Alba Dorata: ascesa e declino dell’estrema destra greca

golden dawn

Secondo gli ultimi sondaggi, il movimento di estrema destra greco Alba Dorata avrebbe un consenso oscillante tra l’1 e il 2% dei votanti. Percentuali ancora superiori a quelle dei principali movimenti neofascisti europei, ma decisamente inferiori al consenso ottenuto solo pochi anni fa. Ma che cos’è Alba Dorata? Quali furono le cause della sua ascesa? Quali invece quelle del suo declino?

 

Breve storia della destra greca

La storia del Novecento greco è, come quella della maggior parte dei paesi europei, tragicamente segnata dal nazionalismo e dallo scontro ideologico. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, il duro contrasto con la Turchia di Atatürk portò alla cosiddetta “Katastrofi”, l’espulsione delle millenarie comunità greche da Smirne e dall’Asia Minore. Il forte nazionalismo legato a questo episodio drammatico favorì l’instaurazione della dittatura del generale Ioannis Metaxas nel 1936, la cui vicinanza ideologica con il fascismo non impedì l’invasione italiana nel 1940. La Grecia fu poi conquistata dalla Germania nazista, che vi instaurò una dura occupazione. Alla fine del conflitto, il Paese visse una guerra civile tra monarchici e comunisti, che vide l’affermazione dei primi nel 1949, in uno scontro che costò oltre 150 mila morti.

Nel 1967, l’esercito prese il potere con un colpo di stato, dando vita alla cosiddetta “Giunta dei Colonnelli”, guidata dal generale Georgios Papadopoulos, che instaurò un regime profondamente conservatore. Dopo un periodo di crisi vissuto nel 1973, il regime collassò l’anno successivo per via del fallimento del piano dell’annessione di Cipro. Il governo greco aveva infatti programmato un colpo di stato militare che venne effettivamente attuato, ma la Turchia, con l’obiettivo di difendere i turco-ciprioti, occupò militarmente il nord dell’isola, facendo fallire il piano.

Dal ritorno della democrazia (e della Repubblica, vittoriosa nel referendum istituzionale del 1974), il partito principale del centrodestra greco è Nuova Democrazia, mentre alla sua destra vennero fondati effimeri movimenti conservatori, che fino al 2000 non riuscirono a superare la soglia del 4% necessaria per entrare in Parlamento. Uno di questi era l’Unione Politica Nazionale, fondato dall’ex dittatore Papadopoulos mentre era in carcere. Tra i leader giovanili di questo partito c’era Nikos Michaloliakos, fondatore di Alba Dorata nel 1983.

 

L’ascesa di Alba Dorata

Alba Dorata si caratterizza per un’ideologia ultranazionalista: si oppone a quella che definisce “l’alterazione demografica” della Grecia e riconosce apertamente l’esistenza e la superiorità di una razza greca. Il simbolo del partito ricorda chiaramente la svastica nazista. L’elemento razziale, unito all’organizzazione paramilitare del partito e al diffuso uso della violenza di strada, differenzia profondamente Alba Dorata dagli altri partiti della destra radicale europea, a cui talvolta è stata accostata.

Nei suoi primi venticinque anni di esistenza, la compagine aveva un seguito inferiore all’1% e balzava saltuariamente agli onori della cronaca per scontri di piazza nelle periferie di Atene: in uno di questi, il numero due del partito Antonios Androutsopoulos accoltellò uno studente di sinistra e fu per questo condannato a 21 anni di carcere per tentato omicidio. Il primo successo elettorale di Alba Dorata si ebbe nel 2010, anno in cui il partito elesse alcuni consiglieri comunali ad Atene, tra cui lo stesso Michaloliakos. Il maggior numero di voti li ottenne nelle aree a più alta densità di immigrati, dove i militanti organizzavano “ronde di sicurezza” (che non di rado sfociavano in aperta violenza), distribuzione di cibo e donazioni di sangue dedicate “ai soli greci”.

