Election YesterDay: il primo conclave

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Il Papa, massima figura del Cattolicesimo, ma anche oggigiorno Capo di Stato della Città del Vaticano, era in origine eletto dall’assemblea dei Cristiani di Roma. Successivamente, dal 336 il ruolo di elettore fu riservato al solo Clero romano, fino alla riforma operata da papa Nicolò II nel 1059, che riservò il diritto di voto ai soli cardinali vescovi. Con tale “legge elettorale” si svolse il conclave del 1118, a cui presero parte 51 cardinali vescovi, i quali si riunirono per la prima volta in privato a Roma escludendo ogni tipo di pubblico. Per questo motivo questo è considerato da parte minoritaria degli storici il primo conclave. Da questo episodio nasce anche lo stesso termine “conclave” che deriva da “clausi cum clave“.

Nel 1179 papa Alessandro III riformò nuovamente le modalità di elezione affermando che sarebbe potuto divenire papa qualsiasi maschio battezzato che ottenesse la maggioranza dei due terzi dei voti del collegio cardinalizio.

Questa formula portò però a numerosi casi di lunga vacatio della figura papale poiché, anche per via delle pressioni dei monarchi, i cardinali riuscivano con difficoltà a raggiungere un’intesa che rispettasse il quorum dei 2/3.

Questi presupposti portarono al famoso conclave di Viterbo, svoltosi tra il 1268 e il 1271, che è considerato il primo vero conclave della storia.

Alla morte di Papa Clemente IV, il collegio elettorale era formato da 19 cardinali, 7-8 dei quali erano guelfi (pro potere del papa) e una decina di ghibellini (pro potere imperiale). Questa divisione, alla quale vanno aggiunte le faide tra le varie famiglie di provenienza dei vari prelati e l’instabilità politica del tempo, fu tra i motivi per cui era estremamente difficile trovare un nome che mettesse d’accordo almeno 2/3  degli elettori.

Inizialmente i porporati si recavano una volta al giorno a votare presso la cattedrale di Viterbo, designata come luogo delle elezioni in quanto capitale del luogo in cui il Papa era deceduto, per poi far ritorno alle proprie abitazioni. Dopo un periodo di circa due anni in cui non si era giunti ad un accordo, nel 1270 il capitano del popolo Raniero Gatti decise di rinchiudere nel Palazzo Papale di Viterbo i cardinali finché non avessero scelto il nuovo Papa.

Il tetto della sala in cui si riunivano fu dopo qualche tempo scoperchiato per far circolare l’aria, ma si dice che l’idea fu suggerita al capitano del popolo dal cardinale Giovanni da Toledo, al quale si attribuisce la frase: “discopriamo, Signori, il tetto di questa camera, perchè non vuole forse lo Spirito Santo entrare dove noi siamo, per tanti tetti”. Inoltre secondo gli storici, Gatti avrebbe tenuto addirittura a digiuno i prelati per 3 settimane concedendo loro solamente pane ed acqua. Nel 1271, a seguito delle pressioni derivate dall’uccisione di Enrico di Cornovaglia, fu deciso dal consiglio di delegare solo sei cardinali al voto, in modo da trovare più velocemente un’intesa.

In appena poche ore i delegati decisero di eleggere Tedaldo Visconti, il quale fu eletto Papa col nome di Gregorio X nel 1271 ponendo fine alla vacatio più lunga della storia della Chiesa durata 1006 giorni. Due anni dopo il suo insediamento, nel 1274 il Papa decise di modificare il metodo elettorale durante il Concilio di Lione rendendo regola la segregazione dei cardinali in un unico luogo per l’intera durata delle votazioni al fine di isolarli dal mondo esterno.

Nato a Siracusa nel 1997, studio giurisprudenza a Roma presso l'Università LUISS "Guido Carli".

Sono appassionato di politica fin da quando ero ragazzino e mi piace parlarne in maniera semplice e oggettiva.

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