Turchia, opposizione si appella contro la scarcerazione di 90 mila detenuti

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Non solo un problema di forma, ma anche di sostanza. Lo scorso 14 aprile il parlamento turco ha approvato una legge che prevede la scarcerazione di 90 mila detenuti, con l’obiettivo di ridurre il rischio di diffusione del Coronavirus nelle prigioni del Paese fin troppo affollate.

Tuttavia, Il principale partito all’opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), si è appellato alla Corte Costituzionale mercoledì 22 aprile, chiedendo l’annullamento della riforma. Secondo il leader del CHP in parlamento Engin Altay, la legge non solo non è stata approvata nel modo corretto, ma viola anche i principi della Costituzione turca.

Il CHP ha quindi presentato alla Corte Costituzionale turca una prima istanza metodologica, entro 10 giorni dall’approvazione come previsto dalla legge. Poiché la riforma concede la grazia ad alcuni criminali, il disegno doveva essere approvato da una maggioranza di tre quinti del parlamento. La legge pertanto “viola apertamente la Costituzione e il regolamento interno del parlamento”, come dichiarato da Altay.

Ma i vizi di forma sono solo una parte del problema: la nuova legge lascia infatti dietro le sbarre circa 50 mila accusati di terrorismo, tra cui figurano prigionieri politici, avvocati e attivisti colpevoli di essersi apertamente opposti al governo. Intanto, i condannati per crimine organizzato, furto, frode, corruzione e violenza contro le donne sono stati lasciati liberi. Per questo il Partito Popolare Repubblicano ha già annunciato che procederà a una seconda istanza in riferimento al contenuto della riforma.

Anche il Parlamento Europeo ha accusato la Turchia di aver consapevolmente deciso di “esporre le vite degli avversarsi politici al rischio mortale del Covid-19”. La decisione di rimettere in libertà 90 mila prigionieri, “escludendo quelli incarcerati per le loro attività politiche e i cittadini in detenzione preventiva, è una grande delusione”, hanno dichiarato gli eurodeputati Nacho Sánchez Amor (S&D) e Sergey Lagodinsky (Greens/EFA). “Speravamo che il parlamento turco avrebbe adottato un provvedimento equo e responsabile per evitare la perdita di vite umane nelle prigioni turche sovraffollate. Tale legge è necessaria, soprattutto per coloro che sono ingiustamente detenuti e imprigionati per motivi politici. Invece, i partiti al potere turchi hanno deciso di rischiare deliberatamente la vita di giornalisti, difensori dei diritti e coloro che ritengono essere oppositori politici”.

Laureata in Politics, Philosophy and Economics, è iscritta a un programma di Double Degree tra Roma e Bruxelles.

Appassionata di istituzioni europee e Brexit, aspira a una carriera giornalistica.

alessandra.carraro(at)electiondaynews.it

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