Election YesterDay: Referendum Istituzionale Repubblica-Monarchia (1946)

Scheda referendum

12.717,923 voti per la Repubblica e 10.719,284 i voti per la Monarchia: ecco l’esito della travagliata vicenda sul Referendum istituzionale del 2-3 giugno 1946 che portò alla nascita della Repubblica Italiana.

Contesto storico

Dell’Italia uscita dalla guerra non resta che morte e distruzione, dei lunghi bombardamenti non rimanevano che gli scheletri delle abitazioni o delle vie di comunicazioni distrutte irrimediabilmente, insieme alle facce di tutti coloro che avevano perso tutto. La caduta del fascismo aveva lasciato un vuoto incolmabile in quell’Italia che fino a pochi anni prima si vantava della propria potenza, ora, ridotta a polvere e macerie, dove la fame era tale da spingere le persone persino a consumare i topi che circolavano per le strade. Era in questo clima di crisi che l’Italia iniziava a immaginare il proprio futuro, sperando di lasciarsi alle spalle le violenze del Ventennio, e immaginando un nuovo ordine democratico.

A rappresentare queste nuove speranze saranno i diversi partiti politici antifascisti che a Salerno si ricostituiranno in Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) con l’obbiettivo di traghettare il Paese a nuove elezioni e definire, a conflitto concluso, la forma istituzionale dello Stato: Monarchia o Repubblica. Nei giorni della svolta di Salerno l’Italia non era ancora stata liberata completamente: se a sud gli Alleati progressivamente stavano risalendo lo stivale fino alla linea di Cassino; al nord i tedeschi e la Repubblica Sociale di Salò controllavano gran parte del territorio. Saranno i mesi più bui della Resistenza, da quell’8 settembre 1943 (armistizio) al 25 aprile 1945 giorno della Liberazione.

A condurre la difficile situazione politico-economica del Paese, oltre al Re Vittorio Emanuele III e il figlio Umberto II nominato Luogotenente del Regno, si successero governi provvisori di unità nazionale guidati dai principali leader politici degli schieramenti politici: Ivanoe Bonomi con due mandati e Alcide De Gasperi con tre mandati fino alla nascita della Repubblica e primo Capo dello Stato provvisorio. La necessità di un compromesso tra i partiti, anche se con idee e posizioni distanti, era essenziale per permettere al Paese di uscire dalla guerra e arrivare a quel 2 giugno 1946, data fissata per eleggere i membri della Costituente e il referendum istituzionale (Decreto Luogotenenziale n.98 del 16 marzo 1946).

I mesi prima del voto

A guerra conclusa era ormai chiaro il nuovo ordine democratico e imminenti elezioni democratiche dopo venticinque anni di governo autoritario. Il primo appuntamento alle urne, non fu il 2 giugno come molti credono, bensì le elezioni amministrative che si svolsero in cinque tornate dal 10 marzo al 24 novembre 1946; la finestra elettorale così estesa mostra chiaramente i segni lasciati dalla guerra e l’impossibilità in molte zone del Paese a svolgere l’appuntamento elettorale contemporaneamente. Sarà proprio in questa occasione che le donne poterono recarsi, dopo anni di contestazioni, per la prima volta alle urne ed esprimere il proprio voto; anche se bisogna notare come queste godevano unicamente del diritto di voto attivo e non di quello passivo (farsi eleggere), solamente per il referendum raggiungeranno la piena parità.

Gli esiti delle elezioni amministrative mostravano sempre più un’elettorato spaccato tra i due partiti principali: la Democrazia Cristiana (DC) di De Gasperi, che raccoglieva la componente cattolica e moderata della popolazione (in particolare nel Sud Italia); e il Partito Comunista Italiano (PCI) guidato da Palmiro Togliatti, costituendo l’ala radicale e riformista. A fianco a questi due schieramenti si posizionavano i partiti minori: il Partito Socialista Italiano (PSI) di Pietro Nenni; il Partito d’Azione (PdAZ) di Ferruccio Parri; il Fronte dell’Uomo Qualunque (FUQ) di Guglielmo Giannini; il Partito Liberale Italiano (PLI) di Luigi Einaudi; il Partito Repubblicano (PRI) di Randolfo Pacciardi.

