Il referendum scozzese e l’indipendenza sono a rischio?

Il referendum scozzese

Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon è al centro di forti polemiche che potrebbero mettere in serio pericolo il referendum scozzese. La leader del partito nazionale scozzese è infatti stata messa sotto accusa da Alex Salmond, ex primo ministro della Scozia e da sempre suo rivale interno al partito per aver ordito una cospirazione nei suoi confronti.

La commissione d’inchiesta, guidata dall’investigatore indipendente James Hamilton, ha alla fine appurato che il primo ministro in carica non ha commesso nessun reato. Il calo di popolarità improvviso in seguito alla scandalo, però, può avere delle ripercussioni per il progetto di indipendenza della Scozia.

Le accuse di Salmond, la risposta di Nicola Sturgeon e il verdetto finale

Salmond che, ha accusato direttamente il primo ministro, si dimise nel 2018 in seguito ad accuse di molestie sessuali da cui è stato assolto. Egli recrimina il modo in cui la Sturgeon ha gestito lo scandalo tre anni fa. Secondo lui c’è stato un tentativo da parte della classe dirigente scozzese di estrometterlo dalla vita pubblica britannica.

Le accuse mosse da Salmond si concentrano sul fatto che Nicola Sturgeon avesse mentito in parlamento. In particolare fa riferimento al fatto che la Sturgeon ha omesso di essere a venuta a conoscenza delle accuse qualche giorno prima di quanto ha affermato di fronte al parlamento scozzese. Secondo il codice di condotta ministeriale scozzese, però, obbliga i membri del governo che hanno mentito a rassegnare le dimissioni.

In risposta alle pressanti accuse, Nicola Sturgeon nega la ricostruzione di Salmond. Potrebbe essere vero che la Sturgeon abbia riferito una data sbagliata in parlamento, ma è un errore di soli tre giorni e comunque non era a conoscenza delle accuse di molestie nel dettaglio fino alla data riferita in parlamento.

Una commissione d’inchiesta indipendente guidata da James Hamilton ha effettuato un’indagine al riguardo. Il verdetto finale ha dato ragione al primo ministro in carica e ha ritenuto l’omissione nel discorso in parlamento un errore irrilevante e dunque ha scagionato la Sturgeon dalle accuse.

Cosa cambierebbe per il referendum scozzese

I dati del mese di marzo parlano chiaro: allo stato attuale delle cose, gli scozzesi propenderebbero per rimanere parte del Regno Unito. In controtendenza rispetto all’ultimo anno, il coinvolgimento di Nicola Sturgeon nel caso Salmond sembra aver ribaltato la situazione per quanto riguarda il supporto all’uscita dal Regno Unito in un eventuale referendum.

Con le elezioni legislative in Scozia alle porte, si complica il progetto referendario delineato dal primo ministro attuale. La Sturgeon ha infatti bisogno di un forte consenso popolare alle elezioni di maggio per poter imporre nell’agenda politica di Downing Street un eventuale referendum. Non solo, questo calo di consenso può legittimare la linea politica intransigente delineata da Boris Johnson negli ultimi mesi, determinato a non concedere un secondo referendum.
In ogni caso, il partito nazionale scozzese ha annunciato di voler perseguire con il progetto referendario nell’eventualità che ci sia una maggioranza indipendentista a maggio. La campagna elettorale è appena iniziata in Scozia e potrebbe riservarci grandi sorprese.

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ora studio European and Global studies all'Università di Padova. Sono appassionato di politica, economia, storia e anche musica.

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