Election YesterDay: le elezioni inglesi del 1979 e l’avvento di Margaret Thatcher

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Le elezioni del 1979 nel Regno Unito rappresentarono un importante momento di transizione nella storia britannica. In quell’anno l’ascesa di Margaret Thatcher, la prima donna a ricoprire il ruolo di capo di governo in Europa, determinò uno dei più grandi cambiamenti nella storia, nell’economia e nella società del mondo intero.

I Laburisti e Callaghan

James Callaghan, PM e leader del partito Laburista

A partire dalla fine della guerra, la politica britannica era stata caratterizzata dal “post-war consensus”, ovvero un consenso fra i due grandi partiti (Conservatori e Laburisti) sulla politica economica: nazionalizzazioni, forte controllo statale sull’economia e alta spesa pubblica.

Negli anni ’70, i governi Conservatori e Laburisti dovettero affrontare crisi su vari fronti: l’economia inglese molto debole (tanto da portare alla definizione di “malato d’Europa”) a causa dell’aumento dell’inflazione e della disoccupazione (stagflazione), l’incapacità di limitare il potere dei sindacati, i continui scioperi, e il conflitto politico in Irlanda del Nord per l’indipendenza dal Regno Unito.

Nel 1974, Harold Wilson (Laburista) fu rieletto primo ministro con una maggioranza di appena 3 seggi. Rassegnate le dimissioni dopo diciotto mesi, fu sostituito da James Callaghan. Il nuovo primo ministro, affrontò la drammaticità della crisi chiedendo un prestito al Fondo Monetario Internazionale (che fu percepito come un’umiliazione per il Regno Unito) e cercando di ridurre l’inflazione attraverso un “contratto sociale”, che prevedeva restrizioni agli aumenti salariali, in cambio di maggiori poteri per i sindacati.

L’iniziale successo del “contratto sociale” fece risalire i Laburisti nei sondaggi nel 1978, ma Callaghan si rifiutò di mandare il paese alle elezioni, a causa di alcuni sondaggi che davano i Laburisti vincitori per pochi seggi. Callaghan voleva evitare il ripetersi della situazione in cui si trovava: in seguito ad alcune elezioni suppletive, infatti, i Laburisti avevano perso la loro maggioranza risicata, dovendo fare affidamento sull’appoggio esterno dei Liberali (centro) e dei partiti locali di Scozia, Irlanda del Nord e Galles, in cambio di politiche di “devolution”.

I Conservatori e la Thatcher

Margaret Thatcher, leader del Partito Conservatore

Nel 1975, l’ex-Primo Ministro Edward Heath perse le elezioni per la leadership del Partito Conservatore contro Margaret Thatcher, che divenne la prima donna nel Regno Unito a ricoprire il ruolo di leader di partito.

Margaret Thatcher incentrò la sua opposizione ai Laburisti sui temi dell’inflazione, del potere dei sindacati e dell’eccessiva tassazione. Portò avanti proposte economiche contrarie al “post-war consensus”, tra cui i tagli alla spesa pubblica e la riduzione del controllo statale sull’economia, oltre che un approccio duro contro i sindacati.

All’inizio la Thatcher fu avversata sia all’interno del suo partito da parte dei sostenitori del consenso, sia dagli avversari laburisti che la percepirono come un’avversaria priva di esperienza. In parte, questo determinò, insieme al miglioramento dell’economia nel 1978, la crescita dei Laburisti nei sondaggi.

Nell’inverno del 1978 -1979, il “contratto sociale” perse la sua efficacia e le proposte Laburiste furono rifiutate dai sindacati. Iniziò così un lunghissimo periodo di scioperi conosciuto come “the winter of discontent” (“l’inverno dello scontento”) che colpì profondamente l’opinione pubblica. I trasporti erano bloccati, la spazzatura veniva accumulata a pile nelle strade senza essere raccolta, e in alcune regioni i cadaveri non vennero seppelliti.

Nel 1979, dopo il fallimento dei referendum sulla devolution, il Partito Liberale e il Partito Nazionalista Scozzese posero fine al loro supporto esterno al governo. Con un voto di sfiducia, la Thatcher riuscì a sconfiggere il governo per un solo voto (un deputato laburista, gravemente malato, non poté partecipare al voto), portando il paese ad elezioni.

Pile di rifiuti nelle strade inglesi durante l’inverno dello scontento.

