La Spagna rinuncia, per ora, a 70 miliardi in prestiti del Recovery Fund

La Spagna rinuncia, per ora, a 70 miliardi in prestiti del Recovery Fund

Il Governo di Pedro Sánchez rinuncerà, per ora, ai 70 miliardi di euro in prestiti del Recovery Fund, beneficerà solamente dei 72,7 miliardi di sussidi a fondo perduto, ovvero quelli che non vanno restituiti. È quanto viene scritto da El Pais, autorevole testata spagnola, la quale cita fonti della Moncloa e del Ministero dell’Economia. Le fonti governative hanno spiegato che: “La Commissione europea consente la richiesta di prestiti fino a luglio 2023. Cosa ci guadagna richiedendoli adesso? […] Lo faremo, se ne avremo bisogno, per il periodo 2024-2026″.

Perché la Spagna rinuncia a 70 miliardi in prestiti?

Secondo El Pais, anche Portogallo e Italia starebbero pensando alla stessa decisione e a questi due si potrebbe unire anche la Francia. Ma qual è il motivo che spingerebbe questi Stati a non considerare la porzione di aiuti in prestiti offerta dal piano? L’Unione Europea potrebbe vedere ridimensionata la portata del Recovery Fund poiché l’azione di buyout operata dal programma della BCE e le aspettative di ripresa prodotte dall’accordo dei 27 Paesi ha generato a sua volta un abbassamento dei tassi di interesse. In questo momento storico sia il Tesoro spagnolo che quello italiano hanno emesso obbligazioni a interesse negativo; il risparmio dal chiedere prestiti all’UE si è notevolmente ridotto. Ad oggi, nonostante la chiusura di un accordo storico, persistono dei dubbi, in quanto la preoccupazione di molti Paesi è che la Commissione possa richiedere in futuro aggiustamenti strutturali a chi ha debito elevato. Non è inoltre da escludere che la gestione di somme così elevate potrebbe generare problemi amministrativi.

Gli effetti del PEPP della BCE ridimensionano il Recovery Fund?

È presto per fare bilanci, ma se c’è una cosa che questa pandemia ha insegnato è che tutto può cambiare da un momento all’altro. Tuttavia la rinuncia da parte della Spagna a 70 miliardi (all’Italia ne spetterebbero 120) non fa scalpore. I loansovvero i prestiti, aumentano il debito pubblico, i grants, cioè i sussidi, no. Gli Stati sono concentrati sui contributi – spesso detti a fondo perduto – poiché questi verranno ripagati a partire dal 2028 e fino al 2058 con contributi al bilancio UE o nuove tasse. L’impatto viene così diluito nel tempo senza inficiare i saldi di finanza pubblica. La decisione spagnola potrebbe essere presto seguita da altri Paesi, il merito o il demerito, a seconda dei punti di vista, è della BCE e del suo Pandemic Emergency Purchase Programme.

Pandemic Emergency Purchase Programme

Cos’è?

È un piano che sarà attivo fino a fine anno o fino a quando il Consiglio Direttivo dell’Istituzione monetaria non riterrà superata l’emergenza economica.

In che cosa consiste?

La BCE acquista titoli di Stato. In parole povere immette liquidità nel sistema, inonda l’Eurozona di denaro e l’iniezione di liquidità porta come conseguenza una riduzione dei tassi di interesse.

 

Giornalista

Classe 94' con la passione per la Politica e il giornalismo, Dottore in Scienze politiche e delle relazioni internazionali per vocazione, studente di Laurea magistrale in cooperazione internazionale per aiutare il prossimo.

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