Il punto della situazione sulla Legge Elettorale

Legge elettorale

Il risultato del referendum sul taglio dei parlamentari è ormai noto da due mesi.  Alle prossime elezioni politiche voteremo per 600 parlamentari (400 deputati e 200 senatori) invece che 945 (630 e 315). L’applicazione della riforma però, è differita di 60 giorni dalla sua promulgazione (19 ottobre), proprio per riadattare la legge elettorale e i regolamenti parlamentari ai nuovi numeri.

A prescindere, per molti, tra i banchi della maggioranza, il successo di questa riforma è strettamente legato ad una riforma della legge elettorale. Anche per questo, negli ultimi mesi, ne avevamo sentito tanto parlare. Da settimane però, sicuramente complice la seconda fase acuta della pandemia, della legge elettorale non si sa più nulla.

A che punto siamo? Cosa c’è sul piatto? Quali sono le prospettive? Proviamo a tracciare un quadro completo.

Gli ultimi mesi

Una proposta c’è ed è il Brescellum (da Giuseppe Brescia (M5S), Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera che l’ha depositata) altrimenti nota come Germanicum (per via della forte somiglianza con la legge elettorale tedesca).

Il testo del Brescellum compare per la prima volta a gennaio di quest’anno e arriva sul tavolo della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Montecitorio, presieduta dal suo progenitore.

Nel nostro paese, la legge elettorale non necessita di un provvedimento costituzionale (che richiederebbe un doppio passaggio in entrambe le camere) ma segue l’iter di una legge ordinaria. Per cui basta una sola approvazione da parte di entrambe le camere sullo stesso testo.

Nei mesi successivi, le forze politiche discutono a fasi alterne sulle proposte da inserire nella legge elettorale. Nulla però si concretizza, almeno fino al 10 settembre quando il Brescellum viene approvato come testo base dalla stessa Commissione. Ciò non permette però il passaggio in aula bensì l’adozione di un testo da sottoporre a emendamenti da parte dei membri della Commissione.

La votazione sul testo base ha visto il parere favorevole di PD e Movimento 5 Stelle, l’astensione di LeU mentre hanno lasciato l’aula il centrodestra, +Europa e, facendo più scalpore, anche Italia Viva.

Da allora il testo è arenato lì, sul tavolo della Commissione Affari Costituzionali della Camera, in attesa di emendamenti. La discussione degli emendamenti però è rimandata a data da destinarsi mentre la Commissione, che ora può riunirsi solo ogni due settimane per via delle norme anti-Covid, è passata alla discussione delle modifiche ai Decreti Sicurezza.

D’altra parte, il 18 dicembre scadono i 60 giorni. Per cui, in assenza di altro, il governo dovrà riformare il numero e i perimetri dei collegi del Rosatellum per renderlo applicabile alle nuove camere.

 

Cosa prevede il Brescellum o Germanicum?

Sostanzialmente 4 cose:
1) E’ Proporzionale. Viene totalmente eliminata la quota da eleggere con metodo uninominale che prevede la legge elettorale vigente (circa un terzo dei parlamentari in ciascuna camera).

2) Soglia di sbarramento al 5%. Come in Germania, sono ammessi alla ripartizione dei seggi solo i partiti che ottengono almeno il 5% dei voti a livello nazionale. Una prima eccezione a questo principio è pensata per i partiti delle minoranze linguistiche riconosciute, che partecipano alla ripartizione se superano il 15% a livello regionale.

3) Diritto di tribuna. Una seconda eccezione è il cosiddetto “diritto di tribuna”: anche se un partito non arriva al 5% è possibile che elegga un parlamentare dal proprio collegio di provenienza. Come?

Per capirlo a fondo tocca fare una digressione “tecnica”:
Esiste più di un metodo proporzionale per l’attribuzione dei seggi. Il Brescellum utilizza quello detto dei più alti resti, per la precisione con il quoziente di Imperiali. Ciò significa che per ripartire i seggi, si calcola prima il Quoziente di Imperiali. Ovvero, per ciascuna circoscrizione: Q=[totale dei voti validi espressi nella circoscrizione/(totale dei seggi che spettano alla circoscrizione + 2)], dove il “+2” è proprio la correzione di Imperiali.
Calcolato Q,  si divide per Q i voti ottenuti da ciascuna lista: il risultato sono i seggi che spettano a ciascuna lista. Quelli non assegnati invece, si assegnano in ordine decrescente alle liste che hanno ottenuto il resto più alto dalla divisione.

Insomma, se non si arriva al 5% a livello nazionale, come si fa ad ottenere il diritto di tribuna?
Bisogna ottenere almeno 3 quozienti (Q) nell’ambito di almeno due regioni (3 in totale, non 3 in ciascuna regione) per la Camera dei Deputati, oppure un quoziente a livello regionale per accedere al Senato. A quel punto entrano i candidati eletti di quella circoscrizione (Camera) o regione (Senato).

4) Abolito il listino bloccato. Ma non viene aggiunto altro sul tema. Quindi rimane un invito a mettersi d’accordo su un punto che, come vedremo, divide anche la maggioranza: possibilità di esprimere preferenze per i singoli candidati o listino bloccato con candidati scelti e messi in ordine dai partiti?

Quanto alla definizione dei perimetri dei collegi, il testo contiene una delega al governo.
L’ultima volta che si è dovuto mettere mano ai collegi, il governo si è affidato all’ISTAT, affinché si evitassero ingerenze partitiche e si costituissero dei collegi omogenei per numero di abitanti e altri parametri socio-demografici.

