I partiti verdi in Italia

Partito verde europeo

Nel sistema politico italiano, composto da un’ampia varietà di partiti afferenti a ideologie e categorie diverse, c’è una tipologia di partiti in particolare che non è riuscita ad affermarsi elettoralmente: i partiti verdi. Quest’ultimi, infatti, cominciando ad avere successo negli altri paesi europei, soprattutto in virtù della crescente importanza per l’opinione pubblica delle tematiche riguardanti il cambiamento climatico e il surriscaldamento del pianeta.

Esempi di ciò si sono potuti vedere nelle elezioni europee del 2019 in cui c’è stato un vero e proprio exploit in Germania e in Francia in cui i verdi sono riusciti a ottenere rispettivamente il 20% e il 13% dei voti e in generale il partito verde europeo ha ottenuto 22 seggi in più. Una crescita consistente che però non ha visto alcun contributo dell’Italia che non ha eletto nessuno nelle fila del partito, restando per il momento fuori dalla ondata ambientalista che sta colpendo il Vecchio Continente.

Per comprendere più approfonditamente i motivi per cui i verdi italiani si trovano in questa situazione, è molto utile ripercorrere gli avvenimenti degli ultimi anni.

La Federazione dei Verdi

Il partito storicamente di riferimento per gli ambientalisti italiani è la Federazione dei Verdi che è nata a fine anni Ottanta raggruppando le diverse “liste verdi” presenti su tutto il territorio. In questo modo gli ambientalisti sono riusciti a capitalizzare il movimento antinuclearista creatosi in seguito allo storico referendum sul nucleare del 1986. La FdV è riuscita infatti a eleggere deputati ininterrottamente dalla sua nascita fino al 2008 partecipando a tutti i governi di centrosinistra, solitamente nominando il ministro dell’ambiente.

Con la nascita del Partito Democratico e la fine della coalizione “L’Ulivo” di cui FdV era fondatore nel 2007, i verdi italiani non sono più riusciti a far eleggere un rappresentante nel Parlamento: inizialmente la decisione presa dai leader del partito è stata quella di creare una nuova coalizione coi partiti a sinistra del Partito Democratico con risultati però molto deludenti sia nel 2008 che nel 2013. Nel primo caso FdV ha partecipato assieme a Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani e Sinistra Democratica alla lista La Sinistra Arcobaleno ottenendo solamente il 3% portando alle dimissioni del Presidente della Federazione ed ex ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, mentre alle elezioni successive la Federazione dei Verdi si presenta nella coalizione a sostegno dell’ex magistrato Ingroia, Rivoluzione Civile. Anche in questo caso il risultato non è stato sufficiente, avendo ottenuto solo il 2,2% alla Camera e all’1,8% al Senato. Inoltre una parte della Federazione si era scissa nel 2010 aderendo a Sinistra Ecologia e Libertà, così come i Verdi del Sudtirolo decisero di presentarsi alle elezioni politiche del 2013 con SEL, riuscendo a eleggere un deputato.

Alle elezioni europee del 2009 il partito era invece entrato a far parte della coalizione Sinistra e Libertà ottenendo il 3% che è però meno della soglia di sbarramento del 4% per l’elezione di deputati europei. Risultato tutto sommato accettabile per una coalizione nata proprio a ridosso delle Europee. Situazione molto diversa è quella riguardante le elezioni europee del 2014 in cui i Verdi avevano deciso di partecipare autonomamente creando una lista di partiti verdi chiamata Green Italia – Verdi europei. La lista però è stata un flop ottenendo solamente lo 0,91% dei voti.

Dal 2015 la FdV riesce ad avere comunque una sua rappresentanza in parlamento in quanto alcuni fuoriusciti del M5S hanno a più riprese aderito al partito nel gruppo misto. L’ultimo rappresentante è stato il senatore Enrico Buemi che nel novembre 2017 ha aderito ai verdi nel gruppo misto nonostante facesse parte del Partito Socialista.

In seguito ai ripetuti fallimenti elettorali, il partito ha deciso di rientrare nella coalizione di centrosinistra per le elezioni politiche del 2018, aderendo alla lista Italia Europa Insieme che però ottiene lo 0,6% dei voti alla Camera, il più grande insuccesso della storia dei Verdi. In seguito a ciò si dimette dalla carica di coordinatore della Federazione Angelo Bonelli.

L’ultima tornata elettorale nazionale, le Europee del 2019, sembra rappresentare la luce in fondo al tunnel per i partiti verdi. La Federazione e Green Italia, che intanto si è andata strutturandosi come partito dopo le Europee del 2014, hanno partecipato insieme sotto la stessa lista di cinque anni prima, arrivando a ottenere il 2,29% dei voti, un balzo in avanti deciso rispetto alle tornate precedenti.

La situazione attuale

Oggi in Italia sono due i partiti verdi principali: la Federazione dei Verdi e Green Italia. Le differenze ideologiche tra i due partiti sono minime, non a caso si sono presentati più volte insieme alle elezioni. Entrambi promuovono politiche ambientaliste in tutti i settori, in particolare quello economico. La transizione ecologica deve avvenire il più presto possibile promuovendo l’energia rinnovabile, la digital economy, un’economia circolare e favorendo le industrie che vogliono produrre in modo sostenibile.

Sia FdV che Green Italia promuovono anche politiche progressiste in materia sociale come il sostegno alla politica dei porti aperti nei confronti dei migranti e la lotta alle discriminazioni razziali, di genere e dell’orientamento sessuale. Infine entrambi i partiti sono fortemente europeisti dichiarando apertamente il loro sostegno al rilancio del progetto di Europa federale.

Da menzionare è anche il nuovo partito Davvero Ecologia & Diritti promosso da Michele Ragosta, ex deputato di Mdp e Marco Gaudini, consigliere comunale a Napoli. DED si è scisso dalla Federazione dei Verdi ed è nato in occasione delle Regionali campane del 2020 a sostegno di De Luca creando una lista congiunta insieme al Partito Animalista Italiano eleggendo un consigliere regionale.

Gli unici rappresentanti attuali di un partito verde in Parlamento hanno aderito a Green Italia dopo le Europee del 2019 e sono la deputata Rossella Muroni (ex Liberi e Uguali) e l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (ex Movimento 5 Stelle), entrambi facenti parte del gruppo misto.

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ora studio European and Global studies all'Università di Padova. Sono appassionato di politica, economia, storia e anche musica.

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