Merkel, e poi? La CDU sceglie il suo nuovo presidente tra le incognite

BERLIN, GERMANY - MAY 06: German Chancellor Angela Merkel attends a press briefing following talks with heads of state on the coronavirus lockdown easement strategy on May 6, 2020 in Berlin, Germany. Germany has taken first steps in lifting lockdown measures in a careful attempt to bring a sense of normalcy back to public life and to allow economic activity to increase. (Photo by Andreas Gora - Pool/Getty Images)

Il 4 dicembre 2020 non sarà un giorno come tutti gli altri per la Germania. In quella data, la CDU eleggerà il suo nuovo leader, una nomina che spesso coincide con quella di candidato alla cancelleria del partito cristiano democratico tedesco.
Nel 2021 la Germania tornerà a votare per il rinnovo del Bundestag. Il congresso della CDU del 4 dicembre 2020 sarà quindi uno sliding doors decisivo, che idealmente inaugurerà la lunga campagna elettorale verso cui si avvia la Germania.
L’attuale presidente è Annegret Kramp-Karrenbauer. Eletta nel dicembre 2018, ha rassegnato le sue dimissioni nel febbraio 2020, in seguito alla cosiddetta crisi di Turingia.

 

Perché la successione è così importante?

C’è una ragione ben precisa per la quale la nomina del nuovo presidente della CDU sta calamitando l’attenzione dell’opinione pubblica tedesca. Dal 1982 ad oggi, escludendo la parentesi dei governi Schröder I e II dal 1998 al 2005, il cancelliere tedesco è sempre stato espressione della CDU. La recente pandemia di Covid-19 ha rafforzato la convinzione che anche il prossimo cancelliere tedesco eletto sarà indicato dai cristiano democratici.

Durante i giorni più duri della pandemia, tra marzo e maggio, anche la CDU e la cancelliera Angela Merkel hanno goduto del cosiddetto effetto rally round the flag. Con questo termine, si indica l’incremento verticale degli indici di gradimento verso il proprio governo e i leader nazionali nei periodi di crisi. Tra aprile e maggio, la CDU veniva data addirittura al 40% nei sondaggi. L’effetto sembra essersi parzialmente sgonfiato, eppure tutti i principali sondaggi danno la CDU tra il 35% e il 37%, ben al di sopra della concorrenza. Una possibilità concreta, quindi, di nominare ancora una volta il Cancelliere federale.

Una parola chiave per capire la successione: gestione del rischio

Prima di guardare chi sono i principali candidati alla presidenza della CDU, è bene sottolineare una chiave di lettura importante. La pandemia di Covid-19 ha travolto la Germania, aprendo una crisi sociale ed economica anche tra le solide mura tedesche. Eppure, la Germania è un Paese che sa trasformare i momenti di crisi in momenti di svolta e crescita. Lo dimostrano, su tutti, due crisi che hanno segnato due diverse generazioni: la delicata riunificazione tedesca del 1989-90 e la crisi economica dell’ultimo decennio. In entrambi i casi, alla guida del governo c’era un esponente della CDU: Helmut Kohl nel 1989-90, Angela Merkel dal 2005 a oggi.

Ecco che allora la capacità di saper fronteggiare e gestire le crisi diventa il tema portante della campagna elettorale nel partito. Come dimostra il video pubblicato dalla CDU in occasione del 75esimo anniversario dalla sua fondazione, la capacità di gestire le crisi è il distinguo fondamentale tra la CDU e gli altri partiti. È il suo DNA, sarà l’elemento che dovrà convincere l’elettorato a votare ancora per i cristiano democratici nelle elezioni del 2021.
E il prossimo presidente del partito dovrà dimostrare di essere in grado di gestire le crisi. Si tenga bene in mente questo punto, perché è la chiave di lettura nel borsino dei favoriti (e degli outsider).

Chi sono i candidati?

Per il momento sono tre i candidati ufficiali alla guida del partito: Armin Laschet, Friedrich Merz e Norbert Röttgen. Tuttavia, accanto a questi tre nomi, vanno considerati alcuni outsider. Questi ultimi, salvo colpi di scena, non dovrebbero essere eletti alla presidenza della CDU, ma ognuno a suo modo rischia di diventare decisivo nell’esito finale. La loro presenza contribuisce a rendere i sondaggi particolarmente incerti. Addirittura, molti istituti stanno attendendo l’evolversi della situazione prima di rendere pubblici i propri sondaggi.