I mesi che precedono l’appuntamento del 2 giugno sono particolarmente travagliati: da una parte i monarchici che lamentavano il fatto che molti italiani erano esclusi dal voto, in particolare migliaia di prigionieri in attesa di rimpatrio e i cittadini della Venezia-Giulia e Alto Adige, proponendo un rinvio del referendum. Dall’altra parte i principali partiti, schierati a favore della Repubblica, indaffarati nella propaganda politica e in molti casi nell'”alfabetizzazione elettorale”.

Il giorno del voto

Gli italiani chiamati al voto erano oltre 28 milioni, si votava dalla mattina del 2 giugno fino a sera e nella sola mattinata del 3 giugno, subito dopo lo scrutinio partendo dalle schede della Costituente e poi del Referendum.          Si presenteranno a votare in 24.946,878, pari circa all’89,08% degli aventi diritto al voto.

Tanta era l’emozione fra gli elettori, in particolare fra le donne che si presentarono in massa per assolvere il proprio dovere, fra queste tantissime anziane trasportate dai propri luoghi di cura al seggio. Le immagini principali di questa giornata storica sono le lunghe file fuori dai seggi in una calda giornata di giugno, ma nemmeno il sole fermò gli italiani dall’esprimere il proprio voto.

All’interno della cabina l’elettore aveva due schede distinte: una per l’Assemblea Costituente con tutti i simboli dei diversi partiti, in cui apporre la propria croce sul contrassegno desiderato; la seconda per il referendum istituzionale raffigurante il simbolo della Repubblica e della Monarchia e il riquadro su cui fare la croce.

Chiuse le urne iniziò immediatamente lo spoglio delle schede, sarà un’operazione molto lunga e non priva di contestazioni: infatti iniziarono a circolare voci di presunti brogli all’interno delle sezioni durante il conteggio; in particolare venne rimproverato come le schede che risultavano bianche vennero votate dai membri del seggio oppure facendo votare  elettori che non si sono presentati al seggio. La discussione sui presunti brogli sarà ricorrente negli anni successivi, in particolare saranno i monarchici a sostenere l’illegittimità del risultato finale.

Il risultato finale: l’Italia è Repubblica!

Nelle prime ore del 4 giugno iniziarono ad arrivare al Viminale i primi risultati dalle sezioni, in particolare dal Meridione, mostrando una prevalenza verso la Monarchia, dato che variò velocemente quando iniziarono a giungere i risultati dal Nord in maggioranza per la Repubblica. L’esito della consultazione mostrava un Paese spaccato profondamente: al Nord a prevalere è la Repubblica (con picchi dell’80% in Romagna); mentre il Sud più vicino alla Casa Reale, votò largamente per il Re.

Il risultato finale sarà comunicato dalla Corte Suprema di Cassazione il 10 giugno, tenendo conto dei diversi ricorsi presentati e procedendo al riconteggio delle schede così da dirimere ogni controversia. Ecco i risultati:

  • Repubblica: 12 717 923 voti (54,3%)
  • Monarchia: 10 719 284 voti (45,7%)
  • Nulli: 1 498 136 voti

L’Italia è Repubblica! Sarà questa la frase pronunciata in apertura del proclama che verrà trasmesso alla radio e che passerà alla storia, così come tutte le prime pagine dei principali quotidiani che inneggiavano alla neonata Repubblica.

Classe 1998, studente di Storia presso l'Università di Bologna, i miei interessi spaziano dallo studio della storia costituzionale ai diversi sistemi elettorali.
Particolare attenzione sui temi dei diritti e il mondo delle istituzione europee.

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