Elezioni Paesi Bassi: vince Rutte, ma cambiano gli equilibri della coalizione

Rutte vince le elezioni nei Paesi Bassi

Mark Rutte vince le elezioni nei Paesi Bassi e sarà nuovamente Primo Ministro, ma la sua maggioranza sarà più progressista e meno “frugale”. Questo è l’esito delle elezioni conclusesi lo scorso 17 marzo che, nonostante la pandemia, hanno visto un’affluenza dell’82.6%, la più alta dal 1986. Record di partiti rappresentati in Parlamento: in 17 hanno superato la soglia di sbarramento fissata al 0,67%.

Il successo dei liberal-progressisti

Il risultato di D66 (secondo posto dietro il VVD di Rutte con il 14.9% dei voti e 23 seggi), previsto solo in parte dai sondaggi, è la vera notizia di queste elezioni. Il partito è risultato il più votato tra i giovani e nelle principali città: Amsterdam, Rotterdam e L’Aia. La sua leader è Sigrid Kaag, 60enne con una lunga esperienza nelle agenzie ONU, per le quali è stata anni in Siria per la trattativa con Assad sulle armi chimiche. Sposata con un ex ambasciatore palestinese un tempo vicino ad Arafat, Kaag è molto attenta alle tematiche della discriminazione razziale e all’ambientalismo, fattori che le hanno permesso di portare via voti alla sinistra, che invece ha raccolto un risultato molto negativo.

L’ideologia di D66 si può definire come liberal-progressista ed è difficilmente riscontrabile in Italia, mentre ha una tradizione radicata nei Paesi Bassi. In economia è piuttosto liberista, riconosce i successi del capitalismo anche se si impegna a smussarne gli eccessi. Molto progressista invece per quanto riguarda i temi etici e l’integrazione, è poi un partito profondamente europeista e ambientalista.

Il futuro del governo

Nonostante un risultato leggermente inferiore alle attese (21.9% dei voti e 35 seggi), i liberali del VVD sono stabilmente il primo partito olandese e riescono anche a migliorare il risultato del 2017, impresa molto rara per un partito di governo. Ci sono dunque pochi dubbi che il prossimo Primo Ministro sarà ancora il loro leader Mark Rutte, che si appresta così al suo quarto mandato. Gli elettori olandesi hanno premiato la stabilità in un periodo di difficoltà e in molti sono ormai affezionati allo stile frugale del loro Primo Ministro.

Deludente invece il risultato dell’altro partito di governo, il centrodestra di Appello Cristiano Democratico (CDA). La compagine ha ottenuto il 9.6%, scivolando così al quarto posto. Questo potrebbe avere importanti conseguenze anche per l’Italia. Il leader di CDA è infatti Wopke Hoekstra, attuale Ministro delle Finanze noto per le posizioni particolarmente rigoriste verso i Paesi del Sud Europa. Per una prassi della politica olandese, il secondo partito della coalizione di governo esprime il Ministro delle Finanze, che nel nuovo esecutivo dovrebbe così andare a D66. Il partito liberal-progressista è più morbido verso i partner europei, anche se è a sua volta molto attento ad evitare eccessi di spesa pubblica.

VVD, D66 e CDA dovrebbero essere parte del nuovo esecutivo Rutte. Tuttavia, mancano ancora una manciata di voti per arrivare alla maggioranza di 76 seggi in Parlamento. Attualmente il quarto partito sono i cristiano-sociali di CU, che però sono in cattivi rapporti con D66. Possibile a questo punto l’ingresso in maggioranza del partito europeista transnazionale di Volt (che ha ottenuto 3 seggi) o dei verdi, usciti però fortemente ridimensionati dalle urne.

Le opposizioni

L’opposizione di sinistra esce male dal voto, con molti consensi passati a D66. I laburisti eguagliano il pessimo risultato del 2017 (5.7% e 9 seggi), mentre verdi e socialisti perdono quasi la metà dei voti ottenuti quattro anni fa (oggi rispettivamente al 5 e al 6%, nel 2017 erano entrambi oltre il 9%). L’unico partito progressista a crescere è il Partito per gli Animali, che raccoglie il 3.8%. Entrano in Parlamento anche gli antirazzisti di Denk e di BIJ21, entrambi gruppi fondati da immigrati.

Per quanto riguarda l’opposizione di destra, il risultato del partito populista anti-islam PVV guidato da Geert Wilders è stato inferiore alle aspettative. Stimato come secondo partito, è stato invece superato da D66 e si ferma al 10.9% e 17 seggi. Salvo sorprese, sarà comunque il principale partito di opposizione. I suoi voti sono però rimasti a destra: il Forum per la Democrazia (FvD) di Thierry Baudet raggiunge il 5%, mentre entra in Parlamento anche JA21, partito fondato da ex membri del FvD dopo gli scandali su anti-semitismo e razzismo e una posizione ai limiti del negazionismo sul Covid da parte del partito di Baudet. Il risultato complessivo della destra è dunque piuttosto positivo, ma si presenta divisa ed è esclusa da ogni trattativa per la formazione del prossimo esecutivo.

Nato a Milano nel 1996. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali all'Università di Pavia e in International Relations and European Politics presso la University of Bath. Praticante giornalista alla scuola Walter Tobagi. Appassionato di politica europea, di calcio e di tennis, ambiti in cui mi piace applicare la mia malsana passione per le statistiche.

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