su Facebook , è fornita di un proprio sito web (www.associazionenoicontrump.com) attraverso il quale è possibile avere una panoramica su quelli che sono gli ideali e gli obiettivi dei membri e dei fondatori. Si tratta, ovviamente, di un movimento dedicato alla figura di Donald Trump non solo come Presidente degli Stati Uniti, ma anche <<a Lui come persona>>, così come si legge nello stesso sito web.

 

Gli obiettivi

Gli scopi che l’Associazione si prefigge sono elencati nel proprio sito web e sono i seguenti:

Tutelare e valorizzare le tradizioni dell’Europa conservatrice e democratica;

Promuovere anche in Italia e in Europa gli obiettivi raggiunti dalle politiche del Presidente Trump negli U.S.A. e garantire la correttezza delle informazioni diffuse in merito;

– Promuovere la democrazia partecipativa e l’implementazione di strumenti, sia on line che off line, per garantire a ciascun cittadino la libera espressione del proprio pensiero;

Difendere la libertà di pensiero e il pluralismo delle opinioni in contrasto con la globalizzazione del pensiero unico e del “politicamente corretto”;

Partecipare alla vita politica intesa come autentico onere civile.

 

Per quanto riguarda l’ultimo punto, la partecipazione alla vita politica dell’Associazione si esplica soprattutto attraverso i canali social, specie sulla pagina Facebook Noi con Trump, all’interno della quale vengono spesso pubblicati dei post riguardanti la politica italiana, in particolare su eventuali proposte e prese di posizione su particolari argomenti di interesse nazionale.

 

Struttura dell’Associazione

L’Associazione ha un proprio consiglio direttivo di cui fa parte, ovviamente, anche il Presidente Riccardo Marini, oltre ad altri tre membri. Sono inoltre presenti diversi gruppi territoriali, di cui almeno uno in ogni Regione italiana, la cui gestione è affidata ai responsabili regionali.

Il Presidente Riccardo Marini

 

Il Blog “Noi con Trump

Dal sito dell’Associazione è possibile accedere ad un altro sito web (www.noicontrump.com) che conduce il visitatore all’interno del Blog.

La pagina si apre con una considerazione di principio: <<Crediamo nelle politiche economiche, governative e mediatiche intraprese da Donald J. Trump, reputandolo come uno dei miglior Presidente degli Stati Uniti d’America.>>

È possibile quindi attraverso il portale accedere alla sezione “Blog” all’interno della quale sono pubblicati articoli riguardanti Donald Trump: dal lavoro come Presidente alla campagna elettorale per le elezioni Presidenziali del 2020.

 

La pagina Facebook Noi con Trump

Noi con Trump è presente sui social network, specialmente su Facebook, dove la pagina conta oggi più di 63.000 mi piace. Il suo utilizzo è certamente funzionale alla propaganda delle proprie idee politiche e non, attraverso la costante pubblicazione di post a favore di Donald Trump, ma anche di aggiornamenti su ciò che succede negli USA, specialmente nel periodo pre e post elezioni 2020.

Gli argomenti di interesse della pagina non si esauriscono intorno a quello che è il mondo politico e non solo degli Stati Uniti, e non di rado si estendono sino ad abbracciare anche avvenimenti che ci riguardano più da vicino.

È il caso, ad esempio, di un post datato 31/12/2020, nel quale vengono evidenziate alcune di quelle che sono le proposte politiche di Noi con Trump per l’Italia:

– L’Italia fuori dall’Europa

– Una Banca Nazionale

– Made in Italy: Produzione 100% in Italia.

 

Un altro esempio riguarda il dibattito che si è creato intorno al vaccino contro il Covid-19. La posizione di Noi con Trump è chiara e viene resa nota in un post pubblicato anche in questo caso il 31/12/2020:

<< Noi non ci vaccineremo, questo è certo.

Vogliamo un attimo esporre sul perché non ci vaccineremo. Partiamo dalla nostra posizione Free Vax, in linea con quella del Presidente Trump. Noi non siamo contro la scienza, non lo deve essere nessuno, dobbiamo caso mai disquisire sul potere di Big Pharma, ma è un altro discorso. Le scene che abbiamo visto, le affermazioni che abbiamo ascoltato, molteplici effetti che abbiamo riscontrato non possono e non devono passare in sordina. >>

Nello stesso post si legge, inoltre: << Noi siamo sia con chi vuole vaccinarsi e con chi non vuole vaccinarsi, la libertà vaccinale è un diritto per entrambi. Il vaccino, al di là dell’utilità specifica per il Covid-19, deve essere sicuro, come lo devono essere i farmaci che quotidianamente possiamo assumere. >>

 

Inoltre, tanti sono gli eventi online che la pagina Facebook ha organizzato a sostegno di Trump, così come sono tanti i gruppi Facebook ufficiali che fanno riferimento alla pagina: dai “Giovani per Trump” ai “Pro-Life per Trump”, passando per gli “Imprenditori per Trump”.

 

Noi con Trump e gli scontri al Congresso del 6 gennaio 2021

Con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, Noi con Trump fornisce una propria analisi e il proprio pensiero sugli scontri che sono andati in scena a Washington nel giorno in cui il Congresso degli Stati Uniti ha ratificato i voti del Collegio elettorale proclamando la vittoria del democratico Joe Biden.

Dopo una breve introduzione, nel post in questione si legge: <<Noi quindi ci occupiamo di politica e di proposte politiche rivoluzionarie, osservandone gli effetti nella più grande e antica democrazia del mondo. Quel che sta succedendo in queste ore, però, non ha nulla a che vedere con la politica. Questa è qualcosa che somiglia più ad una guerra.>>

E poi ancora: <<Noi siamo convinti che ci siano stati dei brogli elettorali ma, anche prendendo per buoni i risultati, in America ci sono quasi 160 milioni di persone che hanno espresso il proprio voto, una percentuale incredibilmente alta, un numero mai raggiunto da nessun’altra elezione nella storia del paese, il tutto con dei dubbi che serpeggiano e spesso evidenziati da logiche di numeri.>>

In relazione agli scontri: <<Quello di ieri è stato un evento catastrofico, mortificante per la democrazia americana, ma è comunque solo uno dei sintomi di questo malcontento diffuso in tutto il paese.>>

E conclude: <<Come associazione, vi invitiamo a non lasciare che sia solo la narrazione dei media mainstream a spiegarvi cosa stia davvero succedendo in America ma di provare a sentire anche altri punti di vista, cercando di schivare gli sciacalli delle fake news e chi oggi vuole sfruttare il sensazionalismo degli eventi in corso.>>

 

Il futuro di Noi con Trump dopo le elezioni del 2020

Resta ora da capire quale sarà il ruolo che l’Associazione vorrà ricoprire nel prossimo futuro. Ora che Trump non sarà più il Presidente, Noi con Trump potrebbe scegliere di continuare a seguire le vicende personali di The Donald, oppure continuare a concentrarsi sulla quotidianità politica degli USA – magari facendo opposizione alla Presidenza Biden – oppure ancora potrebbe decidere di non dedicarsi più integralmente agli Stati Uniti, ampliando il suo interesse anche a questioni nazionali. Insomma: la fine della Presidenza Trump non sarà certo la fine di Noi con Trump.