In Algeria verrà modificata la costituzione, ma il risultato del referendum fa tremare il governo

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L’Algeria si appresta a cambiare la costituzione per l’ottava volta dal 1962. L’Autorità nazionale indipendente per le elezioni (ANIE) ha annunciato che nel referendum tenutosi domenica 1° novembre, il 66,8% dei votanti ha approvato la modifica costituzionale.

Il capo della commissione elettorale, Mohamed Charfi, ha inoltre dichiarato che alla consultazione ha preso parte solamente il 23,7% degli aventi diritto (circa 5,6 milioni di persone su 24,4 milioni di aventi diritto al voto), la più bassa affluenza nella storia del paese.

Tra gli emendamenti costituzionali approvati, i più significativi si riferiscono alla limitazione dei mandati presidenziali a due e all’incremento dei poteri del parlamento, del sistema giudiziario e del primo ministro.

La nuova costituzione permetterà inoltre alle influenti forze armate algerine di intervenire anche all’estero, soprattutto in Libia e Mali, nell’ambito delle missioni ONU di peacekeeping.

Il governo algerino puntava ad utilizzare il referendum per placare il malcontento popolare che ha caratterizzato il paese fin dai primi mesi dello scorso anno. La bassa affluenza ha tuttavia compromesso il successo di questa strategia.

Il presidente Abdelmadjid Tebboune ha più volte sostenuto che le proposte contenute nella riforma accolgono le richieste giunte dalle piazze in protesta. A criticare le parole del presidente algerino è stato soprattutto il movimento Hirak, la cui forza ha portato nell’aprile 2019 alle dimissioni di Abdelaziz Bouteflika dopo quasi venti anni di potere.

Le riforme non convincono le opposizioni

I portavoce del movimento Hirak minimizzano il risultato elettorale, sostenendo che esso non è supportato da un ampio consenso popolare. Molti osservatori hanno inoltre posto l’accento sulla natura di facciata delle riforme proposte, che non intaccano i reali poteri del presidente. Le riforme non soddisfano la volontà popolare di sostituire l’élite politica, di limitare fortemente il ruolo dell’esercito e di implementare misure che limitino la dilagante corruzione.

La bassa affluenza ha molteplici cause: nelle settimane precedenti al voto molti oppositori politici hanno invitato la popolazione a boicottare il referendum. Nella regione di Kabylie, una delle roccaforti del movimento Hirak, alcuni manifestanti hanno impedito l’accesso ai seggi.
La crisi sanitaria può inoltre aver contribuito ad abbassare ulteriormente l’affluenza.

Il maggiore partito islamista del paese, il Movimento della Società per la Pace, aveva invitato a partecipare alla consultazione referendaria per rigettare le riforme. Le ragioni di questa scelta non sono state chiarite, tuttavia nei giorni precedenti diversi leader del partito hanno aspramente criticato il processo di stesura degli emendamenti, a loro dire controllato esclusivamente dal governo.

L’incerto futuro algerino

La situazione politica dell’Algeria resterà ancora instabile. Le manifestazioni del movimento Hirak, che raccoglie soprattutto giovani, sono state limitate a causa del coronavirus. Se la situazione sanitaria dovesse migliorare nei prossimi mesi, una ripresa delle proteste non è da escludere. A preoccupare sono soprattutto la crescente disoccupazione e le conseguenze economiche dei bassi prezzi del petrolio. Inoltre, la campagna di arresti che ha coinvolto attivisti pro-Hirak, blogger e giornalisti non ha certamente migliorato l’immagine del presidente Tebboune agli occhi della popolazione.

Un ulteriore fonte di incertezza è la salute dello stesso presidente: Tebboune, 74 anni, è infatti attualmente ricoverato in Germania ed è risultato positivo al Covid-19.

Appassionato di geopolitica, difesa e sicurezza, dopo una laurea magistrale in Politiche Europee ed Internazionali ho ottenuto un Master in Middle Eastern Studies. Classe 1993, Lakers e Milan sono le mie fedi sportive. Giocavo a basket, ora corro maratone.

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