Ci sarà finalmente un nuovo parlamento in Sud Sudan

Il presidente del Sud Sudan Salva Kiir, insieme al vicepresidente Riek Machar, durante una conferenza stampa

Dopo una lunga attesa, il presidente del Sud Sudan Salva Kiir ha annunciato la sua intenzione di sciogliere l’attuale parlamento. La scelta era da tempo attesa nello stato più giovane al mondo. Essa infatti era prevista dagli accordi di pace firmati nel 2018 nel tentativo di porre fine alla guerra civile scoppiata nel 2013, due anni dopo l’indipendenza del paese. Tuttavia, in molti nel paese sembrano avere dubbi sul processo di pace.

 

La guerra civile in Sud Sudan

Nonostante abbia una storia piuttosto recente, il Sud Sudan non ha conosciuto pace negli ultimi 60 anni. Tra il 1955 e il 1972 prima e dal 1983 al 2005 ha combattuto una guerra civile contro il Sudan, cercando di ottenere l’indipendenza da Khartoum. Dopo esser diventato uno Stato ufficialmente nel 2011, il paese è ricaduto in un conflitto interno in meno di due anni, e la violenza continua oggi.

L’attuale guerra civile vede schierati su due fronti l’attuale Presidente Kiir e il suo vice, Riek Machar. I due, al governo insieme fin dall’indipendenza del paese, sono entrati in conflitto alla fine del 2013. Kiir ha infatti accusato Machar di aver cercato di organizzare un colpo di Stato, accusa negata dal vicepresidente. Machar è uscito quindi dal partito del presidente (il Sudan People Liberation Movement), fondandone un altro (il Sudan People Liberation Movement in Opposition). Da allora le due fazioni si sono combattute con il supporto dei paesi vicini (Uganda ed Egitto a favore di Kiir, Sudan a favore di Machar). A questi due gruppi si sono poi aggiunti numerosi gruppi di ribelli, rendendo il conflitto ancora più complicato.

 

Gli accordi di pace e il nuovo parlamento

Dal 2013, le parti del conflitto hanno firmato diversi accordi di pace. Il più recente è del 2018, ma non include l’SPLM-IO. Un accordo (il Compromise Peace Agreement) tra i sostenitori di Machar e quelli di Kiir è stato però firmato nel 2015, nonostante la sua implementazione sia stata difficile. Tra le diverse misure previste, nel 2016 Machar è tornato ad essere vice-presidente. L’accordo è però crollato pochi mesi dopo, e Machar è tornato all’opposizione. Finalmente, l’anno scorso le due parti hanno deciso di riprendere il trattato di pace. Un nuovo governo con Machar vicepresidente è stato formato, e i due hanno dichiarato la guerra civile conclusa, nonostante i combattimenti continuino.

Tra le misure previste dal Compromise Peace Agreement figura anche la nomina di un nuovo parlamento. L’Assemblea Legislativa Nazionale attuale è stata costituita l’anno scorso e prevede 400 membri. Di questi, 332 sono i membri del parlamento precedente (che a loro volta erano i membri del parlamento regionale del Sud Sudan). I rimanenti sono espressione dell’opposizione. Il nuovo parlamento includerà invece 550 membri: 332 rimarranno al partito di Kiir, mentre le altre parti firmatarie degli accordi nomineranno i rimanenti membri.

 

Un futuro incerto

Nonostante l’ottimismo di Kiir e Machar, la società civile sudanese è preoccupata. Il Presidente non ha ancora stabilito quando si insedierà il nuovo parlamento. Inoltre, ci sono forti dubbi anche sulla nuova assemblea. Infatti, i parlamentari continueranno a non essere eletti, ma nominati. Inoltre, la popolazione sud-sudanese ha oramai poca  fiducia nella sua classe politica. Nel frattempo, i combattimenti continuano, e il Paese rimane il secondo più povero al mondo. Il futuro del Sud Sudan rimane difficile.

Studente di Relazioni Internazionali tra Italia e Belgio, appassionato di Africa e Medio Oriente, di geopolitica e di sviluppo, ma la politica americana è la mia guilty pleasure.

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