Argentina: rischio nuovo default, prorogato termine per ristrutturazione del debito

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“Vogliamo trovare un accordo e non far fallire ancora l’Argentina”. Sono queste le parole del Presidente Alberto Fernández, dopo che nella giornata di ieri il governo ha deciso di prorogare ulteriormente il termine per un accordo sulla ristrutturazione del debito al 22 maggio, data in cui formalmente scatterà il default.

Sarà passato quindi un mese esatto da quando, il 22 aprile, il governo argentino ha dichiarato che non avrebbe pagato i 500 milioni di dollari ai propri creditori esteri. Trenta giorni è infatti il tempo previsto dai regolamenti internazionali per arrivare ad un’intesa, ma il piano di ristrutturazione presentato dal ministro dell’economia Martín Guzmán non accontenta gli investitori, che, anzi, l’hanno giudicato inaccettabile.

L’ultimatum è già stato prorogato due volte, inizialmente il “prendere o lasciare” dettato dal governo sarebbe dovuto scadere l’8 maggio, poi spostato all’11 ed infine posticipato fino al 22, giorno limite per il raggiungimento di un’intesa. La proposta originaria prevede condizioni eccessivamente sfavorevoli ed un sacrificio per i creditori che arriverebbe fino al 70% del valore nominale dei bond argentini. Nello specifico si avrebbero la sospensione di tutti i pagamenti per tre anni, un taglio pari al 62% degli interessi dovuti e del 5,4% del capitale.

Nel contesto attuale segnato dal Covid-19 e dalla conseguente crisi economica, il Fondo Monetario Internazionale si è già espresso sull’insostenibilità del debito argentino, prevedendo inoltre una decrescita del PIL di 5,7 punti percentuali nel 2020. D’altra parte la stessa direttrice del FMI, Kristalina Georgieva durante un rapporto tecnico sullo stato dell’economia argentina dello scorso marzo, si è espressa in favore di un clima maggiormente collaborativo tra l’Argentina ed i suoi creditori, ponendo l’accento sull’importanza della sostenibilità e, più recentemente, il portavoce del Fondo Rice, ha auspicato un accordo con un alto numero di creditori.

I margini di manovra non sono molti, da una parte i fondi esteri, detentori di parte del debito intendono perdere la minor somma possibile, dall’altra il governo che ha già dichiarato quello argentino come un debito “infinanziabile, inaccessibile e insostenibile“, in mezzo il fondo internazionale, anche lui detentore di 57 miliardi e un gruppo di economisti internazionale tra cui Premio Nobel Joseph Stiglitz, che hanno appoggiato la proposta argentina.

Ciò che è certo è che se entro  il 22 maggio non ci sarà un accordo l’Argentina incorrerà nel nono default della sua storia.

Nato a Brescia, laureato in Comunicazione Politica a Torino. L'interesse per politica ed informazione ha guidato il mio percorso di studi. Grande appassionato di cinema e basket.

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