Il discorso politico annuale di Carrie Lam, tra crisi e futuro di Hong Kong

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Nell’ultimo anno Hong Kong ha affrontato le più difficili sfide politiche dal ritorno alla madrepatria

Comincia così il quarto “policy address” che il capo esecutivo della Regione Amministrativa Speciale, Carrie Lam, ha rilasciato mercoledì davanti ad un Consiglio Legislativo monco, viste le dimissioni dei membri delle opposizioni. Atteso da ottobre, l’intervento è stato posticipato fino ad oggi per permettere consultazioni più approfondite con Pechino. Un discorso da record durato oltre due ore, nel quale Lam ha tirato i fili dopo un periodo turbolento e tracciato le parabole di sviluppo dell’ex colonia britannica.

Mantenere l’ordine

L’enfasi iniziale viene posta inevitabilmente sull’ordine costituzionale. Lam ha infatti dichiarato che Hong Kong potrebbe rappresentare una falla nella sicurezza nazionale dell’intera Cina. Rispettarne lo status quo e proteggerne il sistema di governo sono dunque priorità “urgenti”. Sebbene la controversa legge sulla sicurezza nazionale promulgata in estate da Pechino abbia riportato la pace nelle strade, Lam, oltre ad elogiare gli sforzi del governo centrale, spinge per assicurare una protezione complessiva dell’ordine costituito, in particolare per quanto riguarda le interferenze straniere, viste come causa e motore degli scontri. Intanto non si fermano le condanne ai leader delle proteste: all’arresto di Joshua Wong e altri dissidenti pro-democrazia si contrappongono i tentativi di apertura dell’esecutivo, che ha dichiarato come i minori coinvolti nei disordini potranno affrontare un percorso di “riabilitazione” dopo aver ammesso i propri errori. Degli stimati 10mila manifestanti arrestati in questi mesi, circa 4mila sarebbero minorenni, in maggioranza studenti liceali. Inoltre, la Chief Executive ha affermato di star lavorando ad una legge che obbligherà funzionari governativi, parlamentari, giudici e insegnanti a giurare sostegno incondizionato alla Basic Law (la Costituzione di Hong Kong) e alla sovranità di Pechino sul territorio. Più ampiamente, il governo metterà in campo politiche educative atte a rinforzare il legame tra hongkonghesi e madrepatria. Questo perché Lam ritiene fondamentale anche una riforma del sistema scolastico, per prevenire che gli studenti siano nuovamente “manipolati e spinti a compiere atti violenti e illegali”. 

Economia e contrasto al Covid-19

Un’altra sfida capitale che il “Porto Profumato” ha dovuto affrontare, come tutto il mondo, è rappresentata dalla pandemia da Covid-19, che ha colpito duramente l’economia finanziaria su cui si basa la prosperità dell’ex colonia, il cui PIL quest’anno dovrebbe diminuire del 6,1 %. L’aiuto della Cina è stato fondamentale per combattere la diffusione del virus, e Pechino si è reso disponibile a riservare un certo numero di vaccini alla Regione Amministrativa Speciale in caso di necessità. Al momento, tra l’altro, non sono permessi i viaggi da e per il continente, visto che sempre mercoledì sono stati scoperti 85 nuovi casi in città. Per rimediare, Lam ha proposto un programma di test a tappeto per raggiungere l’obiettivo zero casi. In campo economico, la misura più immediata riguarda l’abolizione dei DSD (doubled ad valorem stamp duty) sulle proprietà non residenziali, in vigore da giovedì. Si tratta in sostanza di una diminuzione delle tasse sulle transazioni con lo scopo di attrarre investimenti. La rinascita della città passa però soprattutto da un più ampio inserimento nel sistema economico cinese: visto che il PCC da alcuni anni sta cercando di potenziare la domanda interna (con quella che viene chiamata dual circulation strategy) per colmare il gap con le esportazioni, Hong Kong dovrebbe interpretare il ruolo di intermediario tra il crescente mercato della madrepatria e il resto del mondo. 

Greater Bay Area

Tutto ciò anche grazie anche ad una maggiore integrazione nella “Greater Bay Area”, zona del delta del fiume delle Perle nella regione del Guangdong, che comprende tra le altre Macao, Shenzhen, e Canton. Insieme formano una megalopoli di oltre 50 milioni di abitanti. In questo senso, tra i progetti citati, c’è una maggiore collaborazione tra l’aeroporto internazionale di Hong Kong e il più piccolo scalo domestico di Zhuhai, nell’ottica della creazione di un “world-class aviation cluster”. È stato anche annunciato il potenziamento dello “Stock Connecting trading scheme”, che punta a connettere le borse di Shanghai, Shenzhen e Hong Kong tramite l’apertura di programmi di investimento tra le aziende biotecnologiche della HKSAR (che stanno accusando il colpo della crisi) e le più solide industrie di innovazione quotate nelle borse cinesi. Novità anche per quanto riguarda il mercato del lavoro. In particolare, sono pronti circa 2000 posti messi a disposizione da aziende hongkonghesi e del continente per giovani neolaureati dell’ex colonia, soprattutto nei settori scientifico e di innovazione tecnologica. Questi beneficeranno, oltre al reddito lavorativo, di una sovvenzione non inferiore ai 10mila dollari HK per massimo 18 mesi. Lam ha aggiunto che una collaborazione più stretta con le città del Guangdong è un’opportunità importante per stimolare lo sviluppo economico e migliorare la vita dei residenti.

