L’evoluzione delle giovanili dei partiti dalla Prima Repubblica ad oggi

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Le giovanili di partito rappresentano per molti giovani il “luogo” in cui muovere i primi passi in politica: dal secolo scorso ad oggi, però, l’impatto sullo scenario politico di simili movimenti sembra essersi progressivamente ridotto.

Nel ‘900, infatti, arrivare ai vertici di una giovanile significava, nella maggior parte dei casi, staccare il proprio personale biglietto per diventare un politico di spicco.

Ai tempi, ogni partito disponeva di una giovanile, a cui veniva attribuita una concreta rilevanza politica e sociale; oggi, come vedremo nel corso di quest’analisi, la presenza e soprattutto la fattività di questi movimenti non appaiono più così scontate.

Le giovanili di partito nella Prima Repubblica

Tra le giovanili dei partiti della Prima Repubblica figuravano:

  • Giovani Popolari, il movimento giovanile della DC, il cui primo Segretario fu il venticinquenne Giulio Andreotti nel 1944;
  • La Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), affiliata al PCI ed attiva dal 1921 al 1990, in cui nel corso degli anni tra i vari Segretari avvicendatisi vi furono Enrico Berlinguer, Achille Occhetto e Massimo D’Alema;
  • Il Fronte della Gioventù (FdG), attivo dal 1971 al 1995 ed affiliato al Movimento Sociale Italiano (MSI), cui negli anni hanno preso parte Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Gianni Alemanno ed infine Giorgia Meloni;
  • Vi erano poi la Federazione dei Giovani Socialisti, affiliata al PSI, nata nel 1903 e rifondata prima nel 1944 e poi nel 1994, e la Federazione Giovanile Repubblicana, affiliata al PRI.

In merito al Fronte della Gioventù va specificato che, nonostante l’affiliazione al Movimento Sociale Italiano, si trattava di uno spazio politico autonomo in cui non tutti i membri erano iscritti al partito principale: ciò va chiarito in quanto dal Fronte della Gioventù nacquero i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), i cui esponenti a partire dagli anni ’70 si resero protagonisti di veri e propri attentati terroristici, quale ad esempio la strage di Bologna del 2 agosto 1980.

Le giovanili di partito nella Seconda Repubblica

Con l’avvento della Seconda Repubblica, anche i movimenti politici giovanili hanno subito una riorganizzazione sulla base degli sconvolgimenti occorsi nello scacchiere politico nazionale.

In questo scenario, le giovanili di partito attive furono:

  • La Sinistra Giovanile, affiliata ai Democratici di Sinistra. Oggi, in seguito all’avvento del Partito Democratico nel 2008, l’unione di SG e giovani de La Margherita è nota come Giovani Democratici;
  • La Giovane Italia, affiliato al Popolo della Libertà, divenuta poi Forza Italia Giovani a seguito dello scioglimento di quest’ultimo e al ritorno di Forza Italia ; 
  • Il Movimento Giovani Padani, affiliato alla Lega Nord. Oggi entrambe le organizzazioni sono note con nomi differenti, ovvero Lega e Lega Giovani.
  • Azione Giovani, movimento aderente ad Alleanza Nazionale ed attivo fino al 2009, anno in cui confluì nella Giovane Italia

Dalle giovanili alla politica dei “grandi”

Dalle sopracitate giovanili di partito sono emersi diversi politici di rilievo della Seconda Repubblica: su tutti spicca Walter Veltroni, proveniente dalla FGCI e divenuto prima sindaco di Roma e successivamente primo Segretario del Partito Democratico al momento della sua fondazione.

Nello schieramento opposto, quello del centro-destra, il nome più interessante da considerare nell’ottica della provenienza dalle giovanili di partito è quello di Giorgia Meloni: l’attuale Presidente di Fratelli d’Italia, infatti, ha iniziato la propria carriera politica nel Fronte della Gioventù, divenendo in seguito Presidente di Azione Giovani e Azione Studentesca e successivamente Presidente della Giovane Italia; la trafila nei suddetti movimenti ha aiutato la Meloni a diventare, nel 2008, il più giovane Ministro nella storia della nostra Repubblica (aveva 31 anni e fu nominata Ministro della Gioventù all’interno del Governo Berlusconi IV).

