italia23

Crisi di Governo: nasce la componente MAIE-Italia23 al Senato

Nasce al Senato la componente del Gruppo Misto “MAIE-Italia23”, con l’obiettivo di “costruire uno spazio politico che ha come punto di riferimento Giuseppe Conte”.

Lo dichiara il senatore Ricardo Merlo, Presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero e sottosegretario agli Esteri.

Si conferma così l’ipotesi, già riportata nelle scorse settimane, di una nuova componente politica a sostegno dell’attuale Premier, alle prese con la crisi di governo nata con la fuoriuscita delle ministre renziane di Italia Viva dalla compagine dell’esecutivo.

‘Non cerchiamo responsabili – ha precisato Merlo – ma costruttori, a cui l’unica cosa che offriamo è una prospettiva politica per il futuro, per poter costruire un percorso di rinascita e resilienza, nell’interesse dell’Italia, soprattutto in un momento cosi’ difficile come quello che stiamo vivendo, tra la crisi sanitaria che continua a mordere e quella economica che ha messo in ginocchio imprese, attività commerciali e famiglie.

Facciamo questo alla luce del sole, con trasparenza” spiega ancora il sottosegretario alla Farnesina. “Invitiamo a far parte del gruppo tutti i colleghi senatori interessati a costruire e a lavorare da qui alla fine della legislatura per il bene del Paese e degli italiani’, conclude.

La componente ad oggi può contare su 4 senatori (Merlo, Cario, De Bonis e Fantetti), già espressione della maggioranza. Non si esclude tuttavia che possa essere questo il contenitore nel quale ritrovare tutti i “responsabili/costruttori” che vogliano dare sostegno al Governo Conte dopo lo strappo con Renzi.

“Abbiamo deciso di mettere a disposizione il nostro simbolo per tutti coloro che vorranno appoggiare questo governo”, ha sottolineato il senatore De Bonis.

“Credo che i numeri ci siano – afferma – abbiamo parlato anche con deputati e senatori di Italia Viva”.

Dettaglio non di poco conto è che il Consiglio di Presidenza del Senato può autorizzare la costituzione di nuovi Gruppi parlamentari a Palazzo Madama purchè facciano riferimento a un partito o una lista presentatisi alle precedenti elezioni.

 

raccolta firme per promuovere referendum e leggi di iniziativa popolare da piattaforme digitali

Via libera alla raccolta firme online per referendum e iniziative popolari

Dal 1° gennaio 2022 sarà possibile la raccolta firme per promuovere referendum e leggi di iniziativa popolare per mezzo di piattaforme digitali. È quanto stabilito dalla legge di bilancio 2021 che, dunque, sancisce uno storico cambio di marcia verso l’accesso agli strumenti di democrazia diretta.

Cosa rappresenta

Con una modifica alla legge 25 maggio 1970, n. 352 riguardante “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, si va ad intaccare una normativa spesso considerata come superata a livello europeo.

I sostenitori la ritengono una riforma che estende le garanzie, poche fino ad oggi, legate alla partecipazione democratica delle persone affette da disabilità, cui finalmente sarà possibile, oltre che firmare telematicamente, farsi interpreti in prima persona delle campagne referendarie nelle piazze virtuali attraverso la raccolta firme per promuovere referendum e leggi di iniziativa popolare da piattaforme digitali

Sempre secondo questi si tratta di un passo fondamentale per rimuovere gli ostacoli che da anni impediscono a tutti i cittadini l’esercizio del loro diritto a promuovere referendum e progetti di iniziativa popolare, attraverso, una volta per tutte, l’ausilio dell’innovazione tecnologica.

Profili peculiari della raccolta firme per promuovere referendum e leggi di iniziativa popolare da piattaforme digitali

I commi 341 e ss. della legge di bilancio dispongono chiaramente le novità: per rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena inclusione sociale delle persone con disabilità, le firme e i dati possono essere raccolti in forma digitale senza aver bisogno di un’autenticazione.

A decorrere dal 1° gennaio 2022, infatti, si potrà firmare online tramite le strumentazioni elettroniche (ad esempio SPID) previste dal codice dell’amministrazione digitale CAD (art. 20 comma 1-bis) oppure con una piattaforma online ad hoc.

Tale piattaforma dovrà essere realizzata dal Governo entro la fine del 2021 grazie alla dotazione di un apposito fondo di 100mila euro.

Precedenti infelici

Era il 29 novembre 2019 quando il Comitato ONU per i Diritti Umani ha dichiarato l’Italia in violazione del Patto sui Diritti Civili e Politici a norma dell’art. 25 e dell’art. 2, nel caso Staderini/DeLucia vs Italy.

Il Comitato si espresse all’unanimità, e la sentenza concluse che: “l’Italia ha violato il diritto di Staderini e De Lucia (e con loro tutti i cittadini italiani) di partecipare alla vita politica e al governo del Paese – senza ostacoli irragionevoli – attraverso i referendum e le leggi di iniziativa popolare”, rimandando di fatto all’inadeguatezza della legge 352/1970, congiuntamente alle procedure legislative ritenute ingiustamente restrittive e al sabotaggio da parte delle istituzioni.

SWG

Sondaggio SWG: PD scende sotto il 20%, Fratelli d’Italia oltre il 17%

Torna dopo le vacanze natalizie il consueto appuntamento del Lunedì con il sondaggio SWG per il telegiornale di Enrico Mentana.

Oltre le intenzioni di voto, sono state rilevate le opinioni degli italiani in merito alla vaccinazione contro il Coronavirus. Tra le varie, obbligatorietà o persuasione?