Politiche abitative

Un focus importante nel discorso riguarda proprio il futuro abitativo di un gran numero di residenti a basso reddito e più in generale quello della fisionomia della città stessa. Nel breve periodo, in primo luogo, il governo ha identificato un’area di 330 ettari nella quale costruire oltre 300mila unità abitative nei prossimi dieci anni. In secondo luogo, si è deciso di accelerare il piano della Northern Link Railway (collegamento che permette ai cinesi di entrare nei New Territories e viceversa) il che renderebbe disponibili altri 90 ettari di terra sui quali si pianifica di edificare ulteriori 70mila unità abitative. Nel frattempo, circa 90mila persone sulla lista d’attesa dell’edilizia pubblica riceveranno dal governo sovvenzioni in denaro contante e saranno trasferite in hotel o in altre strutture ricettive, vuoti a causa della pandemia. 

Lantau Tomorrow Vision

Sul lungo periodo, invece, la strategia dell’esecutivo appare chiara e, per certi versi, utopistica: per ovviare ai problemi di sovrappopolamento, nel policy address del 2018 Lam aveva presentato la Lantau Tomorrow Vision, un enorme progetto per sottrarre al mare 1700 ettari di terra con un costo stimato di 500 miliardi di dollari HK (circa 54 miliardi di euro), che da allora è contestato dalle opposizioni perché prosciugherebbe le riserve finanziarie della città e provocherebbe un disastro in termini ambientali. Per Lam e il governo centrale invece si tratta di un’opportunità per fornire basi solide al futuro di Hong Kong. Verrebbero costruiti tra i 260mila e 400mila appartamenti, il 70% dei quali di edilizia residenziale pubblica, che potrebbero ospitare fino ad un milione di persone. Si calcola inoltre che si creeranno così 340mila posti di lavoro nei prossimi 20-30 anni. “Il progetto- afferma Lam nel discorso odierno- punta a sviluppare un ambiente di vita sostenibile per una comunità carbon-free. Ne discutiamo da tanto e non possiamo più perdere tempo”. La commissione finanziaria del Consiglio Legislativo sta già lavorando su una legge per sbloccare 550 milioni di dollari HK e procedere agli studi preliminari del caso, anche ponendo la Lantau Vision al vertice delle priorità drenando risorse da altri progetti urbanistici. Con la dipartita dei membri dell’opposizione, ci si aspetta che tale provvedimento venga chiuso in breve tempo. Qui sotto possiamo vedere, in rosso, le aree marine che saranno oggetto di intervento, mente in grigio quelle già sottratte all’oceano. 

Politica ambientale

Infine, per dribblare le critiche degli ambientalisti, Lam ha posto l’obbiettivo di raggiungere la neutralità energetica entro il 2050, dieci anni in anticipo rispetto a quanto programmato dal PCC, facendo proprie le raccomandazioni del Consiglio per lo Sviluppo Sostenibile cittadino e più in generale degli Accordi di Parigi, di cui Hong Kong fa parte. È tuttavia un obiettivo accolto con scetticismo dagli attivisti. Edwin Lau Che-feng, presidente della ONG “The Green Earth”, spiega: “molte di queste politiche (come incentivare all’acquisto di auto elettriche e la costruzione di piste ciclabili) non sono nuove e vengono potenziate ciclicamente. In più, il progetto Lantau è una grandissima contraddizione: non si tiene conto delle emissioni generate dal trasporto dei materiali, senza parlare dell’impatto sull’ecosistema marino. Eclisserebbe tutti i risultati delle altre politiche anti-inquinamento messe in campo fino ad oggi”. Anche Leung Kwok-hung, attivista della Lega dei socialdemocratici, contesta la Vision che “costerà 100mila dollari HK ad ognuno dei 7 milioni di abitanti della città per la costruzione dell’isola artificiale più grande del mondo, così Lam accontenterà ai suoi capi e gli imprenditori cinesi ne trarranno il massimo profitto”. 

La piattaforma Hong Kong Free Press ha calcolato che nel discorso la frase “One Country, Two Systems” sia stata usata 19 volte. È il principio cardine della coabitazione tra città e continente, e il suo richiamo è doveroso visto che ufficialmente, fino al 2047, Hong Kong dovrebbe conservare un certo grado di autonomia. Più difficile è dunque comprendere perché il concetto di “national security” venga invece ripetuto per ben 29 volte. Secondo HKFP, solo il 17% dei cittadini è d’accordo con il piano di Pechino per permettere agli honkonghesi che vivono sul continente di votare. Sempre nello stesso studio si scopre infatti che solamente il 13,4% degli intervistati si dichiara apertamente pro-establishment. Riuscirà Carrie Lam a guidare la ricostruzione dell’economia e contestualmente accompagnare il processo di avvicinamento sempre più marcato al sistema cinese? 

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