Nel 2012, la Grecia si presentò alle elezioni tragicamente provata dalla crisi economica e dopo aver sottoscritto un duro memorandum con l’Unione Europea, con il quale si impegnava a pesanti riforme sociali, in cambio dei prestiti necessari a evitare il default dello Stato. I partiti tradizionali Nuova Democrazia e PASOK (socialisti) erano in forte crisi di consenso, percepiti come corrotti e inadatti a gestire la crisi. Alba Dorata cavalcò il sentimento di insoddisfazione, facendo una campagna classicamente populista, opponendosi duramente al memorandum e ponendo in contrapposizione il popolo greco contro l’élite corrotta che l’aveva portato a quella tragica situazione, mentre temi come l’immigrazione vennero momentaneamente accantonati. Questa campagna portò il movimento ad ottenere un consenso (7%) che andava ben oltre quello dei neofascisti: in particolare ebbe successo tra i giovanissimi, i disoccupati e i lavoratori autonomi, con un livello di educazione medio. Il partito entrava dunque per la prima volta in Parlamento.

 

Apice e declino

Il consenso di Alba Dorata continuò a crescere per tutto l’anno successivo, anche per via della continuazione delle politiche di austerity da parte del governo di larghe intese centrodestra-centrosinistra. I sondaggi proiettavano Alba Dorata ben oltre il 10%, secondo alcune stime addirittura oltre il 15. Il punto di non ritorno si ebbe il 18 settembre 2013, quando un gruppo di militanti del partito uccise il noto rapper di sinistra Pavlos Fyssas; si sospetta (c’è ancora un processo in corso) con il consenso e la complicità dei loro capi, tra cui lo stesso Nichaloliakos, che venne arrestato nei giorni successivi. A causa dell’omicidio di Fyssas, il Parlamento greco votò per tagliare i fondi ad Alba Dorata e per togliere l’immunità parlamentare ai suoi deputati. Le piazze si riempirono di manifestazioni di protesta contro l’estrema destra e vi furono anche violenti scontri, che portarono anche all’omicidio di due militanti di Alba Dorata da parte di un gruppo anarchico. Nonostante le difficoltà, le elezioni europee del 2014 videro il miglior risultato della storia del partito: 9.4% con oltre 500 mila voti, che lo portarono ad essere la terza compagine del Paese.  

Per il movimento iniziava però il declino: la sempre più frequente negazione del permesso di riunirsi nelle piazze (particolarmente problematico per chi si è sempre definito “un movimento di strada”), la privazione dei fondi pubblici e l’incarcerazione dei propri leader, unite al sempre maggiore attivismo degli avversari, hanno gettato Alba Dorata in una spirale da cui non si è più ripresa. Inoltre, il miglioramento (sia pure lento e parziale) della situazione economica greca ha alienato parte dell’elettorato non ideologizzato che le si era rivolto negli anni più bui della crisi. È poi importante ricordare che, con la leadership di Kyriakos Mitsotakis, Nuova Democrazia ha spostato il proprio baricentro più a destra, con posizioni più dure per esempio verso l’immigrazione, togliendo parte degli argomenti ad Alba Dorata che, nel 2019, è rimasta fuori dal Parlamento con il 2,93%. I successivi sondaggi confermano il declino e alcuni di essi vedono il movimento di estrema destra sotto l’1%. Nelle prossime settimane è atteso l’esito del processo per la morte di Fyssas: Michaloliakos e gli altri vertici del partito rischiano dure pene detentive e Alba Dorata potrebbe essere definitivamente riconosciuta come un’organizzazione criminale.  

 

Fonti e approfondimenti:

  1. Antonis Ellinas (2013), “The rise of Golden Dawn, the new face of the far-right in Greece“, South European Society and Politics, 18:4, pp. 543-565
  2. Antonis Ellinas (2019), “The apparent fall of the Greek Golden Dawn: some lessons for democracy”, London School of Economics Blog
  3. Vassiliki Georgiadou (2013), “Right-wing populism and extremism: the rapid rise of Golden Dawn in crisis-ridden Greece”, 
  4. Vassiliki Georgiadou (2019), “The state of the far-right in Greece“, Friedrich Ebert Stimmung, ed. November 2019
  5. Daniel Trilling (2020), “Golden Dawn, the rise and fall of Greece’s neo-nazis“, The Guardian, 3rd March 2020

 

 

Nato a Milano nel 1996, ho studiato Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali all'Università di Pavia e successivamente International Relations and European Politics presso la University of Bath, in Inghilterra. Sono appassionato di politica europea, di calcio e di tennis, ambiti in cui mi piace applicare la mia malsana passione per le statistiche.

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