Cala di 12 punti rispetto a fine Novembre la percentuale di chi preferirebbe non vaccinarsi, tra quanti lo faranno solo se imposto oppure rigetta anche quest’ultima ipotesi.

Un 28% degli italiani si dichiara in ogni caso contro l’obbligatorietà del vaccino. Quasi il 60%, però, si dichiara a favore dell’imposizione, chi a priori e chi attendendo invece i numeri dalle prime inoculazioni.

Si equipara invece l’opinione dell’elettorato sull’andamento del piano vaccinale. 

Ma passiamo ora alle intenzioni di voto.

Sondaggio swg SCHERMATA 1

Sondaggio SWG SCHERMATA 2

voti metà legislatura

Cronache di metà legislatura, Episodio 1: i voti e i flussi

Un sondaggio svolto da Ipsos per il Corriere della Sera ci permette di fare il punto sulla politica nostrana di inizio 2021 e di osservare i voti a metà legislatura.

Tanto le elezioni del 2018 quanto le elezioni europee del 2019 sono state un punto di svolta per l’Italia. Si tratta infatti delle elezioni che hanno visto il maggior risultato mai riscosso rispettivamente da Movimento 5 Stelle e Lega. Al contempo tali elezioni hanno segnato l’inizio del declino di tali partiti e da ultimo dell’ascesa di Fratelli d’Italia.

Le ultime due elezioni ed i sondaggi odierni

Le elezioni del 2018

Alla vigilia delle elezioni la domanda che tutti si facevano era: il centrodestra avrà i numeri per governare? La risposta fu no: la coalizione ottenne un deludente 37%.

Il vero vincitore delle elezioni fu il Movimento 5 Stelle: con il 32,68% dei voti divenne il primo partito in Italia e gli si prospettava un futuro da “pilastro della legislatura”. Il grande sconfitto fu invece il Partito Democratico: da partito di maggioranza divenne il secondo partito perdendo però un quarto dei voti in termini assoluti, il 6,67%.

Nel purgatorio del centrodestra, prima coalizione con il terzo, quarto ed il quinto partito, vi furono un vincitore e uno sconfitto interni: Salvini e Berlusconi. Inaspettatamente la Lega strappò il titolo di primo partito della coalizione con il 3,35% di scarto su Forza Italia, conferendo così a Salvini il titolo di leader della coalizione detenuto da Berlusconi sin dal lontano 1994.

Le europee del 2019

A seguito delle elezioni del 2018 si formò una maggioranza inaspettata: Movimento 5 Stelle e Lega formarono il governo Conte I. Sotto tale maggioranza i rapporti di forza tra i due partiti di governo si invertirono clamorosamente, infatti considerando anche gli astensionisti, le schede bianche e quelle nulle, la situazione che si delineava nel 2019 era la seguente:

La coalizione di centrodestra era saldamente in testa: la Lega era (contando solo i voti validi espressi in Italia) al 34,33%, Forza Italia all’8,79% e Fratelli d’Italia al 6,46%. In totale pesavano per il 49,59%.

Il Movimento 5 Stelle era al 17,07%, le forze componenti il Governo Conte I ammontavano al 51,41%.

Il centrosinistra era infine unito all’opposizione, con il PD al 22,69% e gli altri partiti sommati al 7,12% per un totale del 29,81%.

La situazione odierna

Da allora il Governo Conte I ha lasciato spazio al Conte II, le cui forze (PD, M5S, LeU, IV, Altro CSX) oggi pesano complessivamente il 45,85%.

Il centrodestra ha mutato profondamente i propri equilibri: oggi è unito all’opposizione con la Lega che vanta il 23,54%, Fratelli d’Italia il 16,01% e Forza Italia il 9,26% per un totale del 48,81%.

Il centrosinistra, sempre ed inevitabilmente a trazione PD nonostante le scissioni, pesa oggi complessivamente il 32,86%, di cui 29,82% al governo (PD 20,15%, LeU 3,01%, IV 3%, altri 3,66%) ed il 3,04% di Azione all’opposizione.

Il Movimento 5 Stelle infine ha visto decadere il proprio capo politico senza aver ancora trovato un sostituto (principalmente a causa della pandemia) ma nonostante ciò rimane piuttosto stabile al 16,02%.

L’astensionismo pare essere invece in calo di ben 5 punti percentuali: dal 45,92% al 40,52%.

Flussi elettorali

Secondo il sondaggio qui analizzato, oggi solamente il 66,79% degli elettori confermerebbe il proprio voto (o non voto) delle europee, come si può vedere dal grafico vi è stata infatti una grande mobilità, la quale sta diventando ormai una costante nella politica italiana.

Lega

A seguito delle elezioni legislative il partito di Salvini riuscì a mantenere ben l’81% dei propri consensi (sempre sondaggi Ipsos), inoltre strappò il 22% dei consensi di FdI (lo 0,68% degli aventi diritto di voto), ben il 30% dei voti di Berlusconi (il 2,96% degli aventi diritto al voto) ed il 14% dei voti del M5S (3,23%). Contrariamente a quanto si crede comunemente non è stato tanto Salvini a svuotare il M5S quanto, come vedremo, l’astensionismo.

Dal 2019 La Lega è passata in questi due anni scarsi dal 18,57% (sempre tenendo conto anche degli astenuti) al 14%. Di questo 14%, 11,75% aveva votato Lega già alle europee, e 1,42% viene da chi invece non votò. Verso l’astensionismo se ne è andato però il 2,36%, mentre ben il 3,38% è andato verso FdI.

