Stati Uniti, approvata manovra da 2000 miliardi per l’emergenza coronavirus

Donald Trump stimulus package

Il Presidente Donald Trump ha firmato ieri il CARES Act, una manovra di stimoli economici per l’ammontare di 2000 miliardi di dollari. Questo storico pacchetto di stimolo mira a ridurre l’impatto economico del Coronavirus negli Stati Uniti. Il paese è ora il primo al mondo per casi confermati di Covid-19, con più di 100mila infetti in rapido aumento. Oltre all’impatto sanitario, l’emergenza ha già portato il tasso di disoccupazione ai massimi storici: solo la settimana scorsa 3 milioni di americani hanno fatto domanda per sussidi di disoccupazione.

Il piano di stimolo è passato all’unanimità al Senato nella mattinata di venerdì con 96 voti a favore e 0 contrari.  Proposto e pubblicizzato dal Presidente e dal Segretario al Tesoro Steve Mnuchin, il piano ha ricevuto supporto bipartisan con opposizione minima. Prima del voto la proposta ha subito un lungo processso di modifiche negoziate dal leader della Maggioranza in Senato McConnell e Mnuchin, repubblicani, con Nancy Pelosi, democratica e Presidente della Camera. Gli unici intoppi si sono verificati alla Camera, in cui il repubblicano Thomas Massie ha minacciato di richiedere una votazione nominale con quorum. Questo ha costretto centinaia di deputati, da giorni in auto-isolamento lontani da Washington, a tornare nella capitale per presenziare al voto. L’ostruzionismo di Massie, criticato duramente da entrambi i partiti e dal Presidente, non ha però impedito il passaggio della legge anche alla Camera.

IL CONTENUTO DELLA MANOVRA

Il Coronavirus Aid, Relief, and Economic Security (CARES) Act, è il più grande piano di stimolo della storia statunitense. La legge, un imponente documento di 880 pagine, è consultabile qui. Il totale di aiuti, circa 2000 miliardi di dollari, sono indirizzati verso sei categorie principali: singoli cittadini, grandi aziende, piccole e medie imprese, governi statali e locali, salute pubblica, welfare federale.

Ai singoli cittadini va la porzione più importante degli aiuti, circa 560 miliardi di dollari. Di questi, 300 miliardi sono sotto forma di cosidetta helicopter money, cioè pagamenti una tantum direttamente agli individui. Calibrati in base al reddito, i pagamenti arriveranno fino a 1200 dollari a persona per chi guadagna meno di 75000 dollari annui, con un aggiunta di 500 dollari per figlio per le famiglie. I restanti 260 miliardi saranno stanziati per integrare i sussidi di disoccupazione. Al momento, questo stanziamento significa aggiungere 600 dollari a settimana di sussidio per ogni lavoratore disoccupato a quelli che già riceve dal suo governo statale.

Alle grandi aziende sono dedicati aiuti per 500 miliardi di dollari, principalmente sotto forma di prestiti federali. Le aziende che ricevono questi aiuti devono sottostare a una serie di regolamentazioni aggiuntive, fra cui la proibizione di riacquistare i propri titoli per tutta la durata del prestito più un anno. Questo impedisce la pratica comune dello stock buyback, l’utilizzo di introiti da parte di aziende per riacquistare le proprie azioni in borsa, aumentandone la valutazione. Un pacchetto specifico da 58 miliardi è dedicato alle compagnie aeree, duramente colpite dall’assenza di domanda e le restrizioni ai viaggi durante questa epidemia. Circa metà di questo importo sarà dedicato a sussidiare i salari dei loro dipendenti durante la crisi. Le aziende Donald Trump, così come quelle legate a ogni figura politica in carica e i loro familiari, fino al grado di genero e nuora, sono esplicitamente escluse dal ricevere aiuti.

Per le piccole e medie imprese sono stanziati circa 380 miliardi di dollari. 10 miliardi di dollari verranno versati direttamente alle PMI dal governo federale per coprire costi immediati ed evitare il fallimento, fino a 10mila dollari per azienda. 350 miliardi, gestiti dalla Small Business Administration, verranno concessi tramite prestiti. Le porzioni del prestito dedicate a pagare i dipendenti, affitto e mutui potranno non essere ripagate al governo, a patto che l’azienda non licenzi dipendenti fino a fine Giugno.

Ai governi statali e locali arrivano circa 340 miliardi di dollari per far fronte alle spese impreviste a causa dell’epidemia. La maggior parte di questo importo sarà dedicata direttamente a finanziare le misure per il Covid-19. Il resto servirà ad integrare le finanze pubbliche locali, soprattutto per le amministrazioni delle zone più colpite dall’epidemia.

150 miliardi di dollari vanno alla sanità pubblica, di cui 100 miliardi sono fondi inviati direttamente agli ospedali di tutto il paese. Gli aiuti restanti sono per potenziare i Centri di Controllo e Diagnosi, per le cliniche locali e per lo sviluppo di medicine e vaccini. Fondi anche per le cure mediche dei veterani e per un sistema di telesanità.

Infine, 26 miliardi sono stanziati per il welfare federale, principalmente costitutito da aiuti alimentari. Circa 15 miliardi di dollari sono infatti dedicati per i food stamps, gli aiuti federali per l’acquisto di cibo. Quasi 9 miliardi anche alle mense scolastiche, con il resto dedicato a iniziative locali contro la fame e la malnutrizione.

Grafico: A chi vanno gli aiuti del Coronavirus Aid, Relief and Security Act

 

Studente alla London School of Economics e all'Università di Pechino, laureato in Politics and International Relations all'Università di Nottingham. Classe 1996, appassionato di politica economica, intelligenza artificiale e innovazione, vivo a metà fra l'Asia e l'Europa.

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