Cosa sta succedendo nel Movimento 5 Stelle

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L’avvento del M5S è stato uno dei fenomeni più dirompenti sul nostro assetto partitico. Dopo il successo alle politiche del 2018, che lo hanno visto attestarsi primo partito con circa il 32% dei suffragi, il Movimento si è dovuto confrontare con una serie di problematiche emerse in primis all’interno del partito, in seguito ai notevoli contrasti sulla leadership dello stesso, ma anche all’esterno, avendo registrato un significativo ridimensionamento dei consensi, testimoniato dai sondaggi, dalle elezioni europee e da quelle amministrative. Una prima reazione a questa crisi è stata rappresentata dalle dimissioni da capo politico di Luigi Di Maio e l’affidamento di questo ruolo, in funzione di “reggente”, a un grillino della prima ora, Vito Crimi.

 

Le tensioni attuali: l’emendamento sull’intelligence

L’argomento più caldo in seno al movimento riguarda un emendamento posto al decreto che proroga lo stato di emergenza fino al 15 Ottobre. La norma in questione, inizialmente passata sotto silenzio, modifica i limiti alla proroga degli incarichi direttivi dei servizi segreti, le agenzie AISI e AISE e l’organo di coordinamento, il DIS: l’emendamento permette di fatto di prolungare la carica degli attuali dirigenti, persone di fiducia della presidenza del consiglio. Ha suscitato polemiche anche che il premier Conte abbia in questi due anni mantenuto per sé l’autorità sulle intelligence, laddove i presidenti del consiglio precedenti avevano generalmente sfruttato la possibilità, prevista da una recente legge, di delegare questo potere (di norma ad un altro ministro). La base del Movimento ha reagito con un controemendamento firmato da ben 50 deputati, vanificato però dalla questione di fiducia posta dal governo sulla conversione del decreto-legge. Il decreto è stato sì approvato, ma il fronte 5 stelle ha registrato 28 defezioni, tra assenze giustificate e non.

 

Le correnti interne nel M5S

Tali vicende parlamentari evidenziano malumori nella compagine pentastellata. Già di recente l’ala più euroscettica si era distaccata, con l’espulsione del senatore Paragone e il suo annuncio di voler creare un nuovo partito volto all’uscita dell’Italia dall’UE. Ad ogni modo, permangono una serie di correnti interne, particolarmente in conflitto per la leadership del movimento. Il gruppo più influente è sicuramente quello dei c.d. “governisti”, caratterizzati da un sostegno costante al governo e da volontà di dialogo con gli alleati. Oltre ovviamente a Luigi di Maio, figure di spicco sono il ministro dei rapporti con il parlamento Fraccaro, il ministro della giustizia Bonafede e il reggente Crimi. Parimenti favorevole al governo è l’ala di sinistra dei 5 stelle: il fronte progressista vede nel presidente della camera Fico la figura più rilevante, insieme con i ministri Patuanelli e D’Incà.

La preoccupazione maggiore per l’attuale establishment del Movimento consiste nel terzo polo, guidato da Alessandro Di Battista. Quest’ultimo, che dopo le elezioni aveva abbandonato la politica attiva, spinge per riconquistare un posto di primo piano nel movimento, facendo leva sulle originali istanze dei 5s.

Per tornare ai fasti di un tempo, il M5S ha deciso di organizzare degli “Stati Generali”: l’evento, previsto per il 4 ottobre (significativamente giorno del “rivoluzionario” San Francesco) è figlio della kermesse di Villaggio Rousseau, e testimonia la volontà del M5S di ristabilire un dialogo con la piazza.

 

Il Movimento 5 Stelle oggi

I pentastellati dovranno a breve fare i conti con i risultati delle votazioni che si terranno il 20 e 21 Settembre. Per quanto concerne il referendum sul taglio dei parlamentari, provvedimento di bandiera del Movimento, la base si è tutto sommato consolidata e, nonostante l’assenza di una convinta adesione degli alleati di governo, i sondaggi sono favorevoli ai 5s. Diverso è il discorso sulle amministrative, storicamente il tallone d’Achille del movimento, alle quali difficilmente i 5 stelle riusciranno a conquistare regioni. La maggioranza di governo, ad ogni modo, è unita nel negare qualsiasi tipo di effetto degli esiti regionali sulla tenuta del governo. Effetti potranno certamente esserci internamente al movimento, e si comprende anche sotto questo aspetto la decisione di convocare gli Stati Generali successivamente alle votazioni.

Intanto, i sondaggi sulle intenzioni di voto non sono particolarmente positivi per i 5 stelle: quello di SWG, per La7, al 31 agosto li attesta sul 16.4%, perdendo più di mezzo punto dall’ultima rilevazione dello stesso istituto. Per Ipsos prospettiva leggermente più favorevole, con il movimento al 18.9%. Significativa è la “Supermedia”, elaborata da Youtrend sulla base dei risultati dei principali istituti di sondaggistica, che indica una perdita di quasi un punto percentuale dei 5s rispetto alla rilevazione precedente, collocando il Movimento al 15.8%.

 

 

Studente presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli. Mi interesso particolarmente di attualità e politica, interpretata con occhio giuridico, specialmente costituzionalistico.

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