Come sottolineato da molti analisti, il fenomeno Salvini ricorda da vicino il fenomeno Renzi: una sovraesposizione mediatica accompagnata dall’aver individuato la parola del momento li ha portati al potere, la stessa sovraesposizione mediatica ed il non riuscire ad andare oltre il proprio cavallo di battaglia li ha resi noiosi agli occhi degli elettori. Nel mezzo, la prova di governo ha disilluso la parte di popolazione rimasta affascinata dai toni forse troppo promettenti della fase ascendente. Un film già visto.

Partito Democratico

Tra 2018 e 2019 i democratici sono riusciti a tornare sopra la soglia psicologica del 20%, sicuramente anche grazie al cambio di segreteria data l’ampia impopolarità dell’ormai ex segretario Renzi. Nonostante ciò una grande fetta dei propri elettori del 2018 (il 22%, ovvero il 2,92% del corpo elettorale) è andata verso l’astensionismo e solo il 61% (8,08%) ha confermato la propria scelta. Ciò che ha risollevato le sorti del Partito Democratico è stato infatti l’afflusso di voti dagli altri partiti: il 25% dell’elettorato di LeU (0,6% degli aventi diritto al voto), il 25% dell’elettorato di +Europa (0,45%), il 3% dell’elettorato pentastellato (0,69%) ed il 4% dell’elettorato di Forza Italia (0,4%).

Dalle europee il PD è rimasto fondamentalmente stabile passando dal 12,27% all’11,99%. Il flusso in uscita più importante è verso il non voto (1,46%) da dove viene però anche il flusso in entrata più consistente (2,48%).

Probabilmente questo partito ha nella figura del segretario Zingaretti la sua forza ed il suo limite: da una parte essendo tale figura molto meno divisiva di Renzi gli elettori delusi degli altri partiti non si fanno troppi problemi a votare PD, dall’altra lo scarso entusiasmo che suscita rende difficile mobilitare la propria base e generare l’entusiasmo necessario ad uscire dalla palude del 20/22% in cui si trova.

Con riguardo allo stallo in cui si trovano i democratici vi è da fare un’ulteriore riflessione: nonostante le aspirazioni maggioritarie sotto cui è nato tale partito, pensare che esso possa competere da solo contro il centrodestra appare oggi semplicemente utopico. Se da una parte il PDL si è sciolto per fare spazio ad una coalizione, dall’altra i democratici sembrano rimasti al sogno bipartitico dal sapore americano di Veltroni, eppure dal 2007 sono passati 14 anni: probabilmente il problema è anche strutturale.

Movimento 5 Stelle

Come già accennato, tra 2018 e 2019 i flussi di voto in uscita dal Movimento 5 Stelle verso gli altri partiti non sono stati troppo rilevanti. Certo, il 14% sono andati verso l’allora alleato di governo Salvini, ma questi non sono nulla se paragonati al 41% andati verso l’astensionismo: una disfatta, il 9,46% degli aventi diritto al voto in Italia ha votato M5S nel 2018 e si è astenuta nel 2019. Certamente tale dato è gonfiato dalla minore affluenza tipica delle europee rispetto alle legislative, ma la seconda perdita più rilevante verso l’astensionismo è stata tra i partiti maggiori (i minori soffrono la soglia di sbarramento alta in tali elezioni) del 22%.

Nei due anni seguenti invece nonostante la leadership mancante, il M5S è passato dal rappresentare il 9,23% del corpo elettorale al 9,53%, di cui però solo 5,77% avevano già votato tale lista alle europee. Come per il PD i flussi più rilevanti tanto in uscita (2,02%) quanto in entrata (3,03%) sono quelli verso il non voto.

Anche qui come nel PD si assiste ad uno stallo: l’esperienza di governo, l’ottenimento di certi risultati e l’accantonamento di certe battaglie fanno pensare che il Movimento del 2013 abbia quasi esaurito la sua funzione storica, e non a caso in questa fase tanto Grillo quando Di Maio stanno venendo messi ai margini. Se il peculiare esperimento politico in questione ha un futuro appare oggi quanto mai incerto, sicuramente molto dipenderà da chi sarà il nuovo capo politico, sempre che sia solo uno.

Forza Italia

Il 2018 ha rappresentato per questo partito l’ultima elezione in cui è stato veramente rilevante. Il sorpasso da parte della Lega ha avuto un impatto psicologico devastante e probabilmente ha anche sdoganato il voto a tale partito agli occhi dei moderati di centrodestra, quelli ancora spaventati dal ricordo della vecchia Lega Nord. Nel primo dato sulla supermedia di Termometro Politico dopo le elezioni si registra un -1,7 a distanza di soli 20 giorni. Se il 20% degli elettori di Berlusconi nel 2019 si è astenuto, il 4% ha votato PD, il 5% FdI, il 30% Lega e solo il 37% ha confermato il proprio voto. Una catastrofe.

Alla luce di quanto avvenuto tra 2018 e 2019, appare sorprendente come, nonostante l’evidente stagnazione del partito, la concorrenza di nuovi soggetti nella sua area politica e la scissione di Toti, Forza Italia cresca. Negli ultimi due anni il partito di Berlusconi è infatti passato dal rappresentare il 4,76% della popolazione al rappresentarne il 5,51% (di cui il 3,53% viene direttamente dal 2019). In uscita non vi sono stati flussi rilevanti, mentre in entrata un relativamente buono 1,15% viene dal non voto.

La domanda da un milione di dollari è: sono voti di Berlusconi o voti di liberali che non si sentono a casa né negli altri partiti del centrodestra né nelle proposte di Renzi e Calenda?