I 3 candidati ufficiali

Sono tre per il momento i candidati ufficiali alla presidenza. Ognuno è, a suo modo, espressione di una delle correnti interne alla CDU.

Friedrich Merz: Con i suoi 64 anni, è il candidato più anziano. Merz è espressione della corrente più conservatrice interna alla CDU. Questo non è un dato da sottovalutare: nel 2018, Merz si era già candidato alla presidenza della CDU, venendo però sconfitto dalla meno conservatrice Kramp-Karrenbauen. Prima dello scoppio della pandemia, le quotazioni di Merz erano molto alte, complice una campagna elettorale iniziata da tempo. Tuttavia, gli eventi da marzo in poi sembrano aver indebolito la sua candidatura. Pur essendo, secondo alcuni sondaggi, ancora il favorito, il suo vantaggio si assottiglia sempre di più.
Sono tre i temi forti della sua candidatura: digitalizzazione, rinnovamento delle politiche energetiche, lotta all’estremismo di destra. Soprattutto il secondo punto costituisce il punto d’incontro con i Verdi. Merz stesso ha dichiarato che comporrebbe volentieri un governo con questi ultimi, naturalmente con la sua nomina a Cancelliere. Merz piace alla base della CDU, mentre sembra convincere meno i vertici e soprattutto gli elettori indecisi. Secondo alcuni politologi, ci sono due fattori critici nella sua candidatura: da un lato, Merz sembra essere un candidato non al passo coi tempi con le sue ricette economiche e sociali (le sue posizioni particolarmente conservatrici sull’omosessualità sono la punta dell’iceberg). Dall’altro lato, c’è più di qualche dubbio sulla sua capacità di lavorare di squadra con un altro partito in un’inevitabile coalizione di governo.

Norbert Röttgen: In una successione definita come la più incerta e imprevedibile di sempre, Röttgen si è guadagnato l’appellativo di Uomo della sorpresa. La sua candidatura è arrivata infatti in modo totalmente inaspettato, spaccando in parte l’opinione pubblica e la stessa base della CDU. Röttgen ha molto in comune con Merz. Pur non essendo un conservatore tout court, condivide con Merz la disponibilità a formare un governo con i Verdi, la convinzione che la CDU debba avere il coraggio di immaginare un futuro diverso e una politica energetica innovativa, e non meno importante una forma di astio nei confronti di Angela Merkel. Il 52enne Röttgen è da diversi anni a capo della commissione affari esteri del Bundestag: si è costruito un nome dal profilo internazionale e punta sulla fama di essere un politico affidabile. La candidatura di Röttgen ha un pro e un contro, entrambi pesanti. Da un lato, Röttgen non ha lo stesso peso e la stessa fama di Merz e Laschet. Questo potrebbe limitare non poco la sua candidatura, qualora non riuscisse a convincere la maggioranza degli elettori. Dall’altro lato, tuttavia, ha dichiarato che la presidenza della CDU non deve per forza significare la candidatura come Cancelliere alle prossime elezioni. Questa posizione potrebbe convincere alcuni outsider, a partire dal bavarese Söder, ad appoggiare l’uomo della sorpresa, per decidere in un secondo momento chi dovrà correre come Cancelliere.

Armin Laschet: Per dirla in termini manzoniani, Laschet è a metà strada tra la polvere e l’altare. A differenza di Merz e Röttgen, il 59enne Laschet ricopre un’importante carica amministrativa, essendo il presidente del Land Nord-Reno-Vestfalia, il più popoloso tra i Länder tedeschi e uno di quelli su cui la pandemia ha inciso maggiormente. Proprio la pandemia è il motivo per il quale Laschet si trova nella situazione sopra descritta. In una campagna contraddistinta dalle capacità di gestire la crisi, Laschet si trova nella scomoda situazione di dover dare conto di come ha affrontato l’epidemia nella sua regione. La sua gestione non è stata disastrosa, ma nemmeno perfetta. Ciò gli ha attirato numerose critiche, ponendo un grande punto interrogativo sulla sua campagna e facendo circolare alcuni malumori anche tra i vertici del partito. Infatti, Laschet si è proposto come alternativa tanto alla Merkel quanto a Söder nel modello di gestione della pandemia. Il problema? Sia le scelte della Merkel che quelle di Söder si sono rivelate vincenti, con il risultato finale di una perdita di consensi per Laschet. Nonostante il calo di consensi, Laschet ha però ancora due importanti assi nella manica. Il primo: a differenza degli altri due candidati, Laschet si posiziona al centro nello spettro della CDU. Le sue posizioni non sono troppo conservatrici e questo potrebbe far propendere gli indecisi a suo favore, drenando in futuro voti anche dagli altri partiti. Inoltre, le sue posizioni economiche a favore degli imprenditori, anche più liberali di quelle del governo Merkel, possono attirare qualche simpatia anche dalla base. Il secondo: Laschet è l’unico amministratore con esperienza tra i tre, e su questo punta molto la sua campagna elettorale. Un punto che potrebbe essere rafforzato dall’appoggio di un altro “amministratore”: il ministro della salute Jens Spahn.

