Grecia

La Grecia approverà l’espansione delle proprie acque territoriali

L’11 gennaio 2021, il parlamento greco approverà l’espansione delle acque territoriali. Già a dicembre il Consiglio di Stato greco aveva approvato l’estensione da 6 a 12 miglia nautiche delle acque territoriali nel Mar Ionio. La motivazione di questa scelta, secondo i media locali, va attribuita a una disputa con la Turchia. La Grecia, infatti, ha spesso avuto problemi a risolvere controversie sulla delimitazione territoriale con lo Stato governato da Erdogan e questa estensione servirà a mandare un segnale per risolvere questa disputa. Ankara aveva avvertito già ad agosto che questa azione rappresenta “un casus belli”. Sempre ad agosto, sia il presidente americano Trump, sia il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas, puntavano sul dialogo tra le nazioni.

La disputa tra Grecia e Turchia

La questione tra Turchia e Grecia nasce per i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nel Mediterraneo orientale. Le due nazioni hanno diverse opinioni sull’estensione delle piattaforme continentali. La Turchia ritiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale ma ha un’estensione delle acque territoriali stretta a causa delle isole Greche. L’esempio più rappresentativo secondo la Turchia è l’isola di Kastellorizo. L’isola si trova a 2km dalla costa meridionale della Turchia e a 570km dalla Grecia continentale, e la Turchia rivendica quelle acque territoriali come proprie. La Grecia rivendica le acque territoriali intorno all’isola di Kastellorizo come proprie. Infatti, secondo la convenzione di Montego Bay del 1982, un trattato marittimo delle Nazioni Unite, attribuisce quelle acque alla Grecia, anche se la Turchia non lo riconosce.

La reazione albanese

Il governo albanese di Edi Rama ha sempre sostenuto il diritto della Grecia a raddoppiare le proprie acque territoriali. Dopo questa decisione presa da parte della Grecia, in Albania sono aumentate le domande per il primo ministro Rama su cosa comporterà questa decisione. Da parte dell’opposizione, non solo aumentano i dubbi sugli effetti che questa scelta del governo scaturirà, ma anche su quale sia il piano per la delimitazione marittima con la Grecia. Le due nazioni hanno scelto che la decisione finale la prenda la Corte internazionale di giustizia. La Grecia, prima che la questione arrivasse di fronte alla Corte, ha però approvato l’estensione. L’Albania potrebbe presentare un reclamo presso le nazioni unite ma, secondo il primo ministro, la Grecia ha tutto il diritto di estendere le proprie acque territoriali e la questione non riguarda l’Albania.

Il presidente dell’Albania Meta, invece, ha dichiarato di aver chiesto informazioni esaustive al governo greco per qualsiasi sviluppo correlato alla delimitazione dello spazio marittimo tra i due Paesi.

Le polemiche interne in Albania

Secondo il primo ministro Rama, il presidente ha chiesto informazioni pubblicamente solo per far guadagnare punti politici per il suo ex partito ora all’opposizione, LSI. Rama ha poi ribadito nuovamente che questo processo di delimitazione marittima non riguarda l’Albania. Anche il più grande partito d’opposizione del paese, il PD, ha fatto pressioni a Rama per essere più trasparente. Inoltre, il PD ha chiesto al primo ministro di informare l’opinione pubblica sui negoziati per la delimitazione marittima che proseguono dal 2013. Ha poi chiesto se la Grecia in questi negoziati abbia richiesto questa nuova estensione. Infine, ha domandato se il governo prima di appoggiare questa decisione abbia analizzato i risvolti legali di questa scelta.

Monarchia

Nuovo sondaggio premia la monarchia spagnola nonostante gli scandali

L’opinione pubblica spagnola cambia radicalmente idea in merito ad un ipotetico referendum tra monarchia parlamentare e repubblica rispetto a tre mesi fa. È questo il risultato che emerge dal sondaggio svolto da La Sexta. Nonostante lo scandalo fiscale che sta riguardato l’ex monarca Juan Carlos, gli spagnoli sono tornati ad avere fiducia nella monarchia. Nel caso in cui ci dovesse essere un referendum, il 54.3% sosterrebbe la monarchia rispetto al 30.3% che invece sarebbe favorevole alla repubblica.

