Conte ha rassegnato le dimissioni

Conte ha rassegnato le dimissioni

Come previsto nella giornata di ieri, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è salito al Quirinale e ha rassegnato le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, formalizzando così l’apertura della crisi di governo.

Il colloquio con Mattarella è stato preceduto da un Consiglio dei Ministri, volto ad informare i colleghi dell’esecutivo delle sue intenzioni.

Ad accelerare il tutto è stato il voto sulla relazione del ministro della Giustizia in programma per giovedì, dove i numeri erano in bilico.

Ad oggi è fallito il tentativo del Premier di ricercare i c.d. “responsabili”.

Un nuovo gruppo parlamentare a suo sostegno si era reso necessario dopo che il Senato ha approvato la fiducia con soli 156 favorevoli, risultato al di sotto della maggioranza assoluta.

Il “contenitore” era stato predisposto a Palazzo Madama ma non è stato riempito nel corso di queste lunghe giornate.

Il Presidente della Repubblica darà verosimilmente il via alle consultazioni dei gruppi parlamentari, difficilmente prima di mercoledì pomeriggio.

Conte ha rassegnato le dimissioni ma si è detto disponibile a un nuovo incarico, sostenuto in questa iniziativa da PD-M5S-LeU.

Non tutti i dem escludono però un ritorno dei renziani, al momento bloccato in primis dai pentastellati.

“Un nuovo patto politico di legislatura”, questa la proposta del Ministro della Difesa Guerini: un Conte-ter sostenuto da tutte le forze della vecchia maggioranza e allargato anche ai costruttori centristi. “Adesso intorno a Conte, figura imprescindibile di equilibrio tra le forze che fin qui hanno sostenuto il governo – dice l’esponente PD in un’intervista a Repubblica – si metta in moto la costruzione di una maggioranza politica e parlamentare che comprenda tutte le forze che si richiamano a un chiaro orizzonte europeista”. Fermo restando che ”Italia Viva ha la responsabilità di aver causato una crisi inspiegabile di cui sfuggono ai più le ragioni politiche”.

Conte ha rassegnato le dimissioni. E ora?

Se risultasse impossibile la permanenza a Palazzo Chigi dell’attuale inquilino?

Nuovi scenari si prospettano all’orizzonte:

  • cambio del Premier, con o senza il ritorno di Italia Viva in maggioranza
  • la creazione di un governo sostenuto dalla cosiddetta “maggioranza Ursula” (composta dalle forze che in Europa sostengono la Commissione)
  • un esecutivo di larghe intese
  • un governo tecnico di unità nazionale
  • elezioni anticipate

 

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