Fratelli d’Italia

Indubitabilmente il nuovo motore del centrodestra, FdI in questi ultimi due anni ha quasi triplicato i propri consensi, passando dal 3,5% (di cui ben 2,87% mantenuto) al 9,52%. In uscita non vi sono flussi rilevanti, mentre in entrata vi è un importantissimo 2,16% degli aventi diritto dal non voto ed un ancora più eclatante 3,38% dalla Lega: tra gli elettori di FdI oggi vi sono più persone che nel 2019 hanno votato per il carroccio di quante non abbiano votato la Meloni. Alla luce di ciò non si può non considerare il periodo a cavallo tra legislative ed europee come una rincorsa, la domanda per il futuro però è: qual è il limite di tale crescita? La Meloni non è Renzi né Salvini, ma la fiamma tricolore ancora presente nel simbolo di FdI può rappresentare una pregiudiziale per l’elettorato moderato? Se si, quanto è effettivamente importante tale elettorato nel 2021?

Liberi e Uguali

Liberi e Uguali oggi di fatto è un gruppo parlamentare più che un partito, pertanto tale nome viene qui usato per indicare i partiti che ne fanno parte. Nonostante il fallimento del progetto costitutivo, tale area pesa ancora oggi l’1,79% degli aventi diritto al voto, di cui lo 0,69% viene dall’astensionismo. La difficoltà nel parlare di tale soggetto è dovuta a un fattore molto semplice: nessuno sa cosa sia, se esiste veramente o se è solo un’invenzione dei sondaggisti.

Esiste il ministro Speranza che risponde al gruppo parlamentare che siede a sinistra del PD, poi?

Italia Viva e Azione

Nonostante gli sforzi di Renzi per aprirsi uno spazio politico a destra del PD, e nonostante lo smarcarsi spesso dalle scelte del governo, Italia Viva oggi giace all’1,78%, di cui lo 0,46% proviene dal non voto alle europee.

Per quanto riguarda Azione invece tale partito riscuote oggi l’1,81% dei consensi, di cui 0,56% provenienti dal PD e 0,55% provenienti dal non voto.

I due partiti nati dal PD dopo le europee hanno il medesimo problema: agli occhi dell’elettorato sono difficilmente distinguibili. Qual è il programma di Italia Viva oltre Renzi? Qual è il programma di Azione oltre Calenda? Perché gli elettori non dovrebbero votare PD o FI? E se poi Renzi o Calenda non dovessero raggiungere la soglia di sbarramento? Quelle appena proposte sono domande ricorrenti tra gli elettori di tale area politica, su di esse torneremo in conclusione.

Equilibri attuali e scenari futuri

Come abbiamo visto rispetto a due anni fa ci troviamo in uno scenario completamente diverso: il governo è cambiato, il M5S pare protendere verso un’alleanza organica con il centrosinistra (o almeno con parte di esso), il formalmente inesistente polo liberale ha visto una proliferazione di soggetti nascere al suo interno e più in generale l’assetto a due poli e mezzo (CSX, M5S e CDX) verso cui protendeva il paese sembra sfumare verso qualcosa di più complesso.

Gli elementi da tenere sotto controllo

Prima di analizzare quali potrebbero essere gli sviluppi futuri, è bene spendere due righe sugli elementi di breve periodo da tenere in considerazione: in primo luogo il Governo Conte II è in crisi in parlamento, Italia Viva minaccia la rottura e gli alleati cercano dei “responsabili” per sostituirla. In secondo luogo la crisi economica dovuta alla pandemia probabilmente deve ancora mostrare gli effetti peggiori, il blocco dei licenziamenti è ancora in vigore e gli interessi per il debito potrebbero sopraffare i conti pubblici nei prossimi anni. Vi sono inoltre da sciogliere i nodi sulla legge elettorale, sul recovery plan, sul MES e, se ci si arriverà, sul Presidente della Repubblica. Infine la lotta interna al Movimento 5 Stelle non è ancora finita: tutti si chiedono la nuova leadership verso quale area politica protenderà.

Centrosinistra e Movimento 5 Stelle

Non è un mistero infatti che PD, LeU (o ciò che ne rimane) e M5S stiano lavorando per rendere strutturale l’alleanza di governo. Qualche esperimento, finora non proprio brillante da un punto di vista elettorale, è stato già fatto per le regionali del 2020, e qualche timida voce inizia a proporne un altro a Roma in ottica 2021. Se da una parte Azione si dichiara contraria in tutto e per tutto ad un’alleanza con i pentastellati (e non è un mistero che tra Renzi ed il M5S non corra buon sangue), dall’altra né il centrosinistra né tantomeno il M5S hanno le forze per fronteggiare soli un centrodestra che sfiora il 50% dei voti, ed il Movimento sembra aver chiuso ad ogni possibile sponda con il centrodestra.

Il centrodestra

Il centrodestra per conto suo appare compatto all’opposizione, ma vi sono al suo interno numerose fratture. In primo luogo Salvini e Meloni sono ormai in scontro aperto per la leadership della coalizione: il primo è ancora a capo del partito maggiore, ma tale primato per quanto durerà? Al sud pare che Fratelli d’Italia riesca a riscuotere maggiori consensi già oggi, che sia il segnale verso una coalizione che si spartisce le regioni piuttosto che contendersele tutte?  In tale scenario Berlusconi, padre in un certo senso della coalizione, si dice fedele a questa, ma gli accordi passati con il PD (vedasi patto del Nazareno) fanno dubitare gli alleati e anche qualche giornalista che lo vede come un possibile “responsabile” di quelli che potrebbero salvare il governo in caso di rottura con Renzi.