La rapida crescita della monarchia

Risultati totalmente opposti rispetto a 3 mesi fa. A settembre lo stesso sondaggio svolto da La Sexta vedeva il sostegno alla Corona al 34.3%. Una crescita di ben 20 punti percentuali in soli 90 giorni. Al contrario, i difensori della repubblica sono passati dal 43,8% al 30,3%.

Un altro elemento che emerge dal sondaggio è che gli spagnoli non vedono la necessità di un referendum. Il 67.1% degli spagnoli non reputa necessario indire un referendum di questo tipo al momento.

Cosa dicono i partiti?

L’opinione dei partiti riguardo una consultazione popolare vede gli elettori di Vox come i più contrari. Ben il 97.1% non reputa necessario dover andare alle urne. Seguono gli elettori del PP (94,9%) e dei Ciudadanos (87%). Solo i sostenitori di Unidas Podemos, con l’88,7%, risultano ampiamente favorevoli a questa possibilità.

I più divisi sono gli elettori del PSOE, che tuttavia sono anche loro ampiamente contrari ad un referendum, con il 57,9% che non lo ritiene necessario.

Oltre ad essere i principali promotori di un referendum di questo tipo, i sostenitori di Unidas Podemos sono anche quelli che più fortemente appoggiano la repubblica con l’88,7%, mentre tra i socialisti il ​​sostegno alla repubblica raggiunge il 44,7%, superando quello della monarchia costituzionale, che ottiene il 36,1%.

Il rifiuto del voto coincide con il supporto alla monarchia, ed è l’elettorato Vox che più sostiene questa opzione con il 95,6% dei suoi elettori, seguito dal 94,2% dai sostenitori del PP e dal 74,1% dei Ciudadanos.

La posizione di Juan Carlos

Questi sondaggi avvengono in un momento in cui il dibattito pubblico sul ruolo della monarchia in Spagna è all’ordine del giorno, a causa degli scandali usciti riguardo alle accuse di evasione fiscale nei confronti dell’ex Re Juan Carlos.

Le prime notizie risalgono al 2018, quando emersero delle intercettazioni in cui si parlava di due conti corrente in Svizzera associati alla famiglia reale e dai quali partivano trasferimenti di denaro verso paradisi fiscali. Tra questi spostamenti monetari, è stata scoperta anche una donazione di 65 milioni di euro all’ex amante di Juan Carlos, Corinne Larsen.

Più recente, la decisione da parte dell’ex Re, da agosto si è stanziato negli Emirati Arabi Uniti, di versare 678mila Euro per regolarizzare la propria posizione con il Tesoro. Proprio questi sviluppi hanno permesso a Unidas Podemos, ora nel governo di coalizione, di tentare di aprire il dibattito sulla monarchia parlamentare, istituita nel 1978. Tuttavia, il Presidente Pedro Sánchez ha respinto qualsiasi proposta di cambiamento del modello attuale, nonostante le pressioni degli alleati di governo.

Le accuse di Podemos

Per il portavoce di Podemos, il deputato Rafael Mayoral, queste azioni “non possono essere risolte con la regolarizzazione” e ha chiesto un trattamento più approfondito. Mayoral ha messo in dubbio l'”inviolabilità e impunità assoluta” del Capo dello Stato all’interno della Costituzione e ha sottolineato “la vergogna a livello internazionale” che le azioni dell’emerito hanno provocato. Podemos si era già pronunciata più volte in questi anni contro Juan Carlos I.

Queste posizioni del membro di Unidas Podemos si scontrano con la visione moderata di Pedro Sánchez. In un’intervista a Tele Cinco, il Presidente ha assicurato che il governo difenderà il patto costituzionale del 1978, il quale sancisce che la forma di governo è la monarchia parlamentare. “Dobbiamo rispettare la monarchia parlamentare, quest’ultima non è in pericolo in Spagna“, ha detto.

