Il Regno Unito verso un bilancio da record per l’esercito di Sua Maestà

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L’esercito del Regno Unito sembra destinato a ricevere un significativo aumento del budget, se il progetto del Primo Ministro Johnson andrà in porto.

Il progetto di Johnson

Parlando in videoconferenza alla Camera dei Comuni, ha infatti presentato un piano di spesa che contiene un aumento di ben 16,5 miliardi di Sterline (circa 18,4 miliardi di Euro) per i prossimi quattro anni rispetto agli attuali piani. Questa somma andrebbe ad aggiungersi all’attuale bilancio di 41,5 miliardi di sterline (46,2 miliardi di euro), con un aumento reale del 10/15%, molto maggiore rispetto a ciò che si aspettavano gli analisti. Si tratta del maggiore investimento nell’apparato militare in più di trent’anni – dai primi anni del premierato di Margaret Thatcher. La domanda che molti si fanno è: perché ora, quando il Paese si trova in una situazione finanziaria sempre più incerta a causa della pandemia?

Il nuovo ruolo del Regno Unito nel mondo

La risposta sembra sia ascrivibile a una strategia di riposizionamento globale del Paese all’indomani della sua imminente uscita dall’UE. Sebbene non sia stata esplicitamente menzionata dal Primo Ministro al momento dell’annuncio, è evidente che il Regno Unito sia in una fase di estrema incertezza anche sul piano internazionale. Di nuovo, come dopo la seconda guerra mondiale, il regno di Sua Maestà deve ridisegnarsi un ruolo nel mondo per non rischiare di cadere nell’oblio dell’irrilevanza. Questo massiccio investimento nelle forze armate sembra svolgere esattamente tale compito.

Il Regno Unito nella NATO

Dopo anni in cui Trump tuonava contro gli alleati europei per la loro reticenza ad investire nelle forze armate, all’alba di una nuova presidenza sembra evidente che questa mossa serva a ingraziarsi gli americani. E da Washington sono arrivate le prime reazioni positive. Infatti, grazie a questo massiccio investimento, il Regno Unito diverrebbe il Paese europeo con la spesa militare più elevata.

I dettagli della proposta

In particolare, il Primo Ministro ha annunciato i seguenti obiettivi:

  • ristabilire la Gran Bretagna come la principale potenza navale europea, mediante un aumento nella costruzione di navi militari, mossa volta ad aumentare l’occupazione in questo settore e a difendere i corridoi navali che riforniscono la nazione insulare;
  • la creazione di 40.000 nuovi posti di lavoro in quattro anni, spalmati in tutto il Paese;
  • la creazione di una National Cyber Force, pianificata da molti anni ma sempre rimandata. Questa nuova branca servirà a costruire un moderno sistema di attacco e difesa cibernetici, in particolare nei confronti di gruppi terroristici, criminali e Stati nemici;
  • la creazione dello Space Commanduna sorta di RAF dello spazio che secondo i piani potrebbe essere pronta a lanciare i primi satelliti già nel 2022;
  • l’inaugurazione di un nuova agenzia sull’intelligenza artificiale, per mantenere meglio l’apparato militare al passo dello sviluppo tech;
  • il reindirizzamento di risorse verso un maggiore impiego di droni e un aggiornamento del programma di difesa nucleare Trident, a scapito dei tradizionali (e sottoutilizzati) carri armati, che saranno ridotti di numero. Nel campo degli equipaggiamenti, infatti, il ministero della difesa deve coprire un buco da 13 miliardi di sterline.

Le reazioni

Regno Unito

Nel grafico un andamento del budget nel corso del lo scorso decennio e la previsione futura.

Dall’opposizione, il leader laburista Keir Starmer ha celebrato l’annuncio. Allo stesso tempo ha accusato Johnson di fare propaganda senza avere un piano preciso, particolarmente riguardo all’incertezza circa le fonti di finanziamento. La posizione del partito laburista, tuttavia, è in generale positiva, ponendo l’accento sulla fine di tempi in cui l’apparato militare è stato ignorato, “an era of retreat”.

Il clima all’interno del Governo

Spostandoci da Westminster a Downing Street, pare che per giungere a quest’annuncio la battaglia sia stata fitta. Già da settimane, infatti, all’interno dell’amministrazione si era acceso il dibattito circa chi avrebbe dovuto beneficiare di maggiori investimenti. Questo dopo l’annuncio del Cancelliere dello Scacchiere (il ministro responsabile del Tesoro) che a causa della pandemia non ci sarebbe stata nessuna spending review. La mossa di concedere una vittoria al ministro della Difesa Ben Wallace è stata vista come un modo per riprendere il controllo del gabinetto.  Questo dovrebbe porre fine a una crisi interna  che aveva portato al licenziamento di Dominic Cummings, consigliere-chiave del Primo Ministro.

L’ammontare dell’impegno dell’esecutivo è stato una sorpresa per gli stessi sostenitori di un aumento dell’investimento in campo militare, per i quali la vittoria è stata tanto benvenuta quanto inaspettata. Secondo Malcolm Chalmers, vice del Royal United Services Institute – il più antico think tank di materia militare al mondo -, ha dichiarato che l’aumento di spesa è molto maggiore rispetto a ciò che la stragrande maggioranza degli analisti prospettavano. Il focus della spesa, inoltre, sarà in linea con la strategia a lungo termine dell’esercito: focalizzata più sullo sviluppo tecnologico che su fattori ‘classici’ come il numero del personale – esattamente la strategia che lo stesso RUSI suggerisce da anni.

Le polemiche

Non sono mancate polemiche e incertezze. Infatti, oltre ai dubbi sollevati dal capo del partito laburista, questo intervento finanziario in campo militare ha fatto sollevare più di un sopracciglio.

Molti osservatori hanno sottolineato che, se il Governo ha i mezzi per operare questi massicci investimenti, dovrebbe usarli per mitigare gli effetti negativi della pandemia. Tra le misure più richieste, il finanziamento dei programmi di cassa integrazione e dei pasti gratuiti per bambini.

Membri dello stesso partito conservatore, inoltre, hanno protestato per la paventata riduzione delle spese in aiuti per l’estero per poter finanziare l’investimento militare.

In conclusione

Questa mossa pare essere la testimonianza di un impegno concreto da parte del Governo, ma restano ancora molte incertezze intorno ai piani concreti. In particolare, si sottolinea come questo annuncio non sia stato accompagnato da una chiara visione di politica estera. Probabilmente per maggiori dettagli bisognerà attendere il nuovo anno. Nel frattempo ci si può orientare.

Nato a Trento nel 1999, ma padovano da sempre. Studio Scienze Politiche all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Appassionato di politica (USA), studi urbani, e storia, mi affaccio all'informazione con Election Day.

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