Nel nuovo ordine esecutivo di Biden la parola d’ordine è “concorrenza”

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La fine della settimana lavorativa è un’ottima occasione per ripassare le basi dell’economia. O almeno questo devono aver pensato alla Casa Bianca, dove venerdì il Presidente Biden ha firmato un gigantesco ordine esecutivo (composto da 72 disposizioni) che ha al suo cuore uno dei concetti che stanno più a cuore ad economisti e appassionati di economia in genere: la concorrenza. Di più, si può dire che sia la base del capitalismo stesso, o almeno questo è ripetuto ogniqualvolta si parli della sua origine.

Il nostro sistema economico è nato, si dice, perché tanti Tom, Bob, Joe, Megan, Laura e Sharon hanno deciso di mettersi all’opera. Producendo il medesimo bene e mettendolo in vendita, entrando in competizione sul prezzo, sulla qualità, e mano a mano sui servizi accessori.

La mossa della Casa Bianca

Tenendo a mente questo, torniamo alla Casa Bianca. “The heart of American capitalism is a simple idea: open and fair competition” ha detto Biden nella presentazione del decreto. Un altro gradino nel suo piano per riformare l’economia americana. La concorrenza, in effetti, non era esattamente uno dei punto fermi dei piani quinquennali sovietici. La mossa di Biden proviene piuttosto da una nuova scuola di pensiero all’interno dei circoli democratici. Una che vede la consolidazione aziendale come un pericolo per consumatori e lavoratori.

Lo stato di salute delle corporation

Tanto più che buona parte delle grandi aziende sono diventate ancora più potenti all’indomani della crisi pandemica, durante la quale molte sono riuscite a fiorire grazie alla loro infrastruttura digitale sviluppata. Allo stesso tempo facendo tabula rasa dei più piccoli competitor (pensiamo alle librerie di quartiere, ai piccoli negozi di vestiti, ai ristoranti non appartenenti a catene). Tra l’altro, questa settimana segna l’inizio della earnings season, il periodo in cui le aziende riportano i profitti degli scorsi tre mesi.

Si stima che i componenti dell’indice S&P 500 registreranno un aumento dei profitti del 61% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In un contesto roseo per le grandi aziende, quindi, si insinua la mano dell’esecutivo. Come con Teddy Roosevelt più di un secolo fa, anche l’amministrazione Biden guarda con timore allo strapotere aziendale.

La Casa Bianca, infatti, sottolinea come il 75% dell’industria americana sia decisamente più agglomerata rispetto a 20 anni fa, e di come questo sia particolarmente dannoso in termini di costi per i consumatori e in possibilità di migliori condizioni per i lavoratori. Vediamo quindi in particolare quali sono i settori interessati.

Il settore tecnologico

In campo tecnologico, l’amministrazione intende ripristinare la neutralità della rete (net neutrality), che era stata messa da parte dall’amministrazione Trump. Secondo questo principio, i fornitori di banda larga devono trattare equamente ogni cliente, senza discriminazione per tipo di utente, applicazioni usate, piattaforme, contenuti e siti internet. Inoltre, si incoraggia l’ente regolatore ad affinare le norme circa la raccolta di dati e la sorveglianza degli utenti da parte delle aziende big tech. E ancora: nuove regulation volte allo smantellamento dei monopoli della pubblicità online, controllo stretto sulle acquisizioni tra aziende per evitare il ripetersi di situazioni come l’acquisto di Instagram e WhatsApp da parte di Facebook. Perché “si incoraggia”? Perché le agenzie preposte al controllo di questo settore, la Federal Trade Commission (FTC) e la Federal Communication Commission (FCC), sono enti regolatori indipendenti. In sintesi, possono essere al massimo “incoraggiati” ma non obbligati ad agire.

