Unione Europea, Bulgaria minaccia il veto al processo di adesione della Macedonia del Nord

Bulgaria_Macedonia_del_nord

Il processo di allargamento europeo potrebbe subire una nuova battuta d’arresto. A farla da padrone ancora una volta sono gli  interessi nazionali che mettono in scacco la politica estera comunitaria. L’avanzamento dei negoziati tra Macedonia del Nord e Unione Europea è infatti minacciato dal possibile veto della Bulgaria.

L’allargamento del blocco europeo ai Paesi dei Balcani occidentali non è cosa nuova. Diverse iniziative diplomatiche promosse dai singoli stati membri negli ultimi anni hanno posto in essere un forum di dialogo con i nuovi candidati dell’Est-Europa. Su tutte, l’iniziativa a guida tedesca avviata nel 2014, che ha dato luce al Processo di Berlino, il quale mira a creare un meccanismo di cooperazione intergovernativa con i paesi candidati su temi fondamentali per l’accesso nella comunità europea (infrastrutture, investimenti economici, etc.).

La minaccia della Bulgaria

La Macedonia del Nord, entrata a pieno diritto nel sopracitato processo di integrazione, non è certamente un candidato recente. Lo stato macedone ha fatto domanda per diventare membro UE nel 2004, ottenendo lo status ufficiale di candidato nel 2005 e da allora ha avviato l‘iter di riforme strutturali per rispettare gli standard comunitari.

Il percorso di adesione macedone rischia tuttavia di essere bloccato dal vicino confinante, la Bulgaria. Sofia ha minacciato infatti di porre il veto al rilancio dei negoziati UE–Macedonia del Nord se le sue rivendicazioni storico-linguistiche non vengono prese in considerazione.

I rappresentanti bulgari, infatti, hanno fatto appello in sede europea circa le infondate richieste macedoni di una rivisitazione delle comuni radici storiche, etniche e linguistiche tra i due Paesi. Inoltre, la richiesta di riconoscimento della minoranza macedone in Bulgaria è ritenuta illegittima.

La relazione storica tra Bulgaria e Macedonia del Nord

In effetti, la relazione tra i due Stati è affar complesso. Gran parte dei bulgari considera i macedoni come propri connazionali separati da una mera divisione amministrativa. Il bulgaro e il macedone sono di fatto lingue identiche. I macedoni, dal canto loro, rivendicano l’identità nazionale, difesa a spada tratta anche dalle politiche ultra-nazionaliste dell’ex-Premier e dall’attuale opposizione di governo.

Seguendo alcune delle recenti tappe storiche dell’Europa Orientale è possibile tracciare l’origine di questa contesa.

Durante l’Impero Ottomano Macedonia e Bulgaria erano considerate parte di un’unica comunità impegnata nella lotta per l’indipendenza. Terminata la seconda Guerra Balcanica nel 1913, il Regno di Bulgaria perse i territori che comprendono gran parte dell’attuale Macedonia del Nord, i quali furono annessi al Regno di Serbia con il Trattato di Bucarest. Passata sotto il controllo di diverse entità statuali nel corso del 900, la Macedonia divenne poi parte della Jugoslavia socialista.

Durante l’epoca jugoslava, la Macedonia assunse una propria identità nazionale, venendo riconosciuta come una delle sei repubbliche che formavano la federazione. La nazionalizzazione di questa popolazione fu incentivata dalle stesse autorità jugoslave al fine di neutralizzare l’influenza della confinante Bulgaria.

Ottenuta l’indipendenza nel 1991, la Macedonia ha dovuto fare i conti con una identità nazionale contestata dagli Stati vicini. La disputa sul nome avanzata dalla Grecia e risolta dopo trent’anni di scontri sommata al controverso rapporto con la Bulgaria, normalizzato con un Accordo di amicizia nel 2017 la cui implementazione ha incontrato molte difficoltà, si sono rivelati ostacoli complessi.

 

Sebbene l’entrata dello Stato macedone nell’Unione Europea fosse inizialmente sostenuta dalla stessa Bulgaria, gli scontri diplomatici delle ultime settimane impongono una riflessione finale sulla politica estera comunitaria.

 

 

 

Appassionato di cooperazione internazionale e sviluppo, ho collaborato con alcune ONG italiane in Italia e in Medio Oriente. Convinto federalista europeo, seguo da vicine le tematiche comunitarie.

Se acquisti su Amazon (frequentemente o sporadicamente), puoi aiutare Election Day accedendo al popolare sito di e-commerce cliccando sul banner riportato di seguito

. Tu pagherai lo stesso importo per l’oggetto che intendi acquistare, Election Day potrà contare su una piccola (ma importante) percentuale sulla somma spesa a titolo di commissione.