Anche altri leader odierni si sono formati all’interno delle giovanili di partito: tra questi l’attuale Segretario del PD, Nicola Zingaretti, ex Segretario della Sinistra Giovanile, e Matteo Salvini, il quale militò nel Movimento Giovani Padani.

Seppur meno noti, diversi altri leader delle giovanili di partito sono poi approdati all’interno delle istituzioni politiche nazionali ed internazionali: ne sono esempio Fausto Raciti, ultimo Segretario della Sinistra Giovanile, eletto deputato nel 2013 per il Partito Democratico, e Brando Benifei, ex responsabile per l’Europa dei Giovani Democratici, dal 2014 Europarlamentare nel gruppo europeo dei Socialisti & Democratici.

Le giovanili di partito oggi: cos’è cambiato?

Oggi esistono diverse movimenti giovanili a supporto degli attuali partiti politici: oltre ai già citati Giovani Democratici (PD), Forza Italia Giovani (FI) e Lega Giovani (Lega), sono attivi anche la Gioventù Nazionale (affiliata a Fratelli d’Italia) e il Movimento Giovanile della Sinistra (affiliato ad Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista, cui Segretario è il Ministro della Salute Roberto Speranza, a sua volta ex SG e GD).

Per quanto riguarda Italia Viva, invece, non esiste ancora una vera e propria organizzazione giovanile ma di fatto i giovani iscritti al partito provengono in buona parte dai Millennials, una community di giovani attivisti politici che sostiene Matteo Renzi fin dai tempi della sua esperienza politica nel Partito Democratico.

Non tutti i partiti hanno però una propria giovanile: l’esempio principale è quello del Movimento 5 Stelle, il quale nonostante sia il partito che esprime i parlamentari con l’età media più bassa, non dispone ancora di un simile movimento ad esso affiliato

Andando a confrontare la rilevanza e la funzione svolta dalle giovanili di partito nei decenni scorsi rispetto a quanto accade adesso, non si può non notare come l’impatto di quest’ultime si sia in buona parte affievolito.

Se nel secolo scorso, infatti, le giovanili rappresentavano un valore imprescindibile per ogni partito, oggi invece viene certamente attribuita loro un’importanza simbolica che molto spesso però si scontra con la realtà dei fatti e la complessità del nostro sistema politico.

Di conseguenza, le intenzioni di tanti giovani politici “in erba” vengono spesso edulcorate, se non addirittura frenate, tanto da indurre potenziali nuovi militanti a scegliere un’altra strada piuttosto che l’ingresso nella giovanile di un partito; non a caso, di recente alcune delle organizzazioni giovanili sopracitate si sono dichiarate in contrasto con il proprio partito di riferimento.

La perdita di valore, quantomeno parziale, delle giovanili di partito, è indubbiamente da attribuirsi all’invecchiamento della nostra classe dirigente e, più in generale, alla crisi sistemica della nostra democrazia. Nonostante questo, la voglia e le competenze necessarie a mettersi in gioco non mancano di certo ai giovani italiani, come dimostrano le sempre più diffuse forme di aggregazione apartitica nate nel nostro Paese, come in tutto il mondo, negli ultimi anni: è dunque da un riscatto dei movimenti giovanili, politici e non, che partirà il “rinascimento” della politica italiana e globale?

 

Fonte immagine in evidenza: https://www.rivistastudio.com/veltroni-buonismo-ma-anche/

 

Nato a Salerno nel 1996. Laureato in Scienze Politiche presso l'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, dove attualmente frequento il corso di Laurea Magistrale in Politica, Amministrazione e Organizzazione.

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