USA2020, l’Arizona è un nuovo Stato chiave?

fonte: azgovernor.gov

Nella sfida per la conquista della Casa Bianca, molti occhi sono puntati sull’Arizona e sui suoi 11 electoral votes.

Tradizionalmente una roccaforte conservatrice, l’Arizona è da anni in procinto di cambiare il suo tradizionale colore politico. Se avvenisse un cambiamento politico sarebbe una grande perdita per il Presidente, le cui prospettive di vincere le elezioni sembrano piuttosto incerte. Da parte loro, i Democratici sperano che i rapidi cambiamenti demografici degli ultimi anni e il basso entusiasmo degli elettori bianchi dei sobborghi nei confronti del Presidente diano a Joe Biden la possibilità di vincere questo Stato, concretizzando le chance di ascesa allo Studio Ovale.

Per comprendere le dinamiche di cambiamento è importante considerare la regione in cui si trova: il Sud-Ovest. In quest’area sono avvenuti alcuni dei più importanti cambiamenti nello scacchiere politico a seguito di importanti cambiamenti demografici che spingono sempre più in zona blu Stati tradizionalmente repubblicani. È stato questo il caso di New Mexico, Colorado e Nevada. Sarà così anche con l’Arizona (e, forse, il Texas in futuro)?

Il contesto storico-demografico

A un primo sguardo, potrebbe non sembrare uno Stato incerto: dal 1952, solo Bill Clinton nel 1996 è riuscito a espugnare questa roccaforte Repubblicana – e con una maggioranza risicata. Per 24 anni la rappresentanza al Senato è stata di colore rosso, e nell’ultimo decennio l’Arizona ha avuto Governatori Repubblicani. Ma già dal 2016 qualche segnale concreto di cambiamento si è visto.

Nel 2016 Trump ha vinto lo Stato con il 3,5% di vantaggio, acquisendo comunque meno del 50% (si è fermato a 48%). Con un’affluenza insolitamente alta, nel 2018 è stata eletta la prima Senatrice donna dello Stato, la Democratica Kyrsten Sinema. La sua vittoria di misura è sintomatica dei cambiamenti demografici cui i Democratici guardano con trepidazione: dal 2000 al 2019 la popolazione ispanica è aumentata dal 25% al 31%, secondo le stime del Census Bureau. Ma l’elettorato latino, prevalentemente democratico, non può bastare per una vittoria di Biden, essendo appena un quinto del corpo elettorale.

È importante a questo punto spostare l’attenzione sui sobborghi. Dalla fine del secolo scorso, l’Arizona ha raddoppiato la propria popolazione, passando da 3,6 milioni di abitanti nel 1990 ai 7,2 milioni del 2019. Quasi 3 milioni di questi nuovi abitanti si sono stabiliti nell’area metropolitana di Phoenix, la capitale di Stato. Tuttora, l’area metropolitana è una delle zone con la più alta crescita di abitanti della nazione: si stima che vi si trasferiscano ogni giorno più di 250 persone. La ragione di tale espansione è da ricercarsi nello sviluppo economico di questa zona, le cui aziende continuano ad assumere migliaia di lavoratori laureati e ben pagati.

È in questa enorme conurbazione, incentrata sulla contea di Maricopa che da sola contiene il 61% della popolazione statale, che si gioca la sorte elettorale dello Stato. Questa contea è stata tradizionalmente la base della dominazione Repubblicana, ma ora una popolazione al 40% latina e lo scontento montante dei suburban voters verso Trump (soprattutto tra le donne) può spostare lo stato a sinistra. Chi vincerà la contea, vincerà lo Stato: così è stato per il Presidente nel 2016 e per la senatrice Sinema nel 2018.

Fuori dal campo di battaglia di Phoenix, le zone di influenza dei partiti sono ben definite. La contea di Pima, capitanata da Tucson, è il serbatoio Democratico; le zone rurali sono a prevalenza Repubblicana, specialmente nella parte occidentale dello Stato. Piccole concentrazioni di democratici si trovano a Flagstaff e nelle riserve indiane nordorientali. L’aumento di competitività a livello statale è quindi ascrivibile a cambiamenti nelle attitudini dei bianchi laureati dei sobborghi nei confronti della radicalizzazione del partito Repubblicano.

Le campagne in Arizona

Complice la pandemia, le campagne si sono dovute adattare ad una nuova realtà. Biden non ha fatto comizi di persona, mentre il Presidente ha visitato l’Arizona cinque volte quest’anno. Durante l’estate, i due candidati hanno speso decine di milioni in pubblicità. Il punto su cui il Presidente si è distinto è nell’autoproclamarsi il candidato della legge e dell’ordine, nella speranza che vedere le immagini degli scontri legati alle proteste sull’eguaglianza spaventino gli elettori suburbani mantenendone abbastanza dalla sua parte.

