El Salvador, Presidente occupa il Parlamento con i militari [VIDEO]

Nella giornata di ieri reparti delle Forze Armate in assetto da combattimento ed unità pesantemente armate della polizia hanno fatto irruzione nell’Assemblea azionale di El Salvador. Il tutto è avvenuto poco prima che il Presidente Nayib Bukele occupasse l’aula per chiedere l’approvazione di un prestito di circa 100 milioni di dollari per acquistare nuovo equipaggiamento per le forze di sicurezza del paese.

Il Presidente, sedendosi sullo scranno solitamente occupato dal Presidente del Parlamento, ha annunciato che qualora la proposta del governo non fosse stata approvata egli avrebbe riconvocato i propri sostenitori (già presenti fuori dal parlamento) la domenica successiva, spingendo per un’insurrezione popolare.

L’ingresso plateale e senza precedenti di personale armato in aula è stato giustificato come “azione dimostrativa”, mentre varie anime del parlamento hanno dichiarato di non accettare i toni intimidatori del Presidente “sempre più autoritario”. Il dibattito sull’approvazione del prestito è stato boicottato con l’uscita dei parlamentari dall’ emiciclo.

Azerbaijan, Aliyev cerca di rafforzare il suo potere con le elezioni

Hanno luogo oggi nel paese caucasico le elezioni per il rinnovo dei 125 membri del Parlamento.

Le elezioni, anticipate in quanto previste per Novembre, si sono rese necessarie dopo lo sciogliemento dell’Assemblea Nazionale da parte del Presidente Ilham Aliyev a seguito del voto parlamentare presentato e votato dal suo stesso partito, il conservatore YAP.
Il segretario del YAP ha dichiarato che la mossa di richiedere lo scioglimento mirava a sostenere la politica di Aliyev sulle riforme, e che l’obiettivo del partito è di ottenere quindi oggi una pattuglia parlamentare più cospicua.

Ricordiamo che Ilham Aliyev è a capo dell’Azerbaijan dal 2003, due mesi prima della morte di suo padre, Heydar Aliyev, che ha governato per 10 anni, ed è stato poi rieletto nel 2008, 2013 e 2018, consolidando il suo potere ed eliminando il limite di mandato presidenziale, estendendolo con due referendum (nel 2009 e nel 2016).

La legge elettorale per l’elezione dei 125 parlamentari divide il paese in altrettante circoscrizioni ognuna delle quali elegge un rappresentante col metodo del first-past-the-post: il candidato che ottiene il maggior numero di voti vince il seggio.

Non esiste una vera e propria opposizione organizzata in partiti nel paese. Oltre lo già citato partito del presidente, gli altri scranni parlamentari sono in genere occupati da candidati indipendenti.

Camerun, si vota per le legislative dopo due rinvii

Oggi gli elettori camerunensi saranno chiamati alle urne per le elezioni legislative e municipali.

Le ultime elezioni parlamentari hanno avuto luogo nel 2013 e sarebbero dovute essere valevoli per un mandato di 5 anni. Tuttavia il Presidente Paul Biya, rieletto nel 2018, ha ritardato per ben due volte la data del voto.

Nel 2018, anno per il quale era prevista l’indizione della tornata elettorale, il paese dell’Africa centrale governato da Biya per 37 anni è stato attraversato da una profonda crisi politica: il leader dell’opposizione Kamto è stato imprigionato insieme ad una schiera di oppositori politici che avevano denunciato brogli elettorali.

Il Movimento per la rinascita del Cameron (MRC) ha deciso di boicottare questa tornata elettorale. In palio vi sono 180 seggi dell’Assemblea nazionale, 148 dei quali sono al momento occupati dai parlamentari del partito di Biya, con un sistema misto mediante collegi uninominali e plurinominali che coincidono con le 49 circoscrizioni del paese. Per quanto riguarda i collegi plurinominali, se il partito che prende più voti prende la maggioranza assoluta ottiene tutti i seggi in palio, mentre se rimane sotto la soglia del 50% si passa a un sistema proporzionale e i seggi dovranno essere divisi con gli altri partiti che prendono almeno il 5% dei consensi.

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India, si rinnova l’assemblea legislativa di New Delhi

Si vota oggi per il rinnovo dell’Assemblea Legislativa di Delhi, il Distretto Federale contenente la capitale Nuova Delhi.
I seggi in palio sono 70, con la soglia di maggioranza fissata quindi a 36 seggi.