Un polo in formazione?

Che Renzi mal sopporti il PD e Calenda il Movimento 5 Stelle è un dato di fatto: entrambi spesso invocano un fronte liberale anti populista ed anti sovranista. Tale spazio politico ha visto negli ultimi anni nascere +Europa, Italia Viva e Azione: tre forze che combinate dovrebbero pesare (secondo i sondaggi) intorno al 6-8%. Nella stessa area, seppur attualmente legato alla coalizione di centrodestra, vi è Forza Italia: 9,26% secondo il sondaggio qui analizzato. Sebbene come già detto Berlusconi si dichiari legato indissolubilmente alla coalizione, vi sono elementi importanti all’interno del suo partito (su tutti la Carfagna) che con gli alleati vanno molto poco d’accordo, e data l’età del Cavaliere (84 anni compiuti lo scorso 29 settembre) qualche domanda sul dopo di lui è lecito cominciare a farsela.

President Donald Trump arrives to speak during a campaign rally at Kellogg Arena, Wednesday, Dec. 18, 2019, in Battle Creek, Mich. (AP Photo/ Evan Vucci)

Noi con Trump: la community italiana dei fan di The Donald

Che Donald Trump avesse sostenitori in tutto il mondo non è certo una novità. E questo vale anche per l’Italia. Nel nostro Paese sono infatti nati blog, community e portali dedicati alla figura del Presidente e l’Associazione Culturale Noi con Trump è certamente il punto di riferimento per i fan italiani di The Donald.

 

L’Associazione

L’Associazione, che conta oggi oltre 60.000 fans su Facebook , è fornita di un proprio sito web (www.associazionenoicontrump.com) attraverso il quale è possibile avere una panoramica su quelli che sono gli ideali e gli obiettivi dei membri e dei fondatori. Si tratta, ovviamente, di un movimento dedicato alla figura di Donald Trump non solo come Presidente degli Stati Uniti, ma anche <<a Lui come persona>>, così come si legge nello stesso sito web.

 

Gli obiettivi

Gli scopi che l’Associazione si prefigge sono elencati nel proprio sito web e sono i seguenti:

Tutelare e valorizzare le tradizioni dell’Europa conservatrice e democratica;

Promuovere anche in Italia e in Europa gli obiettivi raggiunti dalle politiche del Presidente Trump negli U.S.A. e garantire la correttezza delle informazioni diffuse in merito;

– Promuovere la democrazia partecipativa e l’implementazione di strumenti, sia on line che off line, per garantire a ciascun cittadino la libera espressione del proprio pensiero;

Difendere la libertà di pensiero e il pluralismo delle opinioni in contrasto con la globalizzazione del pensiero unico e del “politicamente corretto”;

Partecipare alla vita politica intesa come autentico onere civile.

 

Per quanto riguarda l’ultimo punto, la partecipazione alla vita politica dell’Associazione si esplica soprattutto attraverso i canali social, specie sulla pagina Facebook Noi con Trump, all’interno della quale vengono spesso pubblicati dei post riguardanti la politica italiana, in particolare su eventuali proposte e prese di posizione su particolari argomenti di interesse nazionale.

 

Struttura dell’Associazione

L’Associazione ha un proprio consiglio direttivo di cui fa parte, ovviamente, anche il Presidente Riccardo Marini, oltre ad altri tre membri. Sono inoltre presenti diversi gruppi territoriali, di cui almeno uno in ogni Regione italiana, la cui gestione è affidata ai responsabili regionali.

Il Presidente Riccardo Marini

 

Il Blog “Noi con Trump

Dal sito dell’Associazione è possibile accedere ad un altro sito web (www.noicontrump.com) che conduce il visitatore all’interno del Blog.

La pagina si apre con una considerazione di principio: <<Crediamo nelle politiche economiche, governative e mediatiche intraprese da Donald J. Trump, reputandolo come uno dei miglior Presidente degli Stati Uniti d’America.>>

È possibile quindi attraverso il portale accedere alla sezione “Blog” all’interno della quale sono pubblicati articoli riguardanti Donald Trump: dal lavoro come Presidente alla campagna elettorale per le elezioni Presidenziali del 2020.

 

La pagina Facebook Noi con Trump

Noi con Trump è presente sui social network, specialmente su Facebook, dove la pagina conta oggi più di 63.000 mi piace. Il suo utilizzo è certamente funzionale alla propaganda delle proprie idee politiche e non, attraverso la costante pubblicazione di post a favore di Donald Trump, ma anche di aggiornamenti su ciò che succede negli USA, specialmente nel periodo pre e post elezioni 2020.

Gli argomenti di interesse della pagina non si esauriscono intorno a quello che è il mondo politico e non solo degli Stati Uniti, e non di rado si estendono sino ad abbracciare anche avvenimenti che ci riguardano più da vicino.

È il caso, ad esempio, di un post datato 31/12/2020, nel quale vengono evidenziate alcune di quelle che sono le proposte politiche di Noi con Trump per l’Italia:

– L’Italia fuori dall’Europa

– Una Banca Nazionale

– Made in Italy: Produzione 100% in Italia.

 

Un altro esempio riguarda il dibattito che si è creato intorno al vaccino contro il Covid-19. La posizione di Noi con Trump è chiara e viene resa nota in un post pubblicato anche in questo caso il 31/12/2020:

<< Noi non ci vaccineremo, questo è certo.