Inoltre, la campagna di Trump si è concentrata ad allargare la propria base di voti cercando di persuadere gli ispanici: molte fonti riportano come il Presidente riscuota un relativo successo tra gli uomini sotto i 50, che più che identificarsi con il personaggio sostengono le sue politiche economiche. Se questa doppia strategia funzionerà, ce lo diranno i risultati.

Biden, dal canto suo, corre il rischio di cadere nella stessa trappola di Hillary: la sua assenza dai palchi di Wisconsin e Michigan potrebbe esserle costata le elezioni. Chiaramente quest’anno l’assenza del candidato Democratico è dettata dall’emergenza sanitaria, quindi questa è una scelta determinata da un senso di responsabilità e di cautela. Invece di ignorare lo stato, questa è anche parte della strategia di proiettare un’immagine di sé come leader responsabile ponendosi in contrasto con Trump, che ha continuato con grandi comizi. Invece, Biden e Kamala Harris si stanno tardivamente concentrando su eventi ristretti e mirati.

Un importante focus della campagna sono i Repubblicani moderati, nella speranza che abbastanza di loro siano nauseati dal Presidente al punto da convincersi a votare per i Democratici, spostando l’ago della bilancia in favore di Biden. Inoltre, in generale la campagna cerca di mostrarsi attenta alle minoranze, comprendendo che i sobborghi non sono più composti da una popolazione monolitica ma sono ormai diventati uno specchio della composizione etnico-razziale del Paese. E in uno stato come questo, con una enorme e composita popolazione suburbana, questo tipo di attenzione può rivelarsi provvidenziale. La spesa pubblicitaria della campagna di Biden è stata più alta qui che in qualsiasi altro Stato durante l’estate, superando Trump di 3 milioni di dollari.

La registrazione degli elettori

Per quanto riguarda la registrazione degli elettori, non è una sorpresa constatare come già alle rilevazioni di agosto risultassero più elettori registrati di quanti lo erano il giorno delle elezioni del 2016. L’assenza di dati oltre il 4 agosto impedisce di avere un buon quadro della situazione post-convention, ma è chiaro che l’entusiasmo è alto. Secondo i dati dell’ufficio del Segretario di Stato, nel 2016 i registrati erano quasi 3,6 milioni, nel 2018 3,7 milioni, mentre il 4 agosto 2020 erano alla soglia dei 4 milioni. Una novità degna di nota: gli elettori registrati fra i Democratici hanno superato gli Indipendenti prendendo il secondo posto. Gli elettori Democratici sono cresciuti del 18,5% rispetto al 2018, i Repubblicani del 12,1%.

In Arizona infatti la registrazione Democratica ha fatto buoni progressi, contrariamente a molti altri stati dove lo stop alla campagna di registrazione porta-a-porta da parte dei Democratici (causa Covid-19) ha condotto verso numeri molto bassi, contrariamente ai Repubblicani che hanno continuato con la strategia classica. Grazie ad una sentenza, la data di scadenza è stata spostata dal 5 al 23 ottobre.

Cosa dicono i sondaggi in Arizona?

Ormai da settimane, la posizione del Presidente è peggiorata. Il Cook Political Report classifica l’Arizona come “Lean Democrat”. L’ultimo sondaggio NYT/Siena (rilasciato il 4 ottobre) mostra Biden a quota 49%, seguito da Trump a 41%, con un netto vantaggio per lo sfidante democratico a Phoenix, mentre i due sono testa a testa nel resto della contea. L’ex Vicepresidente domina l’elettorato latino 65% a 27%, avvicinandosi al supporto ricevuto da Hillary Clinton nel 2016. Domina tra i giovani e le donne con percentuali maggiori della Clinton e arriva ad erodere il supporto per Trump tra gli uomini, gli anziani e i bianchi laureati.

Precedenti sondaggi dei migliori istituti mostrano simili situazioni, con la popolarità del Presidente seriamente compromessa nei gruppi tradizionalmente fedeli ai Repubblicani. Attualmente, le medie dei sondaggi mostrano un vantaggio tra il 2% e il 5% per Biden. Sebbene con il tempo lo scarto sia variato, è importante notare che in ogni sondaggio il candidato Democratico si mostra costantemente in vantaggio. Nel 2016 invece c’erano state più occasioni in cui i due sfidanti si sono scambiati la posizione di vantaggio, segnalando la maggior robustezza del consenso elettorale verso i Democratici a questa tornata.

I cittadini dello Stato hanno incominciato a votare anticipatamente il 7 ottobre, e la legge statale prevede il conteggio delle schede pervenute anche prima dell’election day. Questo significa che, a differenza di altri Stati, potremo probabilmente sapere il risultato definitivo direttamente durante la notte elettorale.

Media storica pesata dei sondaggi. Fonte: Fivethirtyeight

Nato a Trento nel 1999, ma padovano da sempre. Studio Scienze Politiche all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Appassionato di politica (USA), studi urbani, e storia, mi affaccio all'informazione con Election Day.

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