Ankara mette i boots on the ground in Caucaso

Soldati turchi e azeri

Il 18 novembre il Parlamento turco ha approvato l’invio di militari con funzione di peacekeeping nel territorio del Nagorno-Karabakh. Il contingente turco rimarrà nella regione per un anno insieme a quello russo, anch’esso impegnato a sorvegliare l’implementazione degli accordi di pace del 10 novembre. Il territorio è teatro di scontri tra armeni e azeri dalla caduta dell’Unione Sovietica, quando venne riconosciuto come parte dell’Azerbaijan pur essendo popolato in maggioranza da armeni.

Negli ultimi mesi gli azeri sono riusciti a farsi strada nella regione, conquistando la città di Shushi, a pochi chilometri da Stepanakert, capitale del distretto. L’accordo di pace è arrivato dopo tre tentativi falliti di raggiungere un cessate il fuoco ed è stato firmato dal Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan, dal Presidente azero Ilham Aliyev e dal Presidente russo Vladimir Putin.

I pilastri del compromesso sono tre. Il primo è la cessazione immediata delle ostilità e il ritiro delle truppe armene dai circondari di Agdam, Kebajar e Lachin, obbligo che non sussiste nelle aree occupate dagli azeri. Il secondo è il dispiegamento di peacekeeper russi e turchi lungo le frontiere. Essi avranno anche l’incarico di presidiare il corridoio di Lachin, che collega l’Armenia all’Artsakh (la repubblica armena nel Nagorno-Karabakh), e di aprire un corridoio che connetta l’Azerbaijan alla regione di Nakhcivan, separata dal resto del Paese. Il terzo è lo scambio di prigionieri, i cui termini sono ancora da definirsi.

L’accordo è stato accolto con entusiasmo da Baku, che vede nelle recenti conquiste un riscatto dalla sconfitta del 1994. La presa di Shusha (nome azero di Shushi), in particolare, è di essenziale importanza per il controllo della regione, dal momento che da lì potrebbe partire un’offensiva in grado di prendere Stepanakert. Quasi inutile a dirsi, gli armeni considerano il compromesso come un tradimento dei loro dirigenti e un’offesa all’onore nazionale. Erevan dovrà inoltre, nei prossimi mesi, gestire l’arrivo dei profughi provenienti dalle aree cadute sotto il controllo azero, che per ora sono circa 150.000.

Sono uno studente di 24 anni del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso l'Università di Torino attualmente in Erasmus presso la Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität di Bonn, Germania. Ho conseguito un diploma in Geopolitica e Sicurezza Globale presso l'ISPI. I miei campi di interesse sono lo spazio ex-sovietico e il Medio Oriente.

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