Vogliamo un attimo esporre sul perché non ci vaccineremo. Partiamo dalla nostra posizione Free Vax, in linea con quella del Presidente Trump. Noi non siamo contro la scienza, non lo deve essere nessuno, dobbiamo caso mai disquisire sul potere di Big Pharma, ma è un altro discorso. Le scene che abbiamo visto, le affermazioni che abbiamo ascoltato, molteplici effetti che abbiamo riscontrato non possono e non devono passare in sordina. >>

Nello stesso post si legge, inoltre: << Noi siamo sia con chi vuole vaccinarsi e con chi non vuole vaccinarsi, la libertà vaccinale è un diritto per entrambi. Il vaccino, al di là dell’utilità specifica per il Covid-19, deve essere sicuro, come lo devono essere i farmaci che quotidianamente possiamo assumere. >>

 

Inoltre, tanti sono gli eventi online che la pagina Facebook ha organizzato a sostegno di Trump, così come sono tanti i gruppi Facebook ufficiali che fanno riferimento alla pagina: dai “Giovani per Trump” ai “Pro-Life per Trump”, passando per gli “Imprenditori per Trump”.

 

Noi con Trump e gli scontri al Congresso del 6 gennaio 2021

Con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, Noi con Trump fornisce una propria analisi e il proprio pensiero sugli scontri che sono andati in scena a Washington nel giorno in cui il Congresso degli Stati Uniti ha ratificato i voti del Collegio elettorale proclamando la vittoria del democratico Joe Biden.

Dopo una breve introduzione, nel post in questione si legge: <<Noi quindi ci occupiamo di politica e di proposte politiche rivoluzionarie, osservandone gli effetti nella più grande e antica democrazia del mondo. Quel che sta succedendo in queste ore, però, non ha nulla a che vedere con la politica. Questa è qualcosa che somiglia più ad una guerra.>>

E poi ancora: <<Noi siamo convinti che ci siano stati dei brogli elettorali ma, anche prendendo per buoni i risultati, in America ci sono quasi 160 milioni di persone che hanno espresso il proprio voto, una percentuale incredibilmente alta, un numero mai raggiunto da nessun’altra elezione nella storia del paese, il tutto con dei dubbi che serpeggiano e spesso evidenziati da logiche di numeri.>>

In relazione agli scontri: <<Quello di ieri è stato un evento catastrofico, mortificante per la democrazia americana, ma è comunque solo uno dei sintomi di questo malcontento diffuso in tutto il paese.>>

E conclude: <<Come associazione, vi invitiamo a non lasciare che sia solo la narrazione dei media mainstream a spiegarvi cosa stia davvero succedendo in America ma di provare a sentire anche altri punti di vista, cercando di schivare gli sciacalli delle fake news e chi oggi vuole sfruttare il sensazionalismo degli eventi in corso.>>

 

Il futuro di Noi con Trump dopo le elezioni del 2020

Resta ora da capire quale sarà il ruolo che l’Associazione vorrà ricoprire nel prossimo futuro. Ora che Trump non sarà più il Presidente, Noi con Trump potrebbe scegliere di continuare a seguire le vicende personali di The Donald, oppure continuare a concentrarsi sulla quotidianità politica degli USA – magari facendo opposizione alla Presidenza Biden – oppure ancora potrebbe decidere di non dedicarsi più integralmente agli Stati Uniti, ampliando il suo interesse anche a questioni nazionali. Insomma: la fine della Presidenza Trump non sarà certo la fine di Noi con Trump.

Cashback di Stato: istruzioni pronte (o quasi) per l’uso

“Buoni” da essere cashless

Il 2020 è quanto lontanamente si possa definire un buon anno.

Non a caso è il worst year ever, secondo il Time che gli ha regalato un’efficace copertina.

Il 2020 è l’anno delle agevolazioni e proposte di rimborso: grandi sfide e scommesse all’italiana e ne sa qualcosa il nostro Governo.

L’avversario non è più solo il virus ma la tecnologia mal gestita o semplicemente nelle mani di non adatti ai lavori che, nel corso di questi mesi, ha fatto braccio di ferro con l’emergenza pandemica preoccupando non poco Palazzo Chigi.

In Italia è l’anno dei buoni e no, la bontà d’animo qui non c’entra.

Sono tanti e dei più disparati ma cosa avranno in comune i bonus erogati? Un exploit memorabile ma non per il risultato sperato: crash dei sistemi, operazioni bloccate e misteriosi attacchi hacker poi successivamente smentiti.

Prima è venuto il tempo del day one, delle domande per il bonus di 600 euro per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps, poi il bonus monopattini, infine, è venuto il tempo del Cashback di Stato e di Natale.

 

CASHBACK

Un’iniziativa per incentivare i pagamenti non in contante attraverso un sistema di restituzione in denaro di una percentuale di quanto pagato, nell’arco di un semestre, ecco cos’è il Cashback.

L’operazione si inserisce in un contesto più ampio di lotta al contante prevista dal decreto Agosto convertito in legge il 14 ottobre 2020.

Il primo a debuttare è il Cashback di Natale, partito l’8 dicembre e concluso il 31 dicembre 2020 che richiedeva di effettuare almeno 10 operazioni cashless sulle quali è stato riconosciuto il 10% di rimborso. Con un massimo di 1.500 euro di acquisti si ha rimborso effettivo di 150 euro.

 

Questo primo cashback sarà accreditato a febbraio 2021 sull’Iban indicato al momento dell’adesione all’iniziativa tramite l’app IO o altro sistema messo a disposizione.

 

Un debutto tra le polemiche degli scettici avvalorate dal crash del sistema e l’impossibilità per molti utenti di proseguire con la registrazione.