 

Non solo legge elettorale

Alcune forze politiche chiedono che prima di approvare la legge elettorale si approvino delle modifiche all’impianto costituzionale del parlamento. Chi lo sostiene, vede questa necessità come una conseguenza dei tempi o, più spesso, da uno squilibrio cagionato dal taglio dei parlamentari.

Di queste riforme, che di fatto riguardano anche la legge elettorale, ne citiamo 3 tra le più importanti:

Riforma Fornaro (non Fornero, eh! FornAro, che è il capogruppo di LeU alla Camera).Il testo prevede sostanzialmente due cose:
– Rimozione dalla Costituzione del vincolo di elezione dei senatori su base regionale
– Riduzione del numero dei delegati regionale da 3 a 2 per l’elezione del Presidente della Repubblica
È fermo alla Camera in prima lettura. E’ una proposta di legge costituzionale quindi è previsto il doppio passaggio in entrambe le camere.

 

Riforma Elettori. Abbassa l’età per votare i membri del senato da 25 a 18. La proposta arriva dalla maggioranza che inizialmente si era divisa: il PD voleva abbassare anche l’età per essere eletti in Senato da 40 a 25 ma poi è arrivato lo stop dei 5 stelle.
Il testo di legge Costituzionale è stato approvato in prima lettura da entrambe le camere e da qualche settimana è tornato alla Camera per la seconda lettura.

Riforma Costituzionale proposta dal Partito Democratico. Presentata alla stampa a inizio ottobre dal Segretario dem Zingaretti, non ha ancora mosso i primi passi nelle aule parlamentari. Si sostanzia in due punti:

  • Superamento del bicameralismo perfetto, con un Senato integrato da consiglieri regionali
  • Più poteri al Parlamento in seduta comune (ad esempio per il voto di fiducia, la legge di bilancio, gli interventi del Presidente del Consiglio), anche per una eventualità introdotta dallo stesso testo: la sfiducia costruttiva. Si tratta di un istituto già rodato in altri paesi (ad esempio Spagna e Germania) che permette di sfiduciare un governo solo nel caso in cui si abbia un’alternativa di governo con una maggioranza.

Quanto ai regolamenti parlamentari, che è necessario quanto meno riadattare ai numeri delle nuove camere, è tutto fermo. Ad ora si è riunita solo la Giunta per il regolamento della Camera per un primo passaggio preliminare.

Le posizioni dei partiti

Tornando al Brescellum, le posizioni dei vari partiti sembrano essersi nel tempo edulcorate. Probabilmente, frutto anche del mutamento dei trend elettorali che delineano un quadro un po’ più incerto rispetto a gennaio.

Tra i promotori, il PD non ha ancora sciolto il nodo delle preferenze ma intanto chiede di dare la priorità alle riforme costituzionali.
Il Movimento 5 Stelle invece ci vede chiaro sulle preferenze: le vuole. Contrario invece alla possibilità di candidare la stessa persona in più collegi.
LeU è d’accordo con l’impianto del Brescellum, ma vuole abbassare lo sbarramento, almeno al 4% mentre Italia Viva è per la “Legge dei Sindaci”, il maggioritario, seppur nell’ultimo periodo abbia fatto capire che, anche per loro, la priorità sono le riforme costituzionali.

Lato opposizione, il centrodestra continua ad essere per un maggioritario anche se più recentemente si apre a qualche possibilità in più. Ad esempio, il segretario della Lega Salvini è disposto anche a votare con la legge elettorale vigente (servirebbe solo che il governo ridefinisca i perimetri dei collegi sulla base del parlamento tagliato), purché si voti il prima possibile.

Azione invece, accetta anche il proporzionale ma con una soglia di sbarramento che sia almeno del 5%.

I prossimi mesi

Insomma, gli interessi da conciliare sono davvero tanti e contrastanti. Lo scenario previsto se si votasse ora continua a conservare ampi margini di incertezza per cui si tende a rimandare.

Negli scorsi giorni, si è riunito più volte un tavolo tra i capigruppo di maggioranza ed il Ministro per i Rapporti col Parlamento e le Riforme, Francesco d’Incà ma è sempre fumata nera. Nei prossimi invece, si punta a sciogliere i nodi arrivando con un cronoprogramma sulle riforme istituzionali entro i primi di dicembre, quando è previsto un momento di valutazione e aggiornamento del Patto di governo che ormai da più di un anno regge il Conte II.

E’ ormai certo però, visti i tempi, che il governo dovrà ridisegnare i collegi e riadattare il Rosatellum alle nuove camere. Quanto a una nuova legge elettorale,  secondo alcuni se ne parla quando rientra la seconda ondata della pandemia mentre per i più pessimisti si dovrà attendere l’inizio del semestre bianco (3 agosto 2021).

Il semestre bianco sono i sei mesi che precedono l’elezione del Presidente della Repubblica ovvero quelli in cui non si possono sciogliere le camere per alcun motivo salvo che per scadenza naturale, e non è il nostro caso.

Da lì, ci sarà tempo fino a marzo 2022 affinché si approvi una legge in tempo per poterla applicare alle prossime elezioni.

Sempre che la legislatura arrivi a scadenza naturale.

Lombardo DOC, appassionato di sistemi elettorali, movimenti sociali, geografia politica e studi sulle diseguaglianze.
Studia scienze politiche all'Università degli Studi di Milano e collabora con diverse testate online.
A tempo perso suona il violoncello e gira per scuole e bar per avvicinare i più lontani alla sua principale passione: la politica.

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