Il Chief Minister uscente del Distretto Federale è Arvind Kejriwal, leader dell’Aam Aadmi (Partito dell’uomo comune) che nel 2015 si aggiudico 67 dei 70 seggi dell’assemblea. Il partito ha fatto debutto sulla scena politica alle elezioni del 2013, di sinistra, è considerato populista a causa della forte spinta sui temi legati all’anticorruzione e alla democrazia partecipativa.

Nella scorsa tornata il secondo maggiore partito fu il Bharatiya Janata del Primo Ministro indiano Nerendra Modi, un movimento di destra conservatrice e nazionalista ma con un’agenda economica liberale concentrata sulla crescita e sulla globalizzazione piuttosto che sul welfare. Alle ultime elezioni si aggiudicò i 3 seggi lasciati liberi dall’Aam Aadmi.

Il terzo partito è l’Indian National Congress di Sonia Gandhi, altro partito storico del paese insieme al Bharatiya Janata di Modi. Generalmente considerato un contenitore di centro sinistra, progressista e con un approccio social-democratico sulle principali tematiche socio-economiche. Alle ultime elezioni non si aggiudicò tuttavia alcun seggio.

Il sistema elettorale è di tipo maggioritario first-past-the-post: vince il seggio del collegio uninominale il candidato che ottiene un solo voto più degli altri

Cosa dicono i sondaggi

 

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Primarie Iowa, Sanders rivendica la vittoria ma il DNC ordina il riconteggio

Il senatore Bernie Sanders ha rivendicato la vittoria in Iowa considerata la situazione di parità a livello di state delegates equivalent con il suo principale avversario Pete Buttigieg. In questo caso il vincitore dei caucus è difatti deciso affidandosi al voto popolare che vede il 78enne progressista avanti circa del 3,4%.

Il Presidente del Democratic National Committee Tom Perez ha tuttavia annunciato che ha ordinato il riconteggio dei voti nello stato, per controllare che i dati inseriti dalle varie assemblee siano corretti.

“Alla luce dei problemi emersi nell’attuazione del processo di selezione dei delegati e per fare in modo che l’opinione pubblica abbia fiducia nei risultati, chiedo al Partito Democratico dell’Iowa di avviare immediatamente un riconteggio”.

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USA 2020, come funzionano i caucus democratici in Iowa

Comincia oggi la corsa democratica per la Casa Bianca ed inizia in Iowa, dove si svolge tradizionalmente il primo appuntamento della stagione delle primarie.

Ma quelle di oggi, i caucus, sono un tipo di consultazione diverso.

Le riunioni possono tenersi nelle chiese, nelle scuole, in vari luoghi pubblici o persino nelle case private e sono aperte a tutti quelli che si “iscrivono” al partito: basta la firma sotto un manifesto programmatico senza dover pagare quote né aderire a statuti.

I partecipanti si dividono in gruppi, spostandosi fisicamente in diversi angoli delle sale dedicate a seconda del candidato che appoggiano.

Subito dopo le 19 vengono eletti i cosiddetti “precinct captains”, incaricati di gestire l’evento elettorale. Poi i candidati o i loro rappresentanti hanno tempo per i loro interventi, quindi scatta la suddivisione volontaria degli elettori. Chi è indeciso può partecipare e, se vuole, rimanere neutro.

Il primo voto serve a identificare i candidati che si qualificano per un secondo turno. I candidati che non ottengono almeno il 15% dei consensi vengono esclusi.
I sostenitori degli sconfitti possono tuttavia a quel punto scegliere di appoggiare un altro candidato. Stessa facoltà è data agli incerti del primo turno.

L’esito definitivo del voto del caucus, sulla base quel quale vengono assegnati i delegati a ciascun candidato rimasto, è dato dal secondo conteggio.
I risultati sono infine comunicati a un ufficio centrale per via elettronica.

Nei 1.678 caucus verranno eletti 11.402 delegati che, con le convention a livello di contea, di distretti congressuali e a livello statale, eleggeranno i 41 delegati che rappresenteranno l’Iowa alla Convention Nazionale del Partito Democratico.

