Argentina, piano di ristrutturazione del debito non convince gli investitori

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Giovedì 16 aprile, il governo argentino ha proposto ai suoi investitori un piano di ristrutturazione del debito. Una settimana dopo la proposta, il mancato pagamento di 503 milioni di dollari avrebbe già dovuto portare al default del paese (il nono della sua storia). Tuttavia, al governo è stato concesso un periodo di grazia di 30 giorni, in cui avrà la possibilità di cercare un accordo con gli investitori, prima che il paese dichiari nuovamente bancarotta.

Che cosa prevede la proposta del governo?

Il nuovo piano prevede di ristrutturare 83 miliardi di dollari di debito. Andando più nel dettaglio, la proposta del governo argentino prevede la sospensione per tre anni di tutti i pagamenti (sia debito che interessi), una riduzione del 62% degli interessi e un taglio del 5,4% del valore nominale del suo debito. Inoltre, il governo propone (ma solamente a partire dal 2023) un tasso di interesse pari allo 0.6%, molto più basso di quello che è il tasso medio dei cosiddetti “emerging markets”. Questo tasso è previsto aumentare gradualmente, fino a un massimo del 4,5%, portando a un tasso medio di circa 2,3%.

Cosa preoccupa gli investitori?

Alla presentazione del nuovo piano di ristrutturazione, il Ministro dell’Economia Martin Guzman ha affermato che gli investitori hanno circa 20 giorni per rispondere alla proposta. Tuttavia, un accordo sembra ancora lontano, in quanto i creditori chiedono condizioni migliori.

A preoccupare gli investitori, è il fatto che l’Argentina sia in recessione dal 2018, quindi ben prima del Covid-19, che non ha fatto altro che peggiorare la situazione economica del paese. Infatti, anche prima dello scoppio dell’attuale pandemia, Guzman aveva annunciato che il paese non avrebbe raggiunto un equilibrio di bilancio primario (la differenza tra entrate e uscite dello stato, al netto degli interessi), prima del 2023. Adesso, oltre all’incapacità del governo di attuare riforme efficaci per ristrutturare la spesa e rilanciare la crescita, si è aggiunta la pandemia, ulteriore causa di incertezza che fa indietreggiare gli investitori. A ulteriore conferma delle loro paure, il Fondo Monetario Internazionale ha previsto per il 2020 una contrazione dell’economia pari al 5,7%, classificando inoltre il debito come “insostenibile”.

Cosa succede adesso?

I maggiori gruppi di investitori hanno definito la proposta come un “prendere o lasciare”, facendo crescere la sfiducia nell’ottenimento di condizioni più vantaggiose e rifiutando quindi il nuovo piano di ristrutturazione. Il paese ha un rischio di default molto alto, e questo dovrebbe essere accompagnato da tassi di interesse ben più alti di quelli proposti dal governo.

Le trattative si stanno svolgendo, ma senza l’appoggio dei creditori più importanti (tra i quali i più importanti fondi d’investimento al mondo) che detengono circa il 25% del debito emesso ne 2016 e il 15% di quello emesso nel 2001, un accordo è difficile da raggiungere.

La strada per il governo argentino è tutt’altro che in discesa, e l’unica ancora di salvezza potrebbe essere il FMI, che già detiene circa 57 miliardi del suo debito e potrebbe giocare un importante ruolo da intermediario. Altrimenti, sarà ancora default, e questa volta la contemporanea presenza della pandemia potrebbe rendere le ricadute sull’economia ancora più tragiche.

Laureando in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Organizzazioni Internazionali presso l'Università Bocconi. I miei interessi sono l'economia, la geopolitica, e le relazioni internazionali.

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