Cina, i partiti non comunisti dell’Assemblea nazionale del Popolo

Il primo ministro Li Keqiang parla all'Assemblea nazionale del popolo, Pechino, 5 marzo 2018
(WANG ZHAO/AFP/Getty Images)

I 2980 delegati dell’Assemblea che si riuniranno nella Sala del Popolo non provengono unicamente dalle fila del Partito Comunista

L’Assemblea Nazionale del Popolo tornerà a riunirsi in sessione plenaria per i lavori annuali il 22 maggio, 78 giorni dopo la data tradizionale del 5 Marzo, quando il paese era travolto dall’emergenza coronavirus. La convocazione di questo importante appuntamento della politica cinese rappresenta per il Partito Comunista la prima grande occasione per mostrare sia ai propri cittadini che agli altri paesi che la Cina sta superando la pandemia.

L’Assemblea Nazionale del Popolo cinese, l’unica camera legislativa della Repubblica popolare e, formalmente, la più alta istituzione statale del paese asiatico, è l’organo costituzionalmente preposto a numerose funzioni, tra le quali la formulazione delle leggi della Repubblica e l’elezione del presidente della Repubblica popolare cinese.

Seppur formalmente investita di tale funzioni, in realtà, l’Assemblea popolare si limita in pratica a ratificare le decisioni prese dal Partito Comunista cinese (PCC), che detiene la stragrande maggioranza dei seggi in Assemblea. Nonostante ciò, il PCC non è l’unico partito rappresentato in Assemblea. Riuniti nel “Fronte unito patriottico”, figurano anche deputati degli “Otto partiti minori”, vale a dire il Comitato Rivoluzionario del Kuomintang, la Lega Democratica Cinese, l’Associazione di Costruzione Nazionale Democratica della Cina, l’Associazione Cinese per la Promozione della Democrazia, il Partito Democratico Cinese dei Contadini e dei Lavoratori, il Partito della Cina per l’Interesse Pubblico, la Società 3 Settembre, la Lega Autogovernativa e Democratica di Taiwan, e altri non iscritti ad alcun partito.

La schiacciante maggioranza del PCC nell’Assemblea del Popolo

 

Queste formazioni, riconosciute e autorizzate dal PCC, risalgono ad un periodo antecedente alla nascita della Repubblica Popolare e continuano ad avere una rappresentanza in Assemblea del Popolo, pur dovendo in ogni caso sottostare alle decisioni del PCC, fatto che comprova ancora una volta che in Cina vige un regime politico monopartitico.

A questi partiti viene comunque riconosciuto un ruolo di limitato rilievo dal sistema costituzionale cinese, che è caratterizzato da una “cooperazione multipartitica e consultazione politica sotto la leadership del PCC”, formula attraverso la quale è possibile tentare di circoscriverne i tratti.

In particolare, i delegati di questi partiti prendono parte anche alla Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese (CPPCC), istituzione con funzioni consultive che si incontra una volta l’anno, in concomitanza con le riunioni dell’Assemblea Nazionale del Popolo. Tale organo è stato creato con l’obiettivo di riunire i vari partiti e gruppi politici esistenti nel periodo antecedente alla nascita della Repubblica Popolare affinché fornissero contributi e sostegno all’instaurazione del nuovo regime. Compito che la CPPCC continua a svolgere tutt’ora, attraverso i delegati degli “Otto partiti minori”, che nel tempo hanno avviato indagini di vigilanza su questioni come l’assistenza sanitaria, l’istruzione, l’integrazione economica regionale e la riduzione della povertà e hanno studiato problemi sociali e redatto report presentati alla CPPCC, garantendo così una minima dialettica all’interno delle istituzioni cinesi.

I leader degli “Otto partiti minori” nel 2018

Il sistema presenta, in conclusione, tratti molto particolari, difficilmente inquadrabili nei canoni della scienza politica occidentale. Lo stesso Xi Jinping lo ha definito “un nuovo tipo di sistema partitico emergente in Cina”.

Classe 1995, ho conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Messina.
Sono un appassionato di politica internazionale e di storia contemporanea.

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