 

Avranno imparato dalla prima esperienza? Dati alla mano, pare proprio di sì.

 

 LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Tra gli aventi diritto, maggiorenni e residenti in Italia, il Cashback di Stato registra una crescita dopo i primi scivoloni ed errori.

L’app IO, il metodo principale per ottenere i rimborsi, da 3,5 milioni di download all’inizio di dicembre ha superato più di nove milioni di registrazioni.

Tra i vantaggi immediati per gli utenti: la possibilià di scelta d’acquisto con più di 800 negozi in un’unica piattaforma; percentuali di cashback variabilenessuna registrazione di carte di credito; nessun limite dell’importo massimo rimborsabile.

Un esempio dell’applicazione proviene da un Paese europeo, il Portogallo.

È l’unico che nel 2014 ha approvato un sistema di cashback (che prevedeva una detrazione del 15 per cento sulla dichiarazione dei redditi, non un versamento diretto) ed una lotteria degli scontrini, la fatura da sorte.

Se anche in Italia si riuscisse ad ottenere lo stesso risultato, lo Stato riuscirebbe a incassare dieci miliardi in più soltanto di IVA, coprendo abbondantemente la spesa.

 

PALAZZO CHIGI

Le motivazioni esplicite del piano governativo in atto sono chiare: riduzione dell’evasione fiscale e dei costi del contante e un aumento del tasso di digitalizzazione in Italia.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, durante la conferenza stampa del 3 dicembre, ha parlato del Cashback come di un’iniziativa per dare spinta ai consumi e lo stesso Presidente del Consiglio Conte ha confermato la linea governativa:

il motivo principale dell’approvazione è sostenere le attività commerciali e aiutare le famiglie.

Nel discorso del 18 dicembre, Conte è ritornato però sul tema, a seguito di polemiche, inserendolo in un quadro di «misura di sistema».

Parte della confusione è nata dall’inserimento di più operazioni di cashback: coesistono sia l’operazione di Cashback annuale sia quella straordinaria di Natale di cui è confermata l’estensione.

È dal primo gennaio 2021 che parte infatti l’iniziativa di Cashback di Stato “vera e propria” che durerà fino al 30 giugno 2022: in questa fase verrà riconosciuto un rimborso semestrale pari al 10% di quanto speso dal consumatore fino a un massimo di 1500 euro a semestre e purchè si facciano almeno 50 operazioni cashless a semestre: di fatto si potrebbe trattare quindi di un rimborso massimo di 300 euro in un anno.

 

FAVOREVOLI

A difendere il debutto in prima linea gli attori coinvolti, il numero uno di Satispay, uno dei diversi sistemi di pagamento privati che ha permesso lo sgravo del portale senza passare dall’app IO, i funzionari di PagoPA, la società controllata da Palazzo Chigi che gestisce il programma e la Ministra per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano.

Sono da considerare ulteriormente positive le stime, ad esempio quella condotta da The European House Ambrosetti che in uno studio sul Piano Italia Cashless ha previsto, seppur preliminarmente, un gettito da qui al 2025 di circa 4,5 miliardi di euro.

Si tratta di una scommessa e come tale è facile dedurre un forte scetticismo tra esperti ed economisti oltre che da opposizioni di partito.

CONTRARI

Sono tanti gli economisti che scoraggiano il troppo ottimismo delle previsioni poiché diversi elementi del Cashback di Stato renderebbero difficile il raggiungimento di determinati obiettivi e che addirittura, come ha affermato il prof. Nicola Rossi, secondo il quale l’incentivo non sarà sufficiente a convincere gli italiani a cominciare ad utilizzare la carta.

È intervenuta anche la BCE che con una lettera di Yves Mersch, membro del comitato esecutivo, ha criticato l’iniziativa poiché comprometterebbe l’approccio neutrale verso gli altri mezzi di pagamento. Mancherebbe secondo Mersch una chiara prova di fatto del meccanismo di cashback nella lotta contro l’evasione.

Enrico D’Elia, senior economist al Dipartimento delle Finanze del Mef nella sua personale analisi che non coinvolge in alcun modo le istituzioni di appartenenza, ha sollevato un dato che porta a pensare che Il Cashback di Stato avvantaggerà soprattutto le famiglie a reddito medio-alto, residenti al Nord e nelle grandi città, cioè quelle che già utilizzano carte e bancomat.

 “plafond più alto e procedure affidate ai gestori avrebbero dato risultati migliori”

 

PRIVACY: OK DAL GARANTE

Un fattore che ha minato l’accoglienza del progetto è la privacy e la gestione dei dati personali, soprattutto a confronto con i numeri assai ridotti per l’app Immuni.

Il 13 ottobre il Garante Privacy, con provvedimento n.179 ha dato parere favorevole alla misura di Cashback di Stato. Il parere del Garante si è reso necessario in conseguenza del trattamento su larga scala necessario per poter rendere effettiva la diffusione. La valutazione è effettuata sulla base di interazione dell’app con l’utente nel rispetto di trasparenza e correttezza.  (Ad esempio le modalità di acquisizione o revoca del consenso al trattamento).

Nel parere sono definite le finalità del trattamento dei dati personali. Nello specifico Il fine è ”erogazione dei rimborsi a fronte di un determinato ammontare di pagamenti elettronici effettuati in uno specifico arco temporale” .

Ciò rende illegittimo l’uso dei dati raccolti per finalità differenti impedendone, ad esempio, l’uso a fini di accertamento fiscale.

Sono designati nel parere anche i soggetti coinvolti nel trattamento assieme ai ruoli e le responsabilità secondo le previsioni del GDPR.

