Una poltrona per 4 a Porto Rico

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Nessuna sfida Trump vs Biden sull’isola caraibica: qui di presidenziali non se ne parla.

Nonostante plurime richieste di adesione, sostenute da referendum consultivo con esito positivo (seppur dalla scarsa affluenza), Porto Rico non è ancora divenuto il 51° stato della Federazione e pertanto, a differenza dei rimanenti 50 e del District of Columbia, non gode del diritto al voto per le elezioni presidenziali a stelle e strisce.

Chiusa un’urna, se ne fa un’altra [semicit].

Urne aperte quindi il 3 Novembre per eleggere il Governatore, il Delegato residente (membro senza diritto di voto della Camera federale), il Senato e la Camera nazionali, i sindaci di 78 città e, sorpresa, un ulteriore referendum non vincolante sullo status (il sesto di sempre).

È proprio la prima tornata quella che più ci interessa, dove la Governatrice uscente Wanda Vazquez Garced (New Progressive Party) non sarà presente sulla scheda elettorale dopo la sconfitta nelle primarie contro l’ex Delegato residente Pedro Pierluisi, divenuto candidato ufficiale del partito.

Pierluisi ritenta la conquista del potere isolano dopo che la Corte Suprema di Porto Rico dichiarò illegittimo il suo giuramento dello scorso anno come Governatore.

L’ex delegato, in quanto nominato il 31 Luglio Segretario di Stato, assunse difatti l’incarico dopo le dimissioni del 2 Agosto di Ricky Rossellò (eletto nel 2016) secondo la linea di successione dettata dalle norme vigenti. La sua nomina a Segretario tuttavia non era stata ancora confermata da entrambe le camere del Congresso locale.

La demografia

Nel 2004 la popolazione isolana raggiungeva quota 3.920.000 abitanti, mentre il numero di emigrati portoricani residenti negli Stati Uniti superava i 4.300.000. Dopo gli anni sessanta e l’incremento demografico pari allo 0,47% annuo, l’attuale popolazione portoricana, mix di europei, africani, amerindi e asiatici, vede dal 2016 costantemente un segno negativo: le morti sono superiori alle nascite.

L’etnia prevalente è rappresentata dai bianchi meticci, frutto principalmente dell’incrocio nel corso dei secoli tra spagnoli (ed altri europei) e gli indigeni dell’isola, i taino. In una recente ricerca dell’Università di Porto Rico sul DNA mitocondriale degli abitanti dell’isola caraibica, è risultato che il 61% dei portoricani vanta discendenze dirette dai taino, il 27% dagli africani ed il 12% di origine europea, motivo per il quale questo gruppo etnico di bianchi possiede un’alta percentuale di tratti somatici degli amerindi Taino.

La religione cattolica la fa da padrona con il 69,7% che si riconosce nella Chiesa di Roma.

I candidati

La peculiarità di Porto Rico è non vedere protagonisti nella vita politica locale i classici Democratici e Repubblicani della madrepatria (nonostante le loro primarie siano svolte anche su questo territorio).

I principali partiti sono:

  • New Progressive Party: conservatorismo sociale, liberali. Si battono per il riconoscimento dell’isola quale 51° stato. I suoi candidati sono affiliati a livello nazionale sia con il Partito Democratico che con il GOP

 

  • Popular Democratic Party: socialismo liberale. Sono fautori dello status-quo ossia il mantenimento di Porto Rico quale territorio non incorporato degli Stati Uniti. Auspicano maggiore autonomia e più potere in politica estera

 

  • Puerto Rican Independence Party: indipendentisti socialdemocratici. Loro obiettivo è la completa indipendenza dell’isola dagli USA

 

I candidati alle elezioni governatoriali di quest’anno sono:

  • Pedro Pierluisi (NPP, affiliato al Partito Democratico)
  • Carlos Delgado Altieri (PDD)
  • Juan Dalmau (PIP)
  • Alexandra Lugaro (Citizens’ Victory Movement, anticolonialisti: propongono un’Assemblea Costituente per i futuri rapporti con gli States)
  • Cesar Vazquez (Project Dignity, cristiano-democratici: main focus la lotta alla corruzione)
  • Eliezer Molina: indipendente

È consentito il “write-in” ossia la possibilità di scrivere nella scheda un candidato non presente in lista.

Sistema Elettorale

Il Governatore è eletto con un sistema maggioritario a turno unico (c.d. “first-past-the-post”: vince il candidato che ottiene un solo voto più degli altri).

Cosa dicono gli ultimi sondaggi

Nato nel 1997, studio Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli.

Cresciuto col dogma “il sapiente è colui che sa di non sapere”, amo acculturarmi di tutto ciò che mi capiti sotto mano.

Osservo il mondo ma non mi accontento; per questo motivo ho un telescopio.

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