Il PP è intervenuto in questi giorni, tramite il suo vicesegretario Antonio González Terol, per elogiare il “lavoro inestimabile” che Juan Carlos I ha fatto nel “recupero delle libertà“.

È della stessa linea di Mayoral il leader di Podemos Pablo Iglesias Turrìon. Quest’ultimo ha proposto di aprire a livello politico “un tranquillo dibattito sulla possibilità che i cittadini possano controllare le istituzioni pubbliche senza alcuna eccezione” per esaminare il grado di accettazione dell’attuale Monarchia Parlamentare.

Olaf Scholz

Il destino della SPD passa per le mani di Olaf Scholz

Il 2021 sarà un anno cruciale per la Germania. Il 26 settembre, gli elettori saranno chiamati al voto per le elezioni nazionali. Una tornata elettorale che, salvo clamorosi colpi di scena, metterà fine al lunghissimo cancellierato di Angela Merkel (CDU).

Le incognite intorno a questa elezione sono moltissime. Tuttavia, una delle principali riguarda certamente la SPD (Partito dei socialdemocratici tedeschi), attuale azionista di minoranza del governo di Große Koalition con la CDU/CSU (Unione dei cristiano democratici tedeschi).

Con un’emorragia di consensi che dura ormai da diversi anni, il destino della SPD passa soprattutto per le mani di un uomo: Olaf Scholz.

SPD

Chi è Olaf Scholz

62 anni, attuale vicecancelliere e ministro delle finanze, lo scorso 10 agosto 2020 Olaf Scholz è stato ufficialmente nominato candidato della SPD alla Cancelleria.

La sua carriera politica inizia nel 1975 nella Jusos, l’organizzazione giovanile della SPD. Negli anni precedenti alla caduta del muro, scala le gerarchie dell’associazione, rifacendosi a un orientamento marxista molto marcato.
Dopo il 1989, entrato definitivamente nella SPD, inizia a farsi conoscere nel distretto di Amburgo, città al quale la sua carriera rimarrà sempre legata.

Nel 2002 diventa segretario della SPD, sostenuto dall’allora cancelliere socialista Gerhard Schröder. Nel 2007, subentra a Martin Schulz come Ministro del lavoro nel primo governo Merkel, rimanendo in carica fino al 2009.

Per due anni, fino al 2011, la sua stella politica sembra in discesa. Molti ne iniziano a pronosticare una lenta ma inesorabile caduta. Invece, Scholz diventa sindaco di Amburgo, rimanendo in carica fino al 2018. Grazie ai buoni risultati ottenuti nella città anseatica, riesce a rilanciare la sua carriera politica, entrando nel governo Merkel IV in qualità di ministro delle finanze.

 

Olaf Scholz - Merkel

Olaf Scholz con la cancelliera Angela Merkel

Il candidato (im)perfetto

Il quotidiano amburghese Handelsblatt ha scritto di Scholz che pochi politici hanno un’immagine dai contorni così definiti come la sua. Questo vale sia per i suoi punti forti che quelli deboli.

Da un lato, Scholz si è costruito la fama di essere un politico affidabile, in grado di imporre le sue idee e la sua agenda, un maestro del compromesso. Una qualità quest’ultima, è utile ricordarlo, ritenuta fondamentale per ogni aspirante Cancelliere in Germania. Inoltre, viene considerato un abile calcolatore, in grado di pensare velocemente e di reagire con determinazione agli imprevisti.

Dall’altro lato, l’attuale Vicecancelliere è considerato un pessimo comunicatore, non in grado di ispirare gli elettori al di fuori della sua base, a tratti saccente e pignolo nelle discussioni. Inoltre, la sua eccessiva sicurezza gli farebbe perdere di vista le sue debolezze. Un parere condiviso da diversi analisti dalle parti di Berlino.

Quel che è certo, è che non si può mai dare nulla per scontato quando si parla di Scholz. Sempre l’Handelsblatt ha scritto che l’aspetto più sorprendente è uno: Scholz è ancora lì, nonostante la sua fine sia stata pronosticata più volte. L’ultima volta nel dicembre 2019, quando era stato battuto nella corsa alla segreteria nazionale del partito.