Il settore medico-farmaceutico

Per combattere i famosi alti prezzi dei medicinali negli States, l’amministrazione sosterrà gli Stati e le tribù che decidono di importare medicinali a minor prezzo dal Canada. Si liberalizza la vendita di apparecchi acustici – da ora in poi senza bisogno di prescrizione. Inoltre, si incoraggia la FTC e il Dipartimento di Giustizia a controllare più rigidamente le fusioni ospedaliere per limitare al minimo i disagi per i pazienti. Si chiede inoltre al Dipartimento di Sanità di standardizzare le opzioni di copertura sanitaria per rendere più semplice la comparazione tra i pacchetti da parte dei consumatori.

Il settore dei trasporti e agricolo

In questo campo, il Dipartimento dei Trasporti obbligherà a una maggiore trasparenza le compagnie aeree per quanto riguarda le spese extra, come quelle sui bagagli o sulla scelta del sedile in aeroplano. Inoltre, dovrà creare un sistema più semplice per la richiesta e l’ottenimento di rimborsi da parte dei consumatori. Nel settore agricolo, incoraggia la FTC a limitare il potere dei produttori di macchinari agricoli. Ad oggi, spesso gli agricoltori non possono riparare autonomamente il proprio equipaggiamento danneggiato, e devono ricorrere a riparatori ufficiali. Inoltre, si vieta alle compagnie alimentari di pagare un prezzo troppo basso agli allevatori di pollame.

Il mercato del lavoro

Una delle novità più sorprendenti è tuttavia nel campo dei diritti dei lavoratori. Con questo ordine esecutivo, Biden invita la FTC a vietare (o limitare al minimo) ogni forma di limitazione della mobilità lavorativa. Ad oggi, infatti, circa 30 milioni di lavoratori hanno all’interno del proprio contratto un non-compete agreement, con cui gli si vieta di andare a lavorare per un avversario dell’azienda. La ratio sarebbe quella di impedire il trasferimento di skill formate in un’azienda, ma nella pratica è usato ampiamente anche in settori come hotel e fast food dove viene meno la giustificazione per il suo impiego.

Nel mondo reale, infatti, è diventato un enorme scoglio nella ricerca di un lavoro meglio pagato, una sorta di gabbia per i lavoratori. Anche perché spesso la definizione stessa di avversario è spesso molto arbitraria e ulteriormente limitante. Con questa direttiva si cerca di eliminare insomma quel che è diventato a tutti gli effetti un monopsonio.

Le conseguenze

Dal punto di vista dei settori oggetto delle misure, è facile prevedere un inasprimento dello scontro con le aziende big tech, già insofferenti per la Global Minimum Tax. La Camera di Commercio, dal canto suo, ha espresso il proprio parere negativo per l’insieme di misure previste, definendole un approccio “government-knows-best“. Quel che è più importante è il cambio di passo che questa misura testimonia, un bel regalo per la nuova direttrice della FTC, Lina Khan. 32 anni, è una voce agguerrita contro lo strapotere delle grandi aziende, sul filone del cosiddetto New Brandeis Movement – da Louis Brandeis, giudice della Corte Suprema che lottò contro i mali della grande azienda nei primi anni del secolo scorso.

ordine esecutivo di Biden

Lina Khan, la neo-direttrice della Federal Trade Commission

Fino a pochi anni fa la legislazione antitrust era una questione relegata alle frange più estreme del partito. Ma anche a fronte di una notevole produzione accademica in materia, la lotta all’eccesso di concentrazione aziendale è diventata un elemento centrale nella linea politica dei democratici. Sebbene questo ordine esecutivo si limiti, nella maggior parte dei casi a incoraggiare l’azione di enti regolatori indipendenti, il sostegno deciso di Biden rafforzerà i tentativi di giungere a una legislazione articolata in materia da parte del Congresso.

Nato a Trento nel 1999, ma padovano da sempre. Studio Scienze Politiche all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Appassionato di politica (USA), studi urbani, e storia, mi affaccio all'informazione con Election Day.

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