Quale futuro per la Lega Nord?

Il congresso federale straordinario della Lega Nord, riunitosi con i suoi circa 500 delegati all’Hotel da Vinci alle porte di Milano, ha approvato per alzata di mano le modifiche apportate allo statuto del movimento fondato da Umberto Bossi nel 1991.

L’obiettivo portato avanti dalla commissione congressuale è di ‘alleggerire’ la struttura del partito e consentire l’avvio, a partire dal prossimo anno, del tesseramento e della gestione delle sezioni locali da parte della Lega per Salvini Premier, il nuovo soggetto nazionale fondato dal segretario del Carroccio nel 2017.

La principale novità concerne la possibilità per gli iscritti di avere la “doppia tessera”: per i militanti, infatti, sarà abolita l’incompatibilità con l’iscrizione o l’adesione “a qualsiasi altro partito o movimento politico”. Finora gli iscritti alla Lega Nord in linea teorica non potevano iscriversi alla nuova Lega. Bossi manterrà la carica di “Presidente Federale a vita” e nell’articolo 1 sarà mantenuta la parola “Padania”.

Tuttavia la ‘vecchia’ Lega Nord non sarà messa in soffitta ma resterà in vita, soprattutto per la titolarità del simbolo con Alberto da Giussano e le pendenze con la magistratura legate alla restituzione allo Stato dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali giudicati irregolari nel periodo 2008-2010, che si è impegnata a ripagare con un piano da 600.000 euro l’anno (quindi per un’ottantina di anni).

Mentre Matteo Salvini ha affermato che “oggi è l’inizio di un bellissimo percorso, è il battesimo di un movimento che ha l’ambizione di rilanciare l’Italia nel mondo”, la minoranza del partito non ha partecipato al Congresso perché, come ha fatto sapere nei giorni scorsi il loro rappresentante Gianni Fava“è inutile legittimare un percorso che non ha garantito la benché minima possibilità di dibattito”, in polemica con il regolamento che limita il diritto di intervenire a coloro che saranno in grado di presentare emendamenti allo statuto (per la presentazione dei quali sono necessari 150 firme).

Altra polemica è nata infine sullo ‘svuotamento’ delle funzioni attribuite al ruolo di presidente a vita nel nuovo statuto, che non potrà più sostituire pro tempore il Segretario federale, in caso di dimissioni di quest’ultimo, e convocare il congresso, né potrà rappresentare l’ultima istanza cui potrebbero fare appello i padri fondatori che intendano contestare dei provvedimenti disciplinari.

 

Nato nel 1997, studio Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli.

Cresciuto col dogma “il sapiente è colui che sa di non sapere”, amo acculturarmi di tutto ciò che mi capiti sotto mano.

Osservo il mondo ma non mi accontento; per questo motivo ho un telescopio.

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