Il programma elettorale di Olaf Scholz

Come inevitabile, il programma elettorale di Scholz e della SPD per le elezioni di settembre sarà dominato dalla reazione alla crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19.

Scholz ha dichiarato più volte ai media tedeschi che la pandemia di Covid-19 rimette al centro del dibattito, in primo luogo, i temi di natura sociale. A un evento ufficiale del partito, nello scorso dicembre, l’attuale ministro delle finanze ha dichiarato che “Bisognerà lottare per ottenere maggiore rispetto nella società”. E ancora: “Tutti i lavoratori devono poter contare su una cosa: che il lavoro sarà in cima alle priorità del prossimo governo”.

Se diventasse Cancelliere, Scholz ha promesso di battersi per l’introduzione di un salario minimo orario di 12 euro. Inoltre, ritiene fondamentale che si torni a investire sui giovani, a partire da un salario minimo anche per i tirocinanti impegnati nei programmi di apprendistato.

Altro tema centrale, che potrebbe rappresentare un punto di convergenza con i Verdi, è quello della lotta ai cambiamenti climatici. La SPD si impegna ad attuare riforme più stringenti fin da subito.

Altro tema caro a Scholz, sin dai tempi del suo impegno politico ad Amburgo, è quello del prezzo degli alloggi. Costruire nuovi appartamenti e introdurre politiche di sostenibilità economica per gli affitti sarà una delle principali sfide lanciate dalla SPD nel programma elettorale.

Cosa dicono i sondaggi: la rincorsa della SPD

Tuttavia, Scholz deve fare i conti con i sondaggi e soprattutto con l’emorragia di consensi che il partito vive da diversi anni a questa parte. Alle elezioni del 2017, la SPD raggiunse il 20,5%. All’epoca, il risultato peggiore dal dopoguerra. Dopo quella tornata le cose non solo non si sono messe meglio, ma sono addirittura peggiorate.

Secondo un sondaggio di Yougov del 6 gennaio, la SPD si aggira intorno al 15%. Altri istituti demoscopici rilevano dati simili, e in tutti i casi mai superiori al 17%.

La crisi della SPD è aggravata dall’afflusso di voti verso due competitor. Da un lato, la sinistra radicale die Linke, che mantiene una percentuale del 9% in linea con le elezioni del 2017. Dall’altro, i Verdi, che apparentemente drena la maggior parte dei suoi voti proprio dalla SPD.

Infatti, i Verdi sembrano riuscire ad attirare un elettorato variegato, che prima votava soprattutto per la SPD. Se per certi versi i due partiti hanno alcune convergenze tematiche, che ne potrebbero favorire un’eventuale alleanza, è altrettanto vero che sembra difficile che la SPD riesca a riconquistare gli elettori perduti in pochi mesi.

L’ultima speranza

In un’elezione che si preannuncia tra le più imprevedibili di sempre, Scholz ha una sola speranza. Una speranza che, paradossalmente, risiede proprio nei suoi competitor a sinistra. Qualora SPD, Verdi e die Linke ottenessero insieme il 50% dei consensi, potrebbero aprirsi degli spiragli per una coalizione di governo che la stampa tedesca ha già battezzato rot-rot-grün (rosso-rosso-verde, dai colori dei tre partiti).

In questo scenario, ad oggi del tutto ipotetico, Scholz potrebbe far valere la sua lunga esperienza e il suo peso politico, a livello nazionale e internazionale. D’altronde, come rilevato in un sondaggio dall’istituto Kantar lo scorso agosto, Scholz è considerato dall’elettorato tedesco come il secondo politico più adeguato a ricoprire la carica di Cancelliere.

Sarà sufficiente per ottenere la cancelleria?

Iowa

In Iowa è giallo sull’elezione nel 2° distretto

Dopo tre riconteggi, la vittoria delle elezioni del 3 novembre 2020 del 2° distretto dell’Iowa è stata assegnata alla repubblicana Mariannette Miller-Meeks.

Rita Hart, sconfitta per soli sei voti, ha presentato ricorso alla Commissione amministrativa della Camera e non ai tribunali dell’Iowa aprendo così una crisi governativa che terrebbe l’Iowa senza rappresentante per diverso tempo.