La Campagna Elettorale

Le elezioni del ’79 videro scontrarsi due leader dalle origini umili: James Callaghan proveniva dalla classe lavoratrice, e Margaret Thatcher era la figlia di un droghiere.

Callaghan e i laburisti portarono avanti la loro campagna promettendo la ripresa economica, il ritorno alla piena occupazione e la difesa del sistema sanitario nazionale. Accusarono i Conservatori di portare avanti politiche economiche troppo radicali che avrebbero aumentato i prezzi, e di avere un approccio troppo duro contro i lavoratori in sciopero. La Thatcher divenne poi bersaglio anche di alcuni commenti sessisti e di tentativi di minare la sua credibilità, particolarmente per la sua inesperienza.

Di contro i Conservatori, guidati dalla Thatcher, portarono avanti le loro ricette economiche basate sul monetarismo e sul liberismo per ridurre la spesa, le tasse e l’inflazione. Per attrarre i lavoratori, fu anche proposto lo schema del “Right to Buy” (“Diritto di Comprare”), che avrebbe permesso a coloro che abitavano nelle case popolari di poterle acquistare e di diventare proprietari di casa. Buona parte della campagna elettorale si concentrò sull’approccio duro nei confronti dei sindacati, e sulla critica contro la gestione della crisi da parte del governo. Dure proposte sull’immigrazione spostarono i voti della destra radicale verso i Conservatori, ma attirarono le critiche dei Laburisti.

La campagna elettorale dei Conservatori fu realizzata in collaborazione con l’azienda pubblicitaria “Saatchi & Saatchi”, che realizzò il famoso manifesto “Labour isn’t working”, in cui si criticava l’aumento della disoccupazione sotto i Laburisti. In aggiunta, La Thatcher curò molto la sua immagine, cominciando a modificare progressivamente il tono della sua voce per renderlo meno acuto, e rivendicando con orgoglio le sue origini umili, per mostrarsi vicina alla popolazione. Fece spesso appello alla capacità delle donne, e in particolare delle madri di famiglia, nel saper gestire i budget casalinghi, e le utilizzò per spiegare il proprio programma economico.

Il manifesto “Labour Isn’t Working” divenne il simbolo della campagna elettorale del ’79.

Di contro, Callaghan, in seguito ad un’intervista avvenuta durante gli scioperi del 78-79, apparve lontano dalle esigenze della popolazione per il suo forte ridimensionamento dell’entità della crisi in corso. Gli fu dunque attribuita la frase “Crisi? Che Crisi?” che i Conservatori utilizzarono contro di lui.

Le elezioni furono anche scosse dalla morte del politico conservatore Airey Neave, molto vicino alla Thatcher, ucciso per mano dei terroristi Nord-Irlandesi pochi giorni dopo la caduta del governo Callaghan.

I risultati delle elezioni del 1979: Conservatori (Blu), Laburisti (Rosso), Liberal (Arancione), SNP (giallo)

I Conservatori vinsero le elezioni (339 seggi), conquistando le regioni del Sud e le Midlands, nonché la categoria degli “skilled workers”. Grandi sconfitti, oltre che i Laburisti (269 seggi), furono i Liberali di David Steel (11 seggi), colpiti da uno scandalo a luci rosse che interessò l’ex-leader del partito, Jeremy Thorpe, accusato di aver ordito una congiura per uccidere il suo amante (la sua relazione omosessuale, in quegli anni, destò anche molto scandalo). Persero 9 dei loro 11 seggi anche i Nazionalisti Scozzesi, che pagarono per aver fatto cadere il governo Callaghan e aver spianato la strada ai Conservatori.

La Thatcher si insediò con una maggioranza di 43 seggi, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di capo di governo nel Regno Unito e in Europa. Vinse tutte le elezioni successive, fino alle sue dimissioni nel 1990. Le sue politiche cambiarono radicalmente lo status quo, ponendo fine al “post-war consensus”, riducendo il potere dei sindacati, e sviluppando una politica economica liberista, e Il suo approccio duro le valse il soprannome di “Iron Lady” (La lady di ferro). In conclusione, comunque la si pensi, il Thatcherismo, che ebbe il suo corrispettivo americano nelle politiche di Ronald Reagan (la Reaganomics) ha segnato un’epoca e, nel bene o nel male, ha modellato alcuni aspetti del mondo in cui viviamo oggi. Ognuno di noi sa, in cuor suo, se per questi cambiamenti bisogna ringraziare, oppure condannare, la signora Thatcher.

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