Il Titolare del Trattamento è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con due responsabili, cioè PagoPA s.p.a e Consap s.p.a.

È ancora all’esame del Garante la valutazione di impatto predisposta da PagoPA relativa ai trattamenti effettuati, in generale, tramite l’app IO.

 

Il nuovo anno, con l’avvio del sistema ufficiale sarà un ulteriore banco di prova per il Governo.

BACKUP (1)

Italia23 è il gruppo di “responsabili” che potrebbe aiutare Conte?

Nel mezzo delle critiche mosse da Matteo Renzi, leader di Italia Viva, al Presidente del Consiglio è tornata di moda l’idea di un partito “contiano”, una Scelta Civica 2.0, oppure di un gruppo di responsabili Scilipoti-Razzi style.

Al momento da Palazzo Chigi nulla sembra indicare questa direzione ma qualcosa che bolle in pentola c’è e i riflettori li ha accesi il quotidiano Il Foglio sull’associazione Italia23, guidata dal senatore Raffaele Fantetti, ex Forza Italia, da Ottobre confluito in maggioranza nella componente MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) del Gruppo Misto, che esprime anche il sottosegretario Merlo.

L’associazione è stata da lui fondata l’11 Dicembre ed è proprio sul suo sito web che appare una misteriosa sezione “Gruppo Parlamentare”, al momento vuota (che sia destinata a riempirsi o un mero avvertimento al movimento renziano di non tirare troppo la corda?).

La homepage di Italia23

2023 non è un anno casuale: è la scadenza naturale della legislatura (che coincide con la durata dell’associazione stessa).

A Palazzo Madama, il ramo del Parlamento più instabile e dove Italia Viva è fondamentale per il continuo del Governo, i papabili “responsabili”, si riporta in varie testate, potrebbero essere attinti da quella parte di Gruppo misto attualmente non favorevole all’esecutivo giallorosso come i senatori Ciampolillo e Giarrusso oppure i senatori della componente centrista IDEA-Cambiamo Berutti, Quagliariello e Romani (i quali però hanno già smentito ogni interessamento).

Rinforzi potrebbero arrivare anche da transfughi di Forza Italia (si parla in primis dei senatori Saccone e Binetti) oppure da alcuni renziani non disponibili a seguire l’ex Premier fino in fondo in questo braccio di ferro.

Qualche motivo?

Nuove elezioni con un Parlamento dimezzato a seguito della riforma costituzionale condannerebbero molti eletti a tornare a casa, con scarse probabilità di sedere nuovamente su quei scranni.

Se si andasse alle urne, la legge elettorale sarebbe ancora il Rosatellum, che attualmente favorirebbe il centrodestra.

Forza Italia è attualmente data dai più recenti sondaggi attorno al 6%, meno della metà conseguita alla tornata del 2018.

Secondo alcuni osservatori, insomma, l’inquilino di Palazzo Chigi si vorrebbe tutelare contro potenziali sgambetti del senatore di Rignano.

Considerando che il 3 Agosto 2021 scatterà il semestre bianco (ossia gli ultimi sei mesi di mandato del Presidente della Repubblica, che gli impediscono di sciogliere le Camere salvo che coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura stessa), quella tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte sembra configurarsi sempre più come una partita a scacchi.

Porto di Sousse

Lo scandalo rifiuti dall’Italia travolge il ministro dell’ambiente tunisino

Le autorità tunisine hanno arrestato il Ministro dell’Ambiente, Mustapha Laroui, in relazione ad uno scandalo che coinvolge la spedizione di centinaia di container contenenti rifiuti domestici e ospedalieri dall’Italia alla Tunisia. Secondo le autorità giudiziarie, la compagnia tunisina di importazione avrebbe alterato le carte della spedizione, affermando che i container contenessero plastica derivante da processi industriali destinata al riciclo.

L’ufficio del Primo Ministro Hichem Mechichi ha confermato il licenziamento del Ministro dell’Ambiente con una dichiarazione ufficiale.

Oltre a Laroui sono stati arrestati funzionari del ministero, oltre a dirigenti dell’agenzia doganale e di quella per la gestione dei rifiuti. Gli investigatori italiani e tunisini sospettano che tra i due paesi si sia instaurato un traffico illegale di materiali di scarto.

La Guardia di Finanza ha dichiarato che l’azienda italiana coinvolta nel caso ha sede nella periferia di Napoli. Le indagini sono tuttavia ancora in corso.

Non essendo in grado di smaltire tutto ciò che produce, l’Italia esporta ogni anno migliaia di tonnellate di rifiuti. I paesi del nord Europa sono le principali destinazioni di tali materiali. L’ex procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha dichiarato che da anni le autorità giudiziarie indagano sul traffico di rifiuti con il nord Africa, spesso controllato da organizzazioni criminali come mafia e camorra.

Il coinvolgimento del ministro Laroui

L’autorità giudiziaria tunisina ha aperto l’inchiesta a novembre, dopo che il magazine Mugtama ha riportato la notizia della firma di un accordo per l’importazione annuale di 120mila tonnellate di rifiuti domestici, per un valore stimato in 6,57 miliardi di dollari.

Inizialmente l’indagine ha coinvolto Mustapha Laroui esclusivamente come testimone. Jaber Ghnimi, portavoce del tribunale di primo grado di Sousse, ha tuttavia dichiarato che in un secondo momento sono emerse le prove di un presunto coinvolgimento diretto del ministro.

Il Ministro per le Infrastrutture Kamel Eddoukh ha assunto temporaneamente le funzioni del ministero per l’ambiente.