I 4 outsider

Ci sono tuttavia quattro nomi che potrebbero risultare decisivi in questa campagna. Pur non essendo candidati (o almeno, non ancora), il loro peso specifico nel partito può fare la differenza.

Markus Söder: Söder è la vera mina vagante di questa elezione. A giudizio di molti esperti e politologi, è proprio il presidente del Land bavarese a rappresentare il principale punto interrogativo della campagna. Söder è presidente della CSU, il partito gemello della CDU in Baviera. Questo lo rende, naturalmente, non candidabile alla guida della CDU. Durante la pandemia di Covid-19, Söder è stato elogiato da molti per la sua gestione efficace, guadagnando grandi consensi anche fuori dai confini del suo Land (un po’ come successo a Zaia in Italia). La volontà di Söder di correre eventualmente come cancelliere nel 2021 sarà decisiva. Anche i vertici della CDU potrebbero decidere di capitalizzare il consenso di cui gode Söder alle elezioni del 2021. Per questo, un presidente della CDU fermamente determinato a diventare Cancelliere potrebbe rappresentare un problema o addirittura creare una spaccatura.

Jens Spahn: Insieme a Söder (e Merkel), Spahn è il grande vincitore della pandemia. L’attuale Ministro della Salute è stato apprezzato per il suo operato e la sua capacità di amministrazione e gli indici di gradimento lo premiano. Nonostante le pressioni, Spahn ha dichiarato anche in pubblico che non si candiderà alla presidenza della CDU e che intende scendere in campo al fianco di Laschet. Un assist non da poco per l’attuale presidente del Nord-Reno-Vestfalia, che potrebbe cambiare gli equilibri della partita.

Annegret Kramp-Karrenbauen: AKK (come la chiamano i giornali) è la presidente uscente della CDU. La sua sembrava una via spianata verso la candidatura a cancelliera, designata come la naturale erede di Angela Merkel. Invece, una serie di errori politici (su tutti la cosiddetta Crisi di Turingia della primavera 2020) e le ostilità della base e di alcuni membri del partito l’hanno portata alla decisione di dimettersi dalla presidenza. Tuttavia, sta guidando il partito verso la transizione, orientando il dibattito. Il suo peso, seppur secondario, non va sottovalutato.

Angela Merkel: “Il principio è la fine e la fine è il principio”  recita una famosa serie tv tedesca. Ecco allora che questo articolo finisce così come è iniziato: Angela Merkel. La cancelliera più longeva della storia tedesca, al pari di Helmut Kohl, aveva lasciato le redini del partito in un momento in cui i suoi consensi e quelli per la CDU erano in forte calo. Durante i mesi più duri della pandemia, Angela Merkel è volata nei sondaggi come raramente prima. Una sua quarta candidatura nel 2021, inimmaginabile fino a inizio anno, è di colpo diventata realtà. Si tratta, in verità, di una voce di corridoio, o forse di una flebile speranza di molti nostalgici. Fatto sta che il fattore M. non va sottovalutato. Seppur il suo lungo cancellierato finirà nel 2021, certamente il peso di Angela Merkel si farà sentire nella rielezione del nuovo presidente della CDU.

 

 

Fin da piccolo, ho avuto una passione istintiva per tutto ciò che succede fuori dalle mura "di casa nostra".
Oggi, cerco di fare di questa passione il mio lavoro.
Laureando in lingue, cooperazione e comunicazione internazionale, il mio focus principale è su paesi di lingua tedesca e Russia.

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