L’anti-Spagna? Le elezioni a Madrid hanno scosso il panorama politico nazionale

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La destra ha vinto le elezioni nella Comunità di Madrid. La consultazione era stata convocata dopo la scelta della presidente Isabel Díaz Ayuso (Partito Popolare, PP, centrodestra) di rompere l’alleanza con i centristi di Ciudadanos, ritenuti eccessivamente chiusuristi nella gestione del Covid. Proprio sulla lotta alla pandemia si è innescato lo scontro politico.

La campagna elettorale è stata aspra: si è fatto ampio ricorso alla demonizzazione dell’avversario (“Noi o i comunisti” e “Noi o i fascisti” sono stati i mantra della comunicazione) e si è arrivati alle minacce di morte per i contendenti. Il presidente del Governo Pedro Sánchez  ha addirittura parlato di “inizio della fine della democrazia” in caso di alleanza tra PP e Vox.

La vittoria della destra

Isabel Díaz Ayuso è la vincitrice indiscussa delle elezioni nella Comunità Autonoma di Madrid. La governatrice uscente non ha solo ottenuto una riconferma dopo due anni di governo, ma è anche riuscita a far guadagnare al Partito Popolare più del doppio dei seggi con cui si presentava alle elezioni. Il PP ha ricevuto il consenso del 44,7% dei votanti, aggiudicandosi 35 seggi in più rispetto ai 30 con cui governava dal 2019.

Con i suoi 65 deputati, più di quelli ottenuti dai tre partiti di sinistra messi insieme, il PP può vantare una vittoria schiacciante. Tuttavia, in un’Assemblea che conta 136 seggi, il risultato non garantisce ai popolari la maggioranza. La governatrice dovrà perciò contare sull’appoggio del partito di ultradestra Vox, che esce dalle elezioni del 4 maggio con 13 seggi, uno in più rispetto alla precedente legislatura.

Díaz Ayuso si è scontrata spesso con il governo progressista di Sánchez: ha regolarmente tenuto aperte più attività che nel resto della Spagna e ha accusato la sinistra di non considerare abbastanza le categorie produttive. La scelta della presidente, oltre ad essere stata premiata dagli elettori, non ha avuto particolari controindicazioni dal punto di vista sanitario: la discesa dei contagi nella capitale ha seguito quella del resto del Paese.

Il fallimento della sinistra

Il 4 maggio è stato il giorno della débâcle della sinistra spagnola. Nelle elezioni del 2019 i socialisti diventarono primo partito per la prima volta dal 1987, anche se il Partito Popolare riuscì comunque a formare il governo. Dopo neanche 2 anni, il rosso è quasi sparito dalla mappa elettorale. Il Partito Socialista (PSOE) ha ottenuto 24 seggi, 13 in meno rispetto alla tornata precedente, riscontrando un drastico calo dei consensi.

Gran parte delle colpe sono da attribuire ad una campagna elettorale non esaltante e troppo “chiusurista”. Un fallimento politico che ha portato a forti cambiamenti nella direzione del partito nella capitale. Si è dimesso il segretario locale José Manuel Franco e il candidato presidente Ángel Gabilondo ha rinunciato alla carica di deputato nell’Assemblea Regionale. Male anche Podemos. Il movimento aveva candidato il leader nazionale Pablo Iglesias e, nonostante sia passato da 7 a 10 seggi, non è riuscito nell’intento sperato di arginare l’avanzata della destra. Per tale ragione, Iglesias ha deciso di ritirarsi dalla politica attiva.

L’unica nota positiva a sinistra è l’exploit di Más Madrid. Il movimento, nato dalla scissione con Podemos, ha clamorosamente eguagliato il PSOE come secondo gruppo parlamentare con 24 seggi. Il partito fondato 2 anni fa da Íñigo Errejón, è diventato nella notte la sorpresa di questa tornata elettorale, guadagnando 4 seggi rispetto al 2019.

Le conseguenze

Non è ancora chiaro se il Partito Popolare e Vox sceglieranno di formare una coalizione di governo, o se la destra radicale si limiterà a garantire un appoggio esterno. Il leader nazionale di Vox Santiago Abascal ha dichiarato che, il sostegno del suo partito ai popolari madrileni sarà offerto “in cambio di niente”, ma ha suggerito di affidare la presidenza dell’Aula a un suo deputato.

Díaz Ayuso ha messo in dubbio il fatto che un partito con soli 13 seggi possa legittimamente occupare la presidenza, ammettendo però la necessità di “essere generosi”.

In attesa di conoscere l’esito delle trattative tra Vox e PP, è possibile osservare la fotografia del Paese che queste elezioni restituiscono. La liquefazione dei liberali di Ciudadanos, che in soli due anni sono passati dal 20% al non entrare in Parlamento, non ha aperto spazi verso il centro. Anzi, i due schieramenti si sono polarizzati in uno scontro ideologico che non si vedeva da decenni. La scelta del divisivo Pablo Iglesias di lasciare la vice-presidenza nazionale per candidarsi a Madrid ha esacerbato ulteriormente la contesa.

Il leader nazionale del Partito Popolare Pablo Casado ha descritto le elezioni madrilene come “una mozione di sfiducia contro il sanchismo”. Diaz Ayuso è però ormai una sempre più credibile rivale interna per il leader popolare. A sinistra invece, i risultati di queste elezioni sono la prima vera battuta d’arresto per il governo Sánchez, fino ad ora piuttosto popolare.

Madrid si conferma un‘eccezione nel panorama politico europeo. In un continente che guarda sempre più a destra, le grandi città sono quasi ovunque roccaforti progressiste. La Spagna ha invece il principale governo di sinistra d’Europa, con una capitale governata dalla destra.

Laureata in Politics, Philosophy and Economics, è iscritta a un programma di Double Degree tra Roma e Bruxelles.

Appassionata di istituzioni europee e Brexit, aspira a una carriera giornalistica.

alessandra.carraro(at)electiondaynews.it

Frequento un Master di 2 anni in Studi Europei all'Université Libre de Bruxelles. Appassionato di politica, geopolitica e storia. Mi piace tenere informate le persone attraverso una scrittura obiettiva e dettagliata.

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