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Taiwan, rieletta Presidente l’uscente Tsai Ing-wen

La presidente uscente Tsai Ing-wen è stata rieletta per un secondo mandato alle elezioni presidenziali di ieri.
Sconfitti Han Kuo-yu del Kuomintang e James Soong del PFP, l’isola ha quindi rigettato l’ipotesi del modello ‘un paese, due sistemi’ proposto dal Presidente cinese Xi Jinping per replicare la semi-autonomia concessa a Hong Kong e Macao e giungere alla riunificazione della patria.

In base ai risultati finali Tsai ha ottenuto circa 8,17 milioni di voti (57,13% del totale), un numero mai raggiunto nelle precedenti tornate elettorali presidenziali.

L’affluenza si è attestata al 74%, in aumento rispetto al 66,3% del 2016.

La reazione di Pechino alle urne non si è fatta attendere:
“La politica verso Taiwan è chiara e coerente: aderiamo alla riunificazione pacifica e al modello ‘un Paese, due sistemi’, salvaguardando con forza la sovranità nazionale e l’integrità territoriale” ha detto Ma Xiaoguang, portavoce dell’Ufficio degli Affari su Taiwan del governo della Repubblica Popolare. “La Cina – ha aggiunto Ma – si oppone risolutamente a qualsiasi schema o atto di indipendenza”.

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Hong Kong, dal governo 460 mln € per l’economia

Il governo di Hong Kong si prepara a stanziare 4 miliardi di dollari HK (oltre 460 milioni di euro) per sostenere l’economia entrata in recessione per la prima volta in 10 anni.

Il soccorso dell’esecutivo punta a rassicurare rispetto al ruolo di hub finanziario internazionale dell’ex colonia britannica. La cifra, che si unisce ai fondi già stanziati in estate, porta l’impegno economico del governo a quota 25 miliardi di dollari. Secondo quanto riferito da Reuters, la Regione Amministrativa Speciale, che dall’inizio delle proteste contro il governo e la Cina continentale ha registrato un drastico calo di flussi turistici e vendite retail, teme il crescente pessimismo degli investitori internazionali.

“Durante una recessione economica, sostenere l’occupazione è la priorità numero uno del governo”, ha dichiarato il segretario alle finanze Paul Chan, annunciando il nuovo pacchetto di finanziamenti.

Pechino continuerà a sostenere la governatrice Carrie Lam nella risoluzione della crisi di consensi interna. Il Presidente cinese Xi Jinping, in occasione del viaggio della Chief Executive nella capitale, ha lodato l’amministrazione Lam per aver “lanciato iniziative politiche volte a sostenere le imprese, alleviare i problemi della popolazione e risolvere seriamente i conflitti e i problemi profondamente radicati nella società. Il governo centrale – prosegue – riconosce pienamente il coraggio e l’impegno dimostrato in questi tempi insoliti”

Trump, via libera all’impeachment dalla Camera dei Rappresentanti

La Camera dei Rappresentanti ha posto in stato d’accusa il Presidente Donald Trump, che ora dovrà essere giudicato dal Senato.
Se meno dei 2/3 dei senatori voterà per ritenerlo colpevole, il capo dello stato resterà in carica. Al contrario, Trump verrà rimosso e il suo incarico verrà assunto dal Vicepresidente Mike Pence.

Si tratta del terzo presidente americano finito sotto impeachment, dopo Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998 (Nixon si dimise prima del voto).

I capi d’accusa concernono l’abuso di potere, per aver pressato il Presidente ucraino Volodimir Zelenskij affinché aprisse un’inchiesta sui Joe Biden in cambio di 391 milioni di dollari in aiuti militari già varati, e l’ostruzione al Congresso, per cui Trump avrebbe intralciato l’inchiesta.

Il primo articolo d’impeachment è stato approvato con 230 voti favorevoli e 197 contrari mentre il secondo con 229 voti a favore e 198 contrari.

Non si è fatta attendere la replica del Presidente Trump che ha accusato i Democratici di commettere “un assalto contro l’America e i repubblicani”.

Image: Benjamin Netanyahu

Israele, si torna al voto

La Knesset, il Parlamento del paese, si è ufficialmente sciolta dopo la scadere del termine della mezzanotte odierna che ha visto l’impossibilità di formare un nuovo governo.

Nuove elezioni saranno convocate per il 2 Marzo 2020, le terze in un anno.

I sondaggi più recenti prospettano un rafforzamento della coalizione centrista Blu e Bianco a sostegno di Benny Gantz, ancora lontano però dal raggiungimento della maggioranza assoluta in Parlamento.