Sudan, trovato uno storico accordo con i ribelli

Sudan peace talks

Lunedì 31 agosto è stato siglato a Juba il Comprehensive Peace Agreement, un accordo di pace tra il governo di Khartoum e i rappresentanti dei gruppi ribelli attivi nel paese. In particolare, l’accordo è stato siglato con il Sudanese Revolutionary Front, coalizione tra i ribelli presenti in Darfur, South Kordofan e Blue Nile, e il Sudan Liberation Movement. L’accordo, tuttavia, potrebbe essere messo a rischio dal rifiuto di partecipare di due fazioni di ribelli, dichiaratesi disponibili però a nuove trattazioni, facendo ben sperare per il futuro del Sudan.

Cosa prevede l’accordo

Le negoziazioni si sono concluse con la firma di otto protocolli, che mirano a regolare soprattutto i rapporti tra il potere centrale e le zone periferiche del paese. Viene dato un termine di sessanta giorni all’attuale governo per adottare le misure necessarie in vista della re-introduzione di un sistema di governo federale, che possa dare più autonomia alle regioni a sud e ovest (entrambe a prevalenza cristiana), da cui sono nate le ribellioni.

La riforma del sistema istituzionale non è stato l’unico tema affrontato durante i negoziati. Tra gli altri, i protocolli prevedono accordi sulla sicurezza, la proprietà terriera, la distribuzione della ricchezza, e sul ritorno dei rifugiati di guerra. Secondo gli accordi, inoltre, le due aree del sud (Blue Nile e South Kordofan) potranno trattenere per i prossimi 10 anni il 40% della ricchezza prodotta sul loro territorio. Infine, viene prevista l’istituzione di una Commissione nazionale per la libertà religiosa, a difesa soprattutto delle comunità cristiane.

Un altro aspetto molto importante è quello securitario. Si prevede infatti che l’esercito sudanese integri dei ribelli nei suoi ranghi entro 39 mesi. Ad esempio, nel Darfur, 6000 unità delle forze ribelli si aggiungeranno alle 6000 delle Sudan Armed Forces (SAF), in modo da riportare l’ordine e la sicurezza nella regione, in vista di una più ampia riforma delle forze armate.

Il conflitto in Darfur

Proprio nel Darfur ha avuto luogo agli inizi degli anni Duemila uno dei conflitti più sanguinosi nella storia del Sudan, che secondo le Nazioni Unite ha provocato la morte di circa 300.000 persone. La guerra civile affonda le sue radici nella competizione per l’accesso alle risorse tra arabi e non arabi. Di conseguenza, si è avuta una continua marginalizzazione (economica e politica) delle popolazioni cristiane, perseguite dallo stesso governo centrale, schieratosi a supporto delle popolazioni arabe, che ha portato dei gruppi armati a sfidare il governo centrale per ottenere una maggiore autonomia.

L’accordo trovato la scorsa settimana prova a risolvere queste annose questioni che hanno finora compromesso lo sviluppo del paese, sperando di dare un volto nuovo al Sudan.

 

Laureando in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Organizzazioni Internazionali presso l'Università Bocconi. I miei interessi sono l'economia, la geopolitica, e le relazioni internazionali.

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