Polonia, la Corte Costituzionale rafforza la legislazione anti-aborto

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Giovedì 22 Ottobre la Corte Suprema polacca ha ufficialmente dichiarato l’incostituzionalità degli aborti eseguiti a causa di malformazioni del feto.

La legislazione precedentemente in vigore – già considerata dagli analisti una delle più stringenti in materia tra i paesi membri dell’UE – consentiva di ricorrere all’aborto solo in caso di stupro, incesto, rischio imminente della vita della madre o, appunto, gravi malformazioni del feto.

Quest’ultima rappresentava però circa il 98% delle cause di aborto, con la conseguenza che – con una sentenza in tal senso – il Paese ha virtualmente abolito la quasi totalità delle procedure, impedendo di fatto alle donne l’interruzione di una gravidanza non gradita.

Nel 2019, stando alle statistiche ufficiali, si sono registrati in Polonia 1.110 aborti, 1.074 dei quali dovuti proprio a malformazioni o patologie irrevversibili del feto. Si stima però – come dichiarato da alcune associazioni per i diritti civili – che almeno 80.000 donne polacche si rechino ogni anno all’estero per interrompere la propria gravidanza.

La sentenza della Corte Costituzionale è solo l’ultimo tassello della linea conservatrice portata avanti dal PiSDiritto e Giustizia, l’attuale partito di maggioranza – che già in Aprile e nel 2018 aveva presentato disegni di legge al riguardo, generando non poco malcontento tra la popolazione.

A seguito della sentenza centinaia di dissidenti si sono radunati a Varsavia nei pressi della residenza di Jaroslaw Kaczynski – Presidente del PiS, considerato dai media l’ideologo del governo – tanto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, portando all’arresto di 15 manifestanti.

In foto gli scontri di Giovedì a Varsavia

Tra i mantra della protesta risultava l’imparzialità della Corte Costituzionale, come ricordato su Twitter da Donald Tusk – ex Presidente del Consiglio Europeo nonché Primo Ministro del Paese dal 2007 al 2014.

Dei 15 giudici supremi attualmente in carica, infatti, sono 14 quelli nominati dalla maggioranza parlamentare retta dal PiS.

Ai commenti di sdegno si è unita anche anche Dunja Mijatovic – Commissaria europea per i Diritti Umani – la quale ha denunciato sui suoi profili social la pericolosità del provvedimento.

 

Classe '99. Fanatico di calcio e di politica. Studio Economia e Management alla Luiss Guido Carli.

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