Le aziende dicono stop alle donazioni ai Repubblicani

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Walmart, Amazon e altre grandi aziende hanno deciso di tagliare le donazioni politiche ai Deputati e ai Senatori Repubblicani che si sono opposti all’elezione di Biden.

Un portavoce di Walmart ha detto al New York Times che l’azienda ha intenzione di sospende a tempo indeterminato le donazioni politiche ai legislatori del Congresso che “hanno votato contro la legittima certificazione dei voti del collegio elettorale statale“.

Walmart non è l’unica però. Anche Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon e proprietario del Washington Post, ha detto di voler sospendere i contributi ai membri del Congressoche hanno votato per annullare i risultati delle elezioni presidenziali”.

Dopo i primi interventi di Walmart e Amazon, non ci è voluto molto tempo affinché altre aziende seguissero la decisione intrapresa dai giganti del commercio al dettaglio. Infatti, anche Airbnb e AT&T hanno deciso di interrompere le loro donazioni nei confronti di questo gruppo di parlamentari. Allo stesso tempo, JPMorgan, Facebook, Google e Microsoft hanno deciso di bloccare temporaneamente le loro donazioni sia ai Democratici che ai Repubblicani.

Perché questa decisione contro i Repubblicani?

Ovviamente la tempistica nella scelta di interrompere queste donazioni attraverso i comitati di azione politica (PAC) non è del tutto casuale.

In seguito agli episodi avvenuti lo scorso 6 gennaio – quando un gruppo di terroristi ha preso d’assalto il Campidoglio – la situazione è degenerata. Da allora, le aziende tecnologiche hanno negato l’uso di servizi all’operazione politica di Trump.

Nonostante l’episodio però, i Parlamentari sono comunque riusciti a votare e ratificare l’elezione di Biden come 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Otto Senatori Repubblicani e 139 Rappresentanti hanno però votato contro. Tra questi ci sono il Senatore del Missouri Josh Hawley, il Senatore del Texas Ted Cruz e il Senatore dell’Alabama Tommy Tuberville.

I dati della Commissione elettorale federale mostrano che il PAC di Microsoft ha contribuito alle campagne elettorali di Hawley nel 2016 e di Cruz nel 2018.

Il caso della Hallmark Cards

La Hallmark Cards, società di biglietti di auguri di Kansas City, ha chiesto al Senatore Hawley e al Senatore per il Kansas Roger Marshall di restituire i contributi dopo l’attacco al Campidoglio.

Negli ultimi due anni, Il comitato ha dato 7.000 dollari alla campagna di Hawley e 5.000 dollari a quella di Marshall. Entrambi i senatori hanno votato contro la certificazione dei risultati del collegio elettorale.

Hallmark crede che la transizione pacifica del potere sia parte del fondamento del nostro sistema democratico, e noi aborriamo ogni tipo di violenza“, ha detto lunedì Jiao Jiao Shen, funzionario delle pubbliche relazioni della Hallmark, in una dichiarazione. Ha inoltre aggiunto che “le recenti azioni dei senatori Josh Hawley e Roger Marshall non riflettono i valori della nostra azienda“.

Non solo dal Missouri  

Oltre alle società già menzionate, anche altre aziende come Marriott, Morgan Stanley, la Blue Cross Blue Shield Association, Dow, AT&T, Boston Scientific e Commerce Bank hanno detto che avrebbero fermato le donazioni politiche a quei Repubblicani che hanno sostenuto la sfida elettorale di Trump.

Stessa sorte è stata decisa anche da Stripe Inc., azienda che gestisce piattaforme di e-commerce – tra cui il sito web della campagna elettorale del presidente Trump – e GoFoundMe. Queste aziende hanno deciso di non elaborare più i pagamenti per il sito di Donald Trump. Nello specifico, GoFoundMe avrebbe motivato la sua decisione poiché non sarebbero stato rispettati i termini e le condizioni del contratto. Si fa riferimento al divieto di raccogliere fondi al fine di sostenere odio, violenza e diffusione di notizie fake in merito alle ultime elezioni.

Anche Shopify, una piattaforma di e-commerce per i commercianti per la vendita di merci, ha chiuso il sito web della campagna di merchandising di Trump.

I principali gruppi imprenditoriali come la National Association of Manufacturers, la Business Roundtable e la Camera di Commercio degli Stati Uniti hanno tutti condannato l’insurrezione. Eppure, sono questi gli stessi gruppi che hanno lavorato a sostegno dei tagli fiscali di Trump. Si tratta degli stessi gruppi imprenditoriali che dovranno affrontare un’amministrazione Biden che vuole aumentare le tasse sulle imprese.

Inoltre, sono molti anche gli istituti finanziari che hanno deciso di congelare le grandi donazioni. Suscita interesse il caso della Deutsche Bank, che per circa 20 anni è stata il finanziatore principale del magnate. La banca tedesca ha stabilito di non avere più intenzione di fare affari con Trump o la sua società in futuro.

Stop ai finanziamenti dei Repubblicani ma anche dei Democratici

Oltre a Microsoft e Google, caso significativo è anche quello di Citigroup. La multinazionale americana che si occupa di servizi finanziari, ha  confermato che sta mettendo in pausa tutte le donazioni politiche federali per i primi tre mesi dell’anno. In questo caso, anche i Democratici non percepiranno più finanziamenti.

Vogliamo che siate certi che non sosterremo i candidati che non rispettano lo stato di diritto”, ha detto un promemoria di Candi Wolff, capo degli affari governativi globali di Citi. Ha aggiunto che “una volta completata la transizione presidenziale, il Paese potrà sperare di emergere da questi eventi più forte e più unito”.

In ogni caso, la decisione di Citigroup e di altri di interrompere i contributi politici anche per alcuni Democratici sta facendo discutere. I rappresentanti del Partito Democratico hanno detto di essere stati puniti per le violenze che hanno avuto origine con i membri del GOP e che hanno causato la morte di cinque persone.

Sean Maloney, membro della Camera dei Rappresentanti di New York, ha detto “Non è il momento di dire che sono state entrambe le parti a farlo. Cosa diavolo hanno fatto i Democratici questa settimana, se non difendere la Costituzione e lo stato di diritto?

 

La scelta delle aziende di interrompere le loro donazioni segnala anche che le stesse stanno diventando sempre più pignole nei confronti dei legislatori che hanno sostenuto le false affermazioni di Trump sui brogli elettorali. Questa decisione sta privando i Repubblicani del sostegno degli imprenditori che fino a poco tempo fa erano il cuore del marchio politico del GOP.

Jeffrey Sonnenfeld, professore della Scuola di Management dell’Università di Yale, ha detto “Questo si sta diffondendo a macchia d’olio. La comunità imprenditoriale statunitense ha interessi in pieno allineamento con il pubblico americano e non con l’ala autocratica bigotta del GOP di Trump“.

Nata nel 1995. Dopo essermi laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, mi sono laureata in Studi europei presso l'Università di Padova.
Sono interessata alla storia, alla politica, alle relazioni internazionali ed europee.

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