La vicenda del 2° distretto dell’Iowa

In lizza per il posto del Deputato Dave Loebsack sono le due ex Senatrici dello Stato: Rita Hart e la repubblicana Mariannette Miller-Meeks.

La Hart ha ricoperto il ruolo di Senatrice dello Stato dell’Iowa dal 2013 al 2019, mentre la Miller-Meeks ha fatto il Deputato dal 2019 dopo aver sfidato Dave Loebsack nel 2 ° distretto nel 2014 e aver perso con il 47%, contro il 53% dei voti.

Il 2 ° distretto è uno dei 30 del distretti detenuti dai democratici che Donald Trump ha vinto nelle elezioni presidenziali del 2016 con il 49% dei voti contro il 45% di Hillary Clinton.

Questo distretto copre Iowa City e la maggior parte della zona sud-orientale dello Stato. Le elezioni del 3 novembre hanno assegnato la vittoria a Miller-Meeks per sei voti. Hart fin da subito non ha accettato la sconfitta e ha presentato ricorso alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.

Il caos istituzionale

I Repubblicani, tra cui la stessa Miller-Meeks, hanno protestato contro la proposta di Hart considerandola una mossa politica. La Senatrice repubblicana sostiene che un appello alla giuria dell’Iowa sarebbe stato un passo più prudente rispetto ad un appello alla Camera, controllata dai Democratici.

La risposta di Hart non si è fatta attendere: il poco tempo a disposizione non è sufficiente per discutere il suo caso in un’aula di tribunale dello Iowa.

Secondo la legge degli Stati Uniti, infatti, le sentenze dei tribunali non sono ritenute vincolanti ma solo la Camera degli Stati Uniti ha l’ultima parola in merito a un’elezione contestata.

A stabilirlo è il Congressional Research Service che tramite il Federal Contested Elections Act del 1969 descrive le procedure per contestare l’elezione di un membro del Congresso.

Spetterà quindi alla Camera dei Rappresentanti controllata dai Democratici decidere se Miller-Meeks potrà sostituire Loebsack, nel frattempo il 2° Distretto dell’Iowa potrebbe non avere un rappresentante al Congresso per mesi.

 

Il Precedente in Indiana

Iowa

Una simile sfida è avvenuta in Indiana nel 1984 tra il democratico Frank McCloskey e il rivale repubblicano Rick McIntyre. McCloskey si è appellato al Federal Contested Elections Act contestando l’elezione che lo vedeva sconfitto per quattro voti.

Dopo aver chiesto un riconteggio, il democratico si è portato in testa per 418 voti escludendone altri migliaia a suo favore non conteggiati per motivi tecnici.

La Camera allora controllata dai Democratici, che si rifiutava di far eleggere ufficialmente l’uno o l’altro candidato prima della fine delle indagini, ha assegnato la vittoria a McCloskey nel maggio del 1985, cinque mesi dopo l’inizio delle indagini.

Cosa succede ora

Come insegna il precedente dell’Indiana, con l’appello alla Camera  potrebbe nascere un nuovo scenario con un risultato diverso. Anche se storicamente la maggior parte dei casi elettorali contestati sono stati archiviati dalla Commissione.

Su 107 casi elettorali contestati depositati tra il 1933 e il 2009, il candidato che ha contestato le elezioni ha vinto solo 3 volte. Il comitato elettorale di Hart non ha dichiarato quanto tempo sarebbe necessario per una simile indagine.

Intanto  Miller-Meeks ha fino a 30 giorni per presentare una risposta alla sfida lanciata da Hart e affidare tutto alla Camera che deciderà se aprire o meno un’indagine.

Nel frattempo il 3 gennaio 2021 si è tenuto il 117 ° Congresso che ha visto la partecipazione di Miller-Meeks come rappresentante attuale del distretto alla Camera nel corso della controversia.

Il Presidente della Camera, Nancy Pelosi, ha sottolineato che per ora quello dell’Iowa è un seggio provvisorio fino a quando la Camera non deciderà cosa fare